salme nelle chiesine

Salme nelle chiesine? E così non sia!

Si annunciano tempi duri per i sostenitori dell’esposizione dei defunti a cassa aperta in luoghi non idonei come le chiesette e le sacrestie. Riportiamo due notizie recenti che testimoniano comportamenti risoluti e fermi verso una forma di “pietà” mal riposta e superficiale, quale è l’usanza, che si pretende giustificata dalla “tradizione”, di servizi di locali non progettati né predisposti per l’osservazione salme, vista la palese assenza di requisiti igienico-sanitari.

La prima notizia arriva dalla Campania. Un decreto firmato dall’Arcivescovo di Salerno lo scorso dicembre vieta ai sacerdoti della sua Diocesi di ospitare in chiese e luoghi di culto lo stazionamento dei defunti per veglie funebri e/o periodi prolungati. Del resto, non è una novità che gli edifici sacri non possano garantire i requisiti igienico-sanitari previsti per case funerarie. Molto istruttiva la considerazione dell’Arcivescovo che ha invitato a vedere nella Chiesa una presenza spirituale accanto ai fedeli nel lutto, ma per quanto riguarda gli spazi, i locali restano destinati unicamente alle esequie, non ad altre funzioni.

La seconda notizia arriva invece da San Giovanni Valdarno. Con ordinanza datata 16 febbraio 2026 il Sindaco ha ordinato la chiusura delle camere mortuarie presso la Confraternita di Misericordia di San Giovanni Valdarno – Via Alberti n. 9 – per gravi carenze igienico-sanitarie ai sensi del D.P.R. 285/1990. Tale ordinanza viene promulgata a seguito di ispezione del Dipartimento di Prevenzione Unità funzionale Igiene Pubblica e Nutrizione Zona Valdarno che individua irregolarità e carenze documentali, strutturali, organizzative e impiantistiche con riferimento ai locali della sacrestia e di parte della chiesa di Santa Lucia (e servizio igienico annesso) destinati a camere mortuarie. Il divieto assoluto di utilizzo dei locali si estende fino a completo adeguamento e rimozione di tutte le non conformità.

Si tratta di segnali importanti orientati a mettere ordine in una materia complessa spesso trattata con leggerezza e indifferenza verso le prescrizioni di legge nazionali e regionali. Auspichiamo che sulla scia di queste prese di posizione delle rispettive autorità, molte altre ne seguano l’esempio, togliendo vento alle bandiere della piccola politica che qua e là sventolano per mero interesse elettorale. La semplice verità è che ognuno deve fare il proprio mestiere e con il pregiudizio per la salute pubblica occorre la massima circospezione.

 

immagine originale di  Ion Dumitras

Federcofit sarà presente a Tanexpo 2026

TANEXPO 2026: ci vediamo a Bologna?

Dal 7 al 9 maggio 2026, il quartiere fieristico di BolognaFiere ospiterà una nuova edizione di TANEXPO, la più importante fiera internazionale dedicata al settore funerario e cimiteriale. L’evento, riconosciuto come punto di riferimento globale per imprese funebri e operatori del comparto, nel 2024 ha riunito oltre 225 espositori e professionisti provenienti da più di 65 Paesi, su una superficie espositiva di oltre 23.000 metri quadrati.

L’edizione 2026 si presenta come una tre-giorni ricca di stimoli e contenuti, sostenuta da una nuova identità visiva che punta a valorizzare passione, professionalità e successo, considerati essenziali per affrontare le sfide attuali del mercato funerario. Accanto ai grandi numeri, TANEXPO proporrà più di 40 seminari e momenti formativi condotti da esperti italiani e internazionali, offrendo agli operatori un aggiornamento costante sulle tendenze emergenti del settore.

Innovazione e digitalizzazione al centro: torna TANEXPO TECH

Tra le aree più attese torna TANEXPO TECH, lo spazio dedicato alla tecnologia applicata ai servizi funerari. Qui gli imprenditori potranno scoprire software gestionali per le imprese funebri, piattaforme digitali per la commemorazione online, soluzioni per la trasmissione in streaming delle cerimonie e sistemi avanzati di gestione per crematori e cimiteri. Un’offerta pensata per sostenere la trasformazione digitale del comparto e per valorizzare nuove modalità di erogazione dei servizi, sempre più richieste dalle famiglie contemporanee.

TANEXPO Awards: eccellenza e qualità in primo piano

Anche nel 2026 tornano i TANEXPO Awards, i premi dedicati alle aziende che si distinguono per innovazione, design, sostenibilità, comunicazione e qualità espositiva. Un riconoscimento prestigioso che mette in luce le migliori esperienze del comparto e offre alle imprese un’importante opportunità di visibilità e valorizzazione.

Come sempre, Federcofit ci sarà!

Come in ogni edizione, anche nel 2026 la Federazione del Comparto Funerario Italiano – Federcofit sarà presente con un proprio stand ufficiale. Federcofit, da sempre impegnata nella rappresentanza e nella crescita professionale delle imprese funebri, utilizzerà questo spazio come luogo d’incontro e di confronto, aperto sia agli associati sia a tutti gli operatori del settore. La Federazione conferma così il suo ruolo centrale nel raccogliere esigenze e punti di vista delle imprese, nel fornire supporto e orientamento sulle normative e sugli scenari di mercato, nel favorire relazioni professionali qualificate e nel contribuire allo sviluppo dell’intero comparto funerario.

Uno stand che durante l’evento diventerà un vero hub di dialogo, aggiornamento e collaborazione, in linea con la missione di Federcofit e con lo spirito di TANEXPO.

Ti invitiamo!

In un contesto che si preannuncia tra i più ricchi e dinamici degli ultimi anni, Federcofit invita tutti gli imprenditori delle onoranze funebri a visitare il proprio stand. Sarà un’occasione preziosa per incontrare di persona la squadra della Federazione, condividere esperienze, idee e progetti, rafforzare relazioni professionali e sinergie, e contribuire insieme allo sviluppo del comparto funerario italiano.

Se passi per Bologna, vieni a trovarci!


Caronte Federcofit Giovanni Caciolli

Noterelle sulla Funeraria italiana e le scatole cinesi “pubbliche”

Dalle informazioni, sicuramente preziose e puntuali, fornite da “euroact”, l’agenzia di informazione sui temi della funeraria italiana più ricca a livello nazionale, si ricavano in quest’ultimo periodo due informazioni di un certo rilievo nel panorama dei soggetti, attori pubblici, del settore: la fine “ingloriosa” di AMSEF S.r.l. di Ferrara e la recente Deliberazione della Corte dei Conti, Sezione di controllo dell’Emilia-Romagna, su ADE S.p.A. di Parma.

