Noterelle sulla Funeraria italiana e le scatole cinesi “pubbliche”
Dalle informazioni, sicuramente preziose e puntuali, fornite da “euroact”, l’agenzia di informazione sui temi della funeraria italiana più ricca a livello nazionale, si ricavano in quest’ultimo periodo due informazioni di un certo rilievo nel panorama dei soggetti, attori pubblici, del settore: la fine “ingloriosa” di AMSEF S.r.l. di Ferrara e la recente Deliberazione della Corte dei Conti, Sezione di controllo dell’Emilia-Romagna, su ADE S.p.A. di Parma.
La tentazione di riconoscere in queste informazioni una sorta di segnale di fine di un periodo è sicuramente forte. Certamente, e senza dipingere questi eventi come espressione di novità storiche, essi rappresentano importanti novità con significati evidenti.
La decisione del Comune di Ferrara di liquidare AMSEF S.r.l., con la sua vendita in qualità di ramo d’azienda, segna la messa in discussione del ruolo assegnato a questa società e, conseguentemente, a tutti gli interventi delle “aziende pubbliche” nel settore, di intervento “sociale”, interpretando l’intervento dell’ente non solo come fornitura tecnica, ma come “azione moralizzatrice” volta a calmierare i prezzi in un mercato intrinsecamente asimmetrico.
AMSEF «ha rappresentato per cinquant’anni un’eccellenza pionieristica nel settore dei servizi pubblici locali», ci dice l’articolo di “euroact”.
Senza entrare nel merito del dettaglio amministrativo e delle motivazioni formali sia della Corte dei Conti, sia della maggioranza politica ferrarese che ha portato alla liquidazione di questa esperienza, conviene sottolineare la fallacità della mission che si è voluta assegnare a questa realtà e a tutte le realtà similari, nonché la sottolineatura della “diversità” di queste realtà rispetto alle concorrenti realtà operative “private”, disegnate troppo spesso come gli avvoltoi pronti a ghermire la preda dei poveri dolenti.
Al di là dei meriti imprenditoriali e dell’apprezzamento sull’operato, dopo Mantova anche Ferrara, antesignana dell’esperienza pubblica nel settore funebre, getta la spugna per le medesime ragioni di qualsiasi altra società privata: erosione della marginalità operativa e incapacità di trasformazioni e razionalizzazioni interne capaci di recuperare i margini operativi necessari, a dimostrazione che l’operatore pubblico che “detta il giusto prezzo” con una funzione calmieratrice contro un possibile oligopolio di operatori privati rappresenta una sorta, si potrebbe dire, di sovrastruttura illusoria e del tutto inefficace, come dimostra la caduta del numero di servizi funebri dichiarata negli ultimi anni da AMSEF.
Il mercato funebre, che pure ha tanti limiti e difetti, necessita di ben altri strumenti e regole.
Anche il pronunciamento della Corte dei conti cui abbiamo fatto riferimento rappresenta un altro ulteriore tassello verso una sorta di riconduzione alla normalità in questo mercato funerario, censurando le troppo frequenti elusioni dei soggetti pubblici dal rispetto delle indicazioni degli organi dello Stato.
La Corte dei conti su ADE S.p.A. di Parma e la controllata ADE Servizi S.r.l., entrambe proprietà del Comune, fa emergere un assetto societario legalmente non conforme.
Per la Corte dei conti è severamente vietata qualsiasi forma di “controllo” effettivo e totale.
L’attuale assetto, con una controllante che detiene il 100% della controllata, configura inequivocabilmente un “controllo” effettivo e totale, rendendo l’intervento del Comune per eliminare tale controllo necessario e urgente. Di fatto, tale controllo (proprietà del 100% della controllata) determina il costituirsi di una posizione dominante sul mercato funerario.
Allora vengono alla memoria i reiterati rilievi che Federcofit ha sempre evidenziato quando le “società pubbliche” operanti nel settore, in modo comprensivo del funebre e del cimiteriale, pretendevano di rispettare le norme “figliando” nuove società, come la succitata ADE, totalmente controllate: si rispettava formalmente la “separazione societaria” ma non si superava il vincolo posto dall’AGCM, e fatto proprio dalle leggi regionali, di evitare il costituirsi di posizioni dominanti su questo mercato.
Certo, le disposizioni e le posizioni dell’AGCM possono essere criticate, come si registra nell’articolo in questione e possiamo chiederci se sia proprio vero quello che viene asserito sia dai TAR che dall’AGCM? Ovvero: questa non conformità formale produce un reale danno alla concorrenza (ovviamente nel settore funebre e, si aggiunge, marmoreo funerario, essendo quello cimiteriale istituzionale in monopolio)?.
In ogni caso, a queste disposizioni e orientamenti bisogna adeguarsi.
La Deliberazione della Corte dei conti, al di là delle decisioni che dovrà assumere il Comune di Parma, segna un importante passo avanti nella parificazione dei comportamenti dei soggetti impegnati operativamente nella funeraria italiana, pubblici o privati che siano.
Si tratta, crediamo, di un passo molto importante in un contesto di grandi trasformazioni della funeraria italiana, che vede nuove presenze imprenditoriali nazionali e internazionali di grande rilevanza e dimensione.