La tentazione di riconoscere in queste informazioni una sorta di segnale di fine di un periodo è sicuramente forte. Certamente, e senza dipingere questi eventi come espressione di novità storiche, essi rappresentano importanti novità con significati evidenti.

La decisione del Comune di Ferrara di liquidare AMSEF S.r.l., con la sua vendita in qualità di ramo d’azienda, segna la messa in discussione del ruolo assegnato a questa società e, conseguentemente, a tutti gli interventi delle “aziende pubbliche” nel settore, di intervento “sociale”, interpretando l’intervento dell’ente non solo come fornitura tecnica, ma come “azione moralizzatrice” volta a calmierare i prezzi in un mercato intrinsecamente asimmetrico.

AMSEF «ha rappresentato per cinquant’anni un’eccellenza pionieristica nel settore dei servizi pubblici locali», ci dice l’articolo di “euroact”.

Senza entrare nel merito del dettaglio amministrativo e delle motivazioni formali sia della Corte dei Conti, sia della maggioranza politica ferrarese che ha portato alla liquidazione di questa esperienza, conviene sottolineare la fallacità della mission che si è voluta assegnare a questa realtà e a tutte le realtà similari, nonché la sottolineatura della “diversità” di queste realtà rispetto alle concorrenti realtà operative “private”, disegnate troppo spesso come gli avvoltoi pronti a ghermire la preda dei poveri dolenti.

Al di là dei meriti imprenditoriali e dell’apprezzamento sull’operato, dopo Mantova anche Ferrara, antesignana dell’esperienza pubblica nel settore funebre, getta la spugna per le medesime ragioni di qualsiasi altra società privata: erosione della marginalità operativa e incapacità di trasformazioni e razionalizzazioni interne capaci di recuperare i margini operativi necessari, a dimostrazione che l’operatore pubblico che “detta il giusto prezzo” con una funzione calmieratrice contro un possibile oligopolio di operatori privati rappresenta una sorta, si potrebbe dire, di sovrastruttura illusoria e del tutto inefficace, come dimostra la caduta del numero di servizi funebri dichiarata negli ultimi anni da AMSEF.

Il mercato funebre, che pure ha tanti limiti e difetti, necessita di ben altri strumenti e regole.

Anche il pronunciamento della Corte dei conti cui abbiamo fatto riferimento rappresenta un altro ulteriore tassello verso una sorta di riconduzione alla normalità in questo mercato funerario, censurando le troppo frequenti elusioni dei soggetti pubblici dal rispetto delle indicazioni degli organi dello Stato.

La Corte dei conti su ADE S.p.A. di Parma e la controllata ADE Servizi S.r.l., entrambe proprietà del Comune, fa emergere un assetto societario legalmente non conforme.

Per la Corte dei conti è severamente vietata qualsiasi forma di “controllo” effettivo e totale.

L’attuale assetto, con una controllante che detiene il 100% della controllata, configura inequivocabilmente un “controllo” effettivo e totale, rendendo l’intervento del Comune per eliminare tale controllo necessario e urgente. Di fatto, tale controllo (proprietà del 100% della controllata) determina il costituirsi di una posizione dominante sul mercato funerario.

Allora vengono alla memoria i reiterati rilievi che Federcofit ha sempre evidenziato quando le “società pubbliche” operanti nel settore, in modo comprensivo del funebre e del cimiteriale, pretendevano di rispettare le norme “figliando” nuove società, come la succitata ADE, totalmente controllate: si rispettava formalmente la “separazione societaria” ma non si superava il vincolo posto dall’AGCM, e fatto proprio dalle leggi regionali, di evitare il costituirsi di posizioni dominanti su questo mercato.

Certo, le disposizioni e le posizioni dell’AGCM possono essere criticate, come si registra nell’articolo in questione e possiamo chiederci se sia proprio vero quello che viene asserito sia dai TAR che dall’AGCM? Ovvero: questa non conformità formale produce un reale danno alla concorrenza (ovviamente nel settore funebre e, si aggiunge, marmoreo funerario, essendo quello cimiteriale istituzionale in monopolio)?.

In ogni caso, a queste disposizioni e orientamenti bisogna adeguarsi.

La Deliberazione della Corte dei conti, al di là delle decisioni che dovrà assumere il Comune di Parma, segna un importante passo avanti nella parificazione dei comportamenti dei soggetti impegnati operativamente nella funeraria italiana, pubblici o privati che siano.

Si tratta, crediamo, di un passo molto importante in un contesto di grandi trasformazioni della funeraria italiana, che vede nuove presenze imprenditoriali nazionali e internazionali di grande rilevanza e dimensione.


autofunebre razzo missile

È un aereo? È Superman? No, è un autofunebre

Un’autofunebre che credeva di essere un razzo ha sfrecciato a 146 km/h sull’A89, l’autostrada francese che collega Lione a Clermont-Ferrand (e che, per la cronaca, non è una pista di lancio). Fermato dalla polizia, il conducente ha scoperto che anche i defunti hanno un limite di velocità.

Sembrerebbe l’inizio di una barzelletta: “Un carro funebre entra in autostrada…”. Invece è cronaca. Il mezzo, nero lucido e solenne come da copione, ha pensato bene di interpretare il ruolo di missile terra-terra sull’A89 – la tranquilla arteria che unisce la gastronomia di Lione ai vulcani spenti dell’Alvernia. Risultato? Multa salata e un verbale che probabilmente recita: “Eccesso di entusiasmo funebre”.

I gendarmi, abituati a inseguire auto sportive, si sono trovati davanti un paradosso su quattro ruote: un veicolo che di solito viaggia a passo d’uomo, ma che stavolta voleva raggiungere l’aldilà in orario. Il conducente ha provato a giustificarsi: “Urgenza familiare”. La polizia, impassibile: “Anche i parenti defunti preferiscono arrivare interi”.

Morale? Sulla A89, dove il limite è 130 km/h, pure l’ultimo viaggio ha il tachigrafo. E se il carro funebre sogna di volare, meglio ricordargli che le ali le hanno solo gli angeli – e quelli, di solito, non guidano.

 

Estratto da autoblog.it


Federcofit a Rai Parlamento

Federcofit a Rai Parlamento – Settore funerario: nuove norme per migliori servizi

Nella puntata di Spazio Libero andata in onda su Rai Parlamento il 31 ottobre 2025, Federcofit – Federazione del comparto funerario italiano – ha portato all’attenzione del pubblico le trasformazioni e le criticità del settore funerario.

Il Presidente Nazionale Davide Veronese ha illustrato come il comparto sia profondamente cambiato negli ultimi decenni, con l’introduzione della cremazione e delle case funerarie, strutture pensate per offrire un ambiente più dignitoso e accogliente ai dolenti. Veronese ha sottolineato il ruolo centrale di Federcofit nella professionalizzazione del settore, attraverso la formazione degli operatori e la tutela delle famiglie colpite dal lutto, che rappresentano l’anello più fragile della filiera. Durante l'incontro è stata inoltre evidenziata la frammentazione normativa tra le regioni italiane e la vetustà della legge nazionale del 1990, auspicando un intervento legislativo che garantisca regole certe e servizi decorosi. Alla trasmissione hanno partecipato anche Marco Aquilini, Vicepresidente Federcofit, e Massimo Acciarini, membro del direttivo Federcofit Umbria, che hanno ribadito l’importanza della formazione e della coerenza normativa per garantire un servizio pubblico di qualità.

Guarda il video su RaiPlay facendo clic su questa immagine:

Federcofit a Rai Parlamento


DDL SEMPLIFICAZIONI E FUNERARIA - CARONTE

DDL semplificazioni: per la funeraria le complicazioni

CREMAZIONE: NUOVE DISPOSIZIONI NORMATIVE IN DIRITTURA DI ARRIVO?

Il DDL S. 1184 finalizzato ad accelerare processi di semplificazione procedurale in molte discipline, compresa la funeraria, è stato approvato al Senato ed ora è all’attenzione della Camera dei Deputati con l’identificativo C. 2655 all’esame della Commissione Affari Costituzionali per, poi, passare all’approvazione dell’Aula, e, se non viene modificato, diventerà norma obbligatoria a tutti gli effetti.

Il provvedimento, come dice il titolo stesso, “MISURE DI SEMPLIFICAZIONE A FAVORE DEI CITTADINI, si occupa anche della funeraria con particolare attenzione ai temi della cremazione. Dovrebbe sia semplificare le procedure, sia favorire i cittadini che scelgono, in misura sempre crescente, la cremazione (ormai siamo a circa il 40% dei defunti), sia perseguire una maggiore uguaglianza operativa, economica e tariffaria su tutto il paese.

Obiettivi importanti, almeno nelle intenzioni, sicuramente disattesi dai provvedimenti in questione.

Gli articoli che ineriscono la funeraria sono gli artt. 36, 37 e 38; quello di maggiore interesse per le famiglie è l’art. 36.

Cosa si prevede di nuovo in questo articolo a seguito degli emendamenti proposti da componente Forza Italia?

La prima cosa, quindi la più importante, il divieto di fare sconti sulle tariffe definite nazionalmente per la cremazione, quindi divieto ad ogni concorrenza imprenditoriale possibile. Cosa buona? Mica tanto considerando che non si è affrontata la prima causa di differenziazione nel trattamento tariffario verso le famiglie, l’assoggettamento, cioè, di questo servizio all’IVA solo per le cremazioni gestite da soggetti diversi dai Comuni che, invece, nella gestione diretta degli impianti di cremazione sono esentati dal pagamento di tale imposta: si tratta di circa 150,00 non di pochi spiccioli.

Considerando, poi, che la maggioranza dei crematori, oggi, viene realizzata ricorrendo alla finanza di progetto, il Comune, per dirla in soldoni, non tira fuori una lira, od un Euro, lasciando al privato, con proprio capitale di rischio, la costruzione e gestione dell’impianto, si deve constatare la negazione di ogni libertà imprenditoriale nel realizzare una gestione sana e rispettosa degli oneri previsti dall’appalto in questione (corresponsione al Comune di oneri specifici): sembra di essere in un paese non solo “bulgaro” ma anche particolarmente interessato a tutelare gli utili di quella oligarchia di imprenditori, particolarmente ristretta, che gestisce i crematori nel nostro paese, e non a tutelare l’interesse delle famiglie che optano per la cremazione.

Non solo, non si è neppure affrontato l’altro grave problema della cremazione in Italia: la carenza di impianti.

In Italia sono presenti una novantina di impianti, con oltre dieci di questi malfunzionanti, a differenza di altri paesi europei (in Francia sono oltre 200), con la conseguenza che numerose famiglie per accedere alla cremazione debbono affrontare percorsi di decine o centinaia di km. Le conseguenze sono che non solo si debbono affrontare costi ovvii per lo spostamento dei defunti ma si dovranno accettare dilazioni della data di cremazione che possono variare dai 3 giorni alla settimana od anche periodi più lunghi per poter cremare un proprio caro con le note conseguenze sulla corretta elaborazione del lutto. Ad aggravare questa situazione dobbiamo assistere, con frequenza, all’imposizione da parte di molti comuni detentori di un impianto crematorio di tariffe maggiorate per i residenti in comuni diversi: gli sconti no, gli aumenti sì penalizzando molti comuni ed i loro residenti quasi che la realizzazione di un impianto derivasse da una libera scelta di un comune e non da uno specifico piano definito, per legge, dalla Regione.

La seconda cosa prevista dall’articolo è un altro divieto: quello dei “trasporti multipli”: si tratta di un servizio diffusosi da qualche tempo a causa della carenza di impianti. La norma approvata dal Senato limita il numero di corpi da trasferire in contemporanea a n.4 cadaveri, salvo calamità o fermo impianto. Ovviamente, e per confermare l’attenzione censoria verso la categoria funebre, il trasporto di tali cadaveri da parte delle attività funebri autorizzate dovrà essere eseguito “nel rispetto del defunto e delle normative igienico-sanitarie, con tariffe non elusive di quanto disposto precedentemente. Teniamo a mente questa formulazione perché interesserà un articolo successivo, quello sulle sanzioni.

Le norme proposte proseguono, poi, confermando positivamente modalità digitali per le procedure finalizzate alla cremazione per giungere ad altre perle di ingiustificati aumenti di costi per le famiglie.

I resti mortali derivanti da esumazioni o estumulazioni, in caso di assenza di volontà degli aventi titolo, potranno essere, su scelta del comune, o reinumati o cremati, ovviamente “gli oneri derivanti dalla reinumazione o dalla cremazione restano a carico dei soggetti” avente titolo. Ma non è il cimitero che, dopo avere pagato, anche anticipatamente, tutte le operazioni da parte delle famiglie, deve garantire la mineralizzazione dei corpi defunti ivi deposti? Non basta più… si deve pagare ancora.

Arriviamo, infine, all’apoteosi della perversione: le disposizioni sulle sanzioni.

Le sole sanzioni previste dalla norma riguardano esclusivamente, cosa curiosa ma vera, le attività funebri che si rendessero colpevoli di “trasporti… elusivi delle tariffe e di quanto disposto…”. Quindi se qualcuno pratica uno sconto vietato dalle norme, secondo le disposizioni non paga chi lo pratica, ma chi lo riceve; e la paga cara questa sua accettazione, anche se passiva: si applica la sanzione della sospensione degli effetti autorizzatori della SCIA per l’esercizio dell’attività funebre da tre a sei mesi. In caso di recidiva entro dodici mesi, è disposta la revoca degli affetti autorizzatori della SCIA

E il peccatore? Quello, cioè che ha fatto lo sconto? A lui provvederà il “responsabile” comunale del procedimento di affidamento perché alla legge questo non sembra interessare in alcun modo.

EVVIVA LO STATO DI DIRITTO!

Caronte


Caronte Federcofit Giovanni Caciolli

Funeraria: le elezioni si avvicinano e la ricerca di voti stimola la fantasia, ai danni della legge e della salute

Abbiamo letto con qualche meraviglia e con una certa dose di sconcerto la sollecitazione, tramite un Ordine del Giorno, dell’On. Rebecca Frassini della Lega, subito appoggiata dal collega di partito, Consigliere Regionale Lombardo, Roberto Anelli, per una modifica delle norme atta a permettere l’utilizzo di “chiese e sale parrocchiali” per esporre i defunti anche nel periodo di osservazione, superando non tanto e non solo le norme della Regione Lombardia in proposito ma anche, e soprattutto, un noto DPR del 1997 che regolamenta le funzioni, comprese quelle funerarie, delle strutture sanitarie pubbliche e private e delle strutture dedicate.

Del tema si sta discutendo da varie settimane in alcune aree della Lombardia con analoghe sollecitazioni da parte di sindaci e componenti politiche.

Ora, al di là della comprensione di particolari attenzioni nell’approssimarsi del periodo elettorale, sono d’obbligo alcune riflessioni da risottolineare.

Le disposizioni relative alla “osservazione obbligatoria dei defunti” sono di natura squisitamente sanitaria, a tutela della salute pubblica; invocarne la “deroga”, come sembra fare l’On. Frassini, e nel territorio lombardo tragicamente interessato dalla recente pandemia, è un evidente controsenso, quasi che nelle “Comunità Montane” vi debba essere una tutela della salute pubblica diversa da quella di tutte le aree del Paese: i cittadini delle Comunità Montane non sono certamente cittadini di “serie B” che non meritano le protezioni prescritte dal DPR in oggetto.

Le consuetudini cui si fa riferimento, “le tradizioni locali”, lo si deve affermare con la massima tranquillità, non fanno alcun riferimento a norme più o meno vecchie, ma derivano da abusi derivanti dall’arte italica di “arrangiarsi” e dalla pressoché totale assenza di controlli da parte dei comuni interessati, cui è demandata, per disposizione di legge, tale funzione.

Sicuramente l’attenzione presente alla cura dei defunti, al di là delle evidenti, ma legittime, motivazioni dettate da istanze concorrenziali, deve essere salutata come positiva ripresa del tradizionale “culto dei morti”, segno di evoluta civiltà, e le norme passate e presenti vi dedicano la dovuta attenzione, ma sono i “Locali di osservazione” e gli “Obitori” le risposte definite dalle leggi, passate e presenti, nazionali e regionali, per garantire le condizioni per la dignitosa attenzione e cura dei defunti: si tratta di strutture comunali obbligatorie adeguatamente curate per questa funzione che è precedente ad ogni rito, religioso di qualsivoglia fede o laico, di commiato dal defunto. Certo si tratta di strutture “costose”, soprattutto se adeguate alle domande degli utenti, ma la tutela della salute pubblica è materia sicuramente costosa che non si può liquidare con tre taralli, come ben sanno i nostri governanti, sia nazionali che regionali.

Questo ci sembra il terreno corretto per ogni costruttivo confronto teso a garantire anche nelle aree più difficili la reclamata cura dei defunti.

Su questo terreno anche tutte le componenti serie del settore potranno impegnarsi nell’aiutare soluzioni dignitose e rispettose delle domande delle famiglie colpite da un lutto.

 

Caronte


Caronte Federcofit Giovanni Caciolli

Sottoscritto il rinnovo del CCNL di settore: il futuro del funebre è la crescente dequalificazione professionale?

Il 20 maggio u. s. è stato sottoscritto il rinnovo del contratto di lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti l’attività funebre scaduto in data 31 dicembre 2024 tra FENIOF/Confcommercio e i tre sindacati dei lavoratori CGIL, CISL e UIL TRASPORTI.

Il nuovo contratto, con durata quadriennale, scadrà il prossimo 31 dicembre 2028.

Si tratta di un fatto sicuramente molto rilevante perché, anche se non universalmente riconosciuto a causa dell’esistenza di altri contratti collettivi nazionali per il nostro settore, dovrebbe guidare le relazioni più diffuse, all’interno della funeraria italiana, tra datori di lavoro e dipendenti.

Non essendo stati coinvolti minimamente, né da FENIOF né dalle sigle sindacali firmatarie, al di là di verbalmente proclamate “volontà unitarie”, registriamo e recepiamo gli elementi proclamati come più rilevanti.

  • RELAZIONI SINDACALI: confermati i due livelli di contrattazione, nazionale (firma del contratto) e territoriale (sulla carta ma fino ad oggi raro e fantomatico)
  • PARITÀ UOMO-DONNA NEL LAVORO… e ci mancherebbe!
  • CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO da 12 a 36 mesi con specifiche motivazioni e causali.
  • AUMENTI SALARIALI che scaglionati nell’arco dei 4 anni comporteranno aumenti che vanno da € 308 a € 177.
  • INQUADRAMENTO DEL PERSONALE con introduzione dei “paria” del settore funebre: su richiesta padronale, leggi di FENIOF, è stato inserito un nuovo profilo professionale, i “movimentatori manuali del feretro sigillato per i quali non è prevista una particolare preparazione e formazione specifica” che, ci chiarisce FENIOF, “permetterà alle imprese di fare ricorso a lavoratori per i quali non è prevista appunto un’apposita formazione specifica”. I nuovi “necrofori”, quelli, cioè che “portano i morti” saranno i nuovi “paria” del settore: personale addetto senza formazione di sorta e, perciò stesso, senza possibilità di fuoriuscita dalla condizione di “paria”. Ogni tanto impariamo qualcosa anche dall’India.

Eravamo, e rimaniamo convinti che l’evoluzione del settore, con gli investimenti realizzati e con la crescita professionale generalizzata nel corso degli ultimi 20 anni, anche per merito delle leggi regionali varate in questi decenni, avesse collocato la “formazione” degli addetti, di tutti gli addetti, ed articolata sulle funzioni, in una posizione indiscutibile nella complessiva esigenza di rinnovamento e crescita del settore.  Scopriamo, invece, che proprio da chi dovrebbe guidare questo trend alla crescita, i rappresentanti della categoria, non si guarda più in avanti ma ci si rifugia nel passato forse per risparmiare due lire.  Ritorneremo ai trasporti funebri svolti dai “facchini” delle cooperative degli ortomercati: altro che necrofori con i guanti e con comportamenti studiati per il massimo rispetto alle famiglie dolenti!

E, quel che più colpisce, si tratta del personale che rappresenta il punto di contatto più corposo, significativo e di maggiore durata tra operatore funebre e famiglie dolente ed amici al seguito: proprio questo personale dovrebbe rappresentare la liaison tra i due mondi, la domanda e l’offerta, la famiglia dolente e l’operatore funebre.

Senza entrare nel merito dell’azione dei rappresentanti dei lavoratori che, mentre occupano la tangenziale per protestare contro stipendi “da fame” di € 1.500, sottoscrivono un contratto che introduce una nuova figura, i paria del settore, con un salario lordo di uguali € 1.500, la sottoscrizione della piattaforma per il rinnovo contrattuale sembra, di fatto, un diretto attacco frontale a tutte le leggi regionali approvate nel corso degli ultimi decenni. Non sfugge, infatti, che tutte le leggi regionali rendono obbligatori i “requisiti professionali”, differenziati per funzioni svolte, per tutti gli addetti impegnati nelle attività funebri, dai “direttori tecnici/addetti alla trattazione degli affari”, agli “addetti al trasporto funebre” fino ai “necrofori” che, come dice la parola stessa, sono coloro che “portano il morto”.

È la prima volta, a nostra conoscenza, che un contratto di lavoro contrasta platealmente e si oppone a precise e specifiche disposizioni di legge; e passi che proprio nella regione più vicina al pensiero e alle proposte di Feniof, la Regione Campania, sulla formazione professionale obbligatoria non si scherzava: per i necrofori si prevedevano 400 ore di formazione e per i direttori tecnici ben 600 ore.

Forse abbiamo perso qualche passaggio e non ci rendiamo conto del sostanziale avvicinamento di Feniof ad ANIFA, che considera l’attività funebre una banalissima attività commerciale senza alcun requisito garante di serietà e regolarità e non un’attività di interesse generale inquadrata, appunto, nel settore sanitario.

 

Caronte


Caronte Federcofit Giovanni Caciolli

Dopo Memoria Expo torna la domanda: dove va la Funeraria italiana?

Si è chiuso, a Brescia, un importante appuntamento per la funeraria italiana, MEMORIA EXPO, che ha visto, per tre giorni, partecipare il fior fiore del settore proveniente dall’Italia e non solo.
In queste occasioni diventa quasi doverosa una riflessione sul futuro di un comparto economico importante, anche se di dimensioni complessive non rilevantissime, perché fornitore di servizi che coinvolgono annualmente oltre 600.000 famiglie italiane e sul ruolo che i vari soggetti che lo animano, produttori di beni, fornitori di servizi, aggregazioni e soggetti sociali e via cantando, svolgono.
La prima osservazione banale è che il mondo cambia a ritmi sempre più accelerati ed in questa evoluzione e trasformazione si porta dietro anche la funeraria.
Basta guardare l’elenco degli espositori presenti a Memoria e confrontarlo con l’elenco degli espositori presenti ad analoghe manifestazioni 20 anni addietro: la predominanza dei servizi, rispetto ai prodotti, allora era inimmaginabile. Venti anni addietro ci si domandava come strutturare i cimiteri per trovare gli spazi per ospitare i defunti (era la prima volta che partecipavo ad una SEFIT10) oggi ci domandiamo come fare per occupare gli spazi rimasti liberi a causa della diffusione della cremazione, prima scelta funebre dei cittadini superiore alla inumazione e tumulazione, e salvare “l’economia cimiteriale” dalla crisi in cui versa.
Un tempo il fulcro centrale di un servizio funebre era, prima, il cofano, poi, il carro funebre, oggi è il “servizio” con partecipanti attivi che ricordano il defunto e partecipano attivamente a questo “evento”.
Nei primi anni 2000 forse solo l’amico Miazzolo stava costruendo materialmente, non nei propri desiderata, la propria Casa Funebre, oggi dopo circa 15 anni, se ne contano nel nostro Paese oltre 800 tra Case funebri, Sale del commiato e via cantando.
Se negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a queste “rivoluzioni” i prossimi 20 ne porteranno di ben maggiori. Chi sarà all’altezza delle nuove domande andrà avanti, chi non lo sarà cederà il passo ad altri.
Domandarsi, quindi, cosa fare, come attrezzarci, … è importante per tutti i soggetti che si muovono in questo mondo perché questi mutamenti mettono in evidenza i limiti delle capacità di risposte di qualità degli operatori.
Non si deve, inoltre, sottacere che i mutamenti in atto sono oggetto di attenzione anche da parte di operatori più complessi, e più grandi, dei tradizionali operatori italiani; quanto incidono queste trasformazioni sulle attenzioni che il comparto sollecita da parte di grandi gruppi, Hofi, Funecap Italia e numerosi altri affacciatisi nel nostro Paese, non deve ritenersi domanda oziosa.
Se la domanda di oggi, molto più complessa rispetto al passato, è relativa al “servizio” molto più che al singolo prodotto, cofano o carro funebre od altro ancora, la risposta diventa sempre più impegnativa per l’insieme delle componenti del “servizio” e delle professionalità che sottostanno a questo “servizio”.
Questa incontrovertibile esigenza segna la rottura con il passato del settore funebre e l’apertura, credo obbligata, di una nuova cultura.
Dare risposte sul “servizio” è molto più difficile che dare risposte sul prodotto per la complessità delle sue componenti: prodotti, professionalità, conoscenza e cultura dei soggetti diversi impegnati, ….
Direi che è finita la stagione dell’impresa funebre come monade a sé stante, isolata e gelosa del suo “sapere”, delle sue “relazioni”, delle sue “genialità” tanto cara alla tradizione funebre italiana.
La media impresa funebre italiana da sola non ha le risorse per dare una risposta di qualità a questi problemi e sarà destinata ad arretrare sempre più rispetto a chi si trasforma in sintonia con l’evoluzione di questo mercato.
La risposta passa dalla evoluzione della cultura del settore che abbandona la logica della “monade” per sviluppare la logica della squadra, della sinergia, dell’aggregazione pur nella precisa distinzione dei singoli ruoli.
Purtroppo la tradizione italiana di questo settore è avara di queste realtà. Gli unici esempi di lata sinergia possono essere rappresentati dai cosiddetti Centri Servizi ma sono ben diversi e poca cosa rispetto alle esperienze maturate negli anni in altri paesi come, per fare solo alcuni esempi, LE CHOIX FUNERAIRE, POMPES FUNEBRES DE FRANCE od altre esperienze di oltralpe.
Il sistema funebre italiano ha raggiunto una eccellente capillarità. In ogni paesino c’è un’agenzia funebre garantendo a tutte le famiglie un facile accesso al servizio funebre essenziale. Si tratta di un risultato importante, ma oggi non basta perché non garantisce non solo lo sviluppo ma neppure la sopravvivenza a fronte di una concorrenza sempre più capace e più aggressiva.
Unire le forze, e le risorse, per garantire una risposta adeguata e di qualità alle nuove domande ormai presenti su tutto il territorio nazionale diventa essenziale al di là delle volontà dei singoli.
Non si tratta di confluire in un’unica attività annullando le singole individualità, che spesso sono anche una importante ricchezza; si tratta di mettere insieme le risorse per ottenere modelli, procedure, servizi rispondenti alle domande delle famiglie e, se possibile, educare ed orientare meglio queste stesse domande.
È vero che il quadro normativo del nostro Paese non aiuta ed è, nonostante le reiterate sollecitazioni, di gran lunga disattento, e purtroppo arretrato, rispetto a quello di molti paesi europei.
Questa non può, né deve, diventare una giustificazione della nostra pigrizia. In ogni caso si deve intervenire e ricercare soluzioni che possano rafforzare la capacità di risposta e lo sviluppo e rafforzamento del settore.
Costruire una esperienza ed una tradizione italiana al rinnovamento e rafforzamento della nostra funeraria è possibile partendo dalle esperienze più significative maturate nel Paese: le Case Funebri, i luoghi, cioè, dove è maturato, più che in ogni altro luogo, il passaggio dalla domanda di un “prodotto” a quella di un “servizio”.
Allargare il patrimonio culturale, non ovviamente la proprietà, della Casa Funebre ad un numero più esteso di imprese può accrescere capacità più diffuse e rafforzare il sistema.
Qualche esperienza in questa direzione si comincia a vedere e merita la massima attenzione per le potenzialità future.
Certo in ogni aggregazione, quindi anche in questa fattispecie, sono presenti e contano le gerarchie ed il “potere” che ogni soggetto può rappresentare in queste gerarchie nella definizione delle regole, delle scelte dei soggetti, nella elaborazione dei percorsi, e delle politiche operative.
In Italia, oggi, è complesso e particolarmente difficile creare una rete come ce ne sono nei paesi europei, nate, in genere, dai gruppi di acquisto e progressivamente dedicate a tutti gli aspetti di queste attività.
Appare, in ogni caso, sempre più chiaro che il rafforzamento del comparto passa da processi di aggregazione sinergica di numeri crescenti di operatori, vuoi ad opera del “capitale finanziario”, vuoi, e sarebbe particolarmente auspicabile, per altre motivazioni.
Immaginare, però, un insieme di attività, che, a mo’ di feudo, presidiano, servono e garantiscono gli utenti, le famiglie di un territorio con l’egemonia, mi si permetta il paragone, di un feudatario, intorno alla “casa funeraria” non è, probabilmente, un’idea pellegrina e può rappresentare una strada “italiana” per rafforzare il sistema e renderlo capace anche di rapportarsi alle realtà più avanzate ed evolute europee e non solo.
Le Federazioni del settore, soggetti primari di elaborazione e propulsione, hanno ed avranno compiti e ruoli rilevanti, essenziali probabilmente, nello studio e nella promozione ed orientamento; tema, questo, di primaria rilevanza. Chissà che nel prossimo futuro non lo si possa affrontare.
CARONTE


tanatoprassi per islamici e minoranze religiose

Tanatoprassi e rispetto delle tradizioni: un ponte tra culture

In Spagna, un operatore funebre ha lanciato un'iniziativa pionieristica: un programma di formazione in tanatoprassi dedicato alla comunità musulmana locale. Questa mossa, lodabile per la sua sensibilità interculturale, solleva una questione cruciale: come si concilia la tanatoprassi con le diverse tradizioni religiose e culturali presenti in Italia?
La tanatoprassi, ovvero l'insieme di trattamenti per la conservazione e la presentazione estetica del defunto, sta diventando una pratica sempre più diffusa anche in Italia. Sebbene non ancora obbligatoria per legge come in altri paesi, molte famiglie la richiedono per motivi igienici, affettivi o religiosi.
Le esigenze di tradizioni diverse
Per la comunità musulmana, la tanatoprassi può rappresentare una risposta alle esigenze specifiche del rito funebre islamico. La preparazione del corpo, che prevede la pulizia (Ghusl), l'avvolgimento in un sudario (Kafan) e la preghiera funebre (Janazah), richiede una cura particolare e competenze specifiche. Un operatore formato in tanatoprassi può garantire che queste pratiche vengano eseguite nel rispetto delle tradizioni islamiche, con sensibilità e competenza.
Ma, se la comunità musulmana è probabilmente la più “visibile” tra i “nuovi residenti”, va ricordato che, oltre a non essere la maggioritaria (in realtà il 53% degli immigrati si riconosce nelle diverse confessioni di origine cristiana, non tutte con la stesse con le stese tradizioni dei cattolici) è affiancata da diverse altre minoranze presenti in Italia.
La comunità cinese costituisce circa l’8% degli immigrati in Italia, ed è caratterizzata da una grande importanza e rispetto per gli anziani e i defunti. Pratiche come la vestizione del corpo con abiti specifici e l'organizzazione di funerali elaborati sono fondamentali per onorare la memoria del defunto.
Infine, anche altre comunità religiose, come quelle ebraica, buddista o induista, hanno tradizioni funebri specifiche che richiedono rispetto e comprensione.
Sfide e opportunità
L'introduzione della tanatoprassi in un contesto multiculturale come quello italiano presenta diverse sfide. In primo luogo, è necessario formare operatori funebri in grado di comprendere e rispettare le diverse tradizioni religiose e culturali. La conoscenza delle pratiche funebri, delle lingue e delle sensibilità culturali è fondamentale per un servizio di qualità. In secondo luogo, la comunicazione con le famiglie è un aspetto cruciale. È importante spiegare in modo chiaro e comprensibile le diverse opzioni disponibili, rispettando sempre le scelte della famiglia. Infine, la tanatoprassi non deve essere vista come una pratica standardizzata, ma come un servizio personalizzato che tenga conto delle esigenze specifiche di ogni famiglia e comunità religiosa.

L'iniziativa spagnola è un esempio di come la tanatoprassi possa essere uno strumento per promuovere il dialogo interculturale e il rispetto delle tradizioni e conferma che la tanatoprassi, se praticata con competenza e sensibilità, può rappresentare un valore aggiunto per le famiglie che desiderano onorare la memoria dei propri cari nel rispetto delle proprie tradizioni.
In un contesto multiculturale come è anche quello italiano, è fondamentale che gli operatori funebri siano in grado di offrire un servizio personalizzato e rispettoso delle diverse esigenze religiose e culturali. Solo così la tanatoprassi potrà diventare un vero e proprio ponte tra culture.


funeraire paris 2025 le bourget

Una scusa per andare a Parigi? Funeraire Paris 2025

Se vi siete persi Tanexpo 2024 e non volete aspettare l’edizione 2026 (dal 7 al 9 maggio, come sempre a Bologna), dal 19 al 21 novembre 2025, il Parc des Expositions Paris Le Bourget ospiterà la ventesima edizione di Funeraire Paris, l'evento in Francia per i professionisti del settore funerario.
Questa ventesima edizione è annunciata come un'edizione speciale, che promette di essere ricca di novità e appuntamenti imperdibili, con un focus particolare sulle sfide e le opportunità che attendono il settore nei prossimi anni.
Funeraire Paris 2025 promette di essere il palcoscenico ideale per scoprire in anteprima le ultime tendenze del mercato, le nuove tecnologie e i servizi innovativi che stanno plasmando il futuro del settore funerario. L'area espositiva ampliata accoglierà oltre 200 espositori, pronti a presentare una vasta gamma di prodotti e servizi: dalle urne e casse funebri ai veicoli funebri, dai software gestionali alle soluzioni per la cremazione. Un'occasione per i professionisti del settore per toccare con mano le ultime novità e trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze.
L'evento non si limiterà all'esposizione di prodotti e servizi, ma offrirà anche un ricco programma di conferenze e workshop. Esperti del settore condivideranno le loro conoscenze e approfondimenti sui temi più attuali, come la digitalizzazione dei servizi funerari, la sostenibilità ambientale, le nuove forme di commemorazione e l'evoluzione del ruolo delle agenzie funebri, offrendo un’opportunità per aggiornare le proprie competenze, acquisire nuove conoscenze e rimanere al passo con i cambiamenti del settore.
Per celebrare il ventesimo anniversario del salone, saranno inoltre organizzati eventi speciali, tra cui una cerimonia di premiazione delle aziende più innovative del settore e una serata di gala. Un modo per riconoscere l'impegno e il contributo delle aziende che, con la loro creatività e visione, stanno contribuendo a plasmare il futuro del settore funerario.

Il centro esposizioni “Parc des Expositions Paris Le Bourget” è a soli 5 km dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle (CDG), perciò è possibile raggiungerlo con estrema facilità: l'ultimo giorno di esposizione è un venerdì, l’ideale per programmare un weekend romantico!


Caronte Federcofit Giovanni Caciolli

I segreti di Caronte: il traghettatore dell’Ade che Dante ha reso immortale

Tutti quanti conosciamo Caronte, il nostro editorialista che, tenendo fede alla nomea di personaggio non proprio conciliante, si prende la briga di vergare i commenti più sferzanti sulle cose che non vanno della Funeraria italiana, ma è possibile che non tutti ne conoscano la storia personale e familiare perché, oltre che poco conciliante, il nostro Caronte è pure molto riservato: abbiamo condotto una indagine accuratissima sul suo passato (e presente), che sicuramente ci procurerà qualche bisticcio in redazione…

Nella mitologia greca e romana, Caronte è il traghettatore delle anime dei defunti attraverso il fiume Acheronte, che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. La sua figura è legata al mito dell’obolo, una moneta che veniva posta sotto la lingua del defunto per pagare il passaggio sulla barca.
Le origini precristiane di un mito dell’era moderna di un personaggio della letteratura medievale
Le prime testimonianze sulla figura di Caronte risalgono al V secolo a.C., ma è probabile che il personaggio abbia origini ancora più antiche. Il suo nome, in greco antico Χάρων, potrebbe essere collegato al termine χαροπός (charopos), che significa “ardente”, “fiammeggiante”, in riferimento ai suoi occhi.

Caronte - attribuito al Pittore di Tymbos - 500a.C. circa
Caronte - attribuito al Pittore di Tymbos - 500a.C. circa

Le prime raffigurazioni di Caronte risalgono all’antica Grecia, dove il personaggio era già presente nella mitologia. Lo troviamo in alcune pitture l’anfora attribuita al Pittore di Tymbos (circa 500 a.C.), che mostra Caronte mentre traghetta le anime su una barca.
Secondo la tradizione mitologica, Caronte è figlio di Erebo (l’oscurità) e della Notte. Viene descritto come un vecchio burbero e scontroso, con una lunga barba e occhi di fuoco. La sua barca è spesso raffigurata come una piccola imbarcazione malandata, adatta a trasportare le anime dei defunti.

Nella mitologia greca, Caronte emerge come figura chiave nel trapasso, il traghettatore di anime attraverso il fiume infernale Acheronte. Il suo servizio aveva un costo: l’obolo, una piccola moneta che i defunti dovevano portare con sé per pagare il viaggio verso l’aldilà.
L’usanza di porre una moneta sotto la lingua del defunto per il “nolo” è profondamente radicata nella cultura greca, con testimonianze che risalgono al V secolo a.C. Questa pratica non era solo un atto simbolico, ma una vera e propria necessità per assicurare al defunto un passaggio sereno verso l’Ade.
Il mito dell’obolo di Caronte ha radici profonde e significati simbolici importanti. Il pagamento sottolinea il passaggio dalla vita alla morte come un viaggio inevitabile, un tributo da versare per accedere al regno dei morti.

"Obolo di Caronte". V-I secolo a.C.
"Obolo di Caronte". V-I secolo a.C.

Questa credenza ha influenzato profondamente le pratiche funebri e la cultura popolare, lasciando un’eredità che persiste nel tempo. L’obolo di Caronte è diventato un simbolo potente del trapasso, un monito sulla caducità della vita e sull’importanza di prepararsi al viaggio finale.
Nel corso dei secoli, la figura di Caronte e il mito dell’obolo sono stati ripresi e reinterpretati in diverse forme artistiche e letterarie, dalla Divina Commedia di Dante alle opere di autori contemporanei. La loro presenza testimonia il fascino intramontabile di questa leggenda, capace di parlare ancora oggi al cuore dell’uomo.

Caronte e i suoi “fratelli”
La figura di Caronte non è unica nel suo genere. Diverse culture antiche presentano personaggi simili, con il ruolo di accompagnare le anime dei defunti nell’aldilà. Tra questi, possiamo citare: Anubi, il dio egizio con testa di sciacallo, protettore dei morti e guida nell’oltretomba, Ermete Psicopompo (ebbene sì, il nostro Ermes!), messaggero degli dèi greci, incaricato di accompagnare le anime dei defunti nell’Ade e, infine, Xolotl il dio azteco con testa di cane, guida delle anime nel Mictlan, il regno dei morti.
Da traghettatore dell’Ade a demone infernale: la cristianizzazione di Caronte
Nella mitologia greca e romana, Caronte era il traghettatore delle anime dei defunti attraverso il fiume Acheronte. Con l’avvento del cristianesimo, la sua figura ha subito una trasformazione significativa.
Il cristianesimo, con la sua visione del mondo incentrata sulla contrapposizione tra il bene e il male, ha reinterpretato le figure mitologiche pagane in chiave negativa. Caronte, in quanto legato al mondo dei morti, è stato associato al demonio, diventando una figura oscura e spaventosa.
Questa immagine di Caronte è presente anche nella Divina Commedia di Dante, dove il personaggio è descritto come un “dimonio dagli occhi di bragia” che “batte ogni indugio” (Inferno, III, 130-132) che traghetta le anime dei dannati verso l’Inferno.
La figura di Caronte ha continuato ad essere presente nell’immaginario collettivo anche dopo il Medioevo, comparendo in numerose opere letterarie, artistiche e cinematografiche. La sua immagine di demone infernale è rimasta dominante, anche se non sono mancate interpretazioni più sfumate e complesse del personaggio.
Un personaggio che attraversa i millenni
Caronte, il traghettatore dell’Ade, è una figura mitologica che ha ispirato innumerevoli artisti nel corso dei secoli. La sua immagine è stata reinterpretata in modi diversi, riflettendo le diverse epoche e sensibilità artistiche.
Nel Medioevo, Caronte è spesso raffigurato come un vecchio barbuto e arcigno, che traghetta le anime dei defunti attraverso l’Acheronte, e la sua figura è presente in molte opere d’arte, come affreschi, miniature e sculture. Caronte rappresenta una presenza fissa nell’iconografia cristiana, soprattutto nelle raffigurazioni del Giudizio Universale. Lo troviamo spesso in affreschi e miniature, come quelli che illustrano la Divina Commedia di Dante. In queste opere, Caronte è un personaggio inquietante, spesso associato al demonio e alle pene dell’Inferno.

Caronte - da "Giudizio universale" (Michelangelo Buonarroti), tra 1536-1541
Caronte - da "Giudizio universale" (Michelangelo Buonarroti), tra 1536 e 1541

Nel Rinascimento e nel Barocco, Caronte diventa un personaggio più complesso e sfaccettato: alcuni artisti lo raffigurano come un uomo muscoloso e imponente, mentre altri lo rappresentano come un vecchio stanco e malinconico, assume forme più complesse e drammatiche. Artisti come Michelangelo, Tiziano e Rubens lo raffigurano in opere di grande impatto emotivo, dove il traghettatore dell’Ade diventa simbolo della fragilità della vita e dell’inevitabilità della morte.
In epoca moderna, Caronte continua ad essere una fonte di ispirazione per gli artisti. La sua immagine è presente in dipinti, sculture, illustrazioni e persino in opere di videoarte.
Lo troviamo in opere di artisti come Gustave Doré, che ha illustrato l’Inferno di Dante con suggestive incisioni, e in dipinti di artisti contemporanei che esplorano il tema della morte e dell’aldilà.
Oltre alla pittura, Caronte è stato raffigurato anche in numerose sculture. Tra le più celebri, ricordiamo la scultura in marmo di Jean-Baptiste Pigalle (1758), che mostra Caronte mentre traghetta un’anima verso l’Ade, e la scultura in bronzo di Auguste Rodin (1880), che raffigura Caronte in una posa pensierosa e malinconica.
Nel XX secolo, Caronte fa la sua comparsa anche nei media, come cinema, televisione e videogiochi. La sua figura è spesso utilizzata per rappresentare la morte o il passaggio all’aldilà.
Alcuni esempi di opere che hanno reinterpretato la figura di Caronte sono il film “Orfeo” di Jean Cocteau (1949), dove Caronte è un personaggio misterioso e affascinante e il videogioco “Hades” (2020), dove Caronte è un personaggio giocabile con abilità uniche.

Insomma, il nostro Caronte è un ganzo: una figura mitologica complessa e affascinante, che ha attraversato i secoli e le culture, assumendo significati diversi.
Da traghettatore di anime a demone infernale, il personaggio di Caronte continua ad affascinare e a ispirare artisti di ogni genere; la sua presenza nella Divina Commedia di Dante ha contribuito a renderlo immortale, consegnandolo all’immaginario collettivo come uno dei simboli più potenti del passaggio dalla vita alla morte.