DDL semplificazioni: per la funeraria le complicazioni

CREMAZIONE: NUOVE DISPOSIZIONI NORMATIVE IN DIRITTURA DI ARRIVO?

Il DDL S. 1184 finalizzato ad accelerare processi di semplificazione procedurale in molte discipline, compresa la funeraria, è stato approvato al Senato ed ora è all’attenzione della Camera dei Deputati con l’identificativo C. 2655 all’esame della Commissione Affari Costituzionali per, poi, passare all’approvazione dell’Aula, e, se non viene modificato, diventerà norma obbligatoria a tutti gli effetti.

Il provvedimento, come dice il titolo stesso, “MISURE DI SEMPLIFICAZIONE A FAVORE DEI CITTADINI, si occupa anche della funeraria con particolare attenzione ai temi della cremazione. Dovrebbe sia semplificare le procedure, sia favorire i cittadini che scelgono, in misura sempre crescente, la cremazione (ormai siamo a circa il 40% dei defunti), sia perseguire una maggiore uguaglianza operativa, economica e tariffaria su tutto il paese.

Obiettivi importanti, almeno nelle intenzioni, sicuramente disattesi dai provvedimenti in questione.

Gli articoli che ineriscono la funeraria sono gli artt. 36, 37 e 38; quello di maggiore interesse per le famiglie è l’art. 36.

Cosa si prevede di nuovo in questo articolo a seguito degli emendamenti proposti da componente Forza Italia?

La prima cosa, quindi la più importante, il divieto di fare sconti sulle tariffe definite nazionalmente per la cremazione, quindi divieto ad ogni concorrenza imprenditoriale possibile. Cosa buona? Mica tanto considerando che non si è affrontata la prima causa di differenziazione nel trattamento tariffario verso le famiglie, l’assoggettamento, cioè, di questo servizio all’IVA solo per le cremazioni gestite da soggetti diversi dai Comuni che, invece, nella gestione diretta degli impianti di cremazione sono esentati dal pagamento di tale imposta: si tratta di circa 150,00 non di pochi spiccioli.

Considerando, poi, che la maggioranza dei crematori, oggi, viene realizzata ricorrendo alla finanza di progetto, il Comune, per dirla in soldoni, non tira fuori una lira, od un Euro, lasciando al privato, con proprio capitale di rischio, la costruzione e gestione dell’impianto, si deve constatare la negazione di ogni libertà imprenditoriale nel realizzare una gestione sana e rispettosa degli oneri previsti dall’appalto in questione (corresponsione al Comune di oneri specifici): sembra di essere in un paese non solo “bulgaro” ma anche particolarmente interessato a tutelare gli utili di quella oligarchia di imprenditori, particolarmente ristretta, che gestisce i crematori nel nostro paese, e non a tutelare l’interesse delle famiglie che optano per la cremazione.

Non solo, non si è neppure affrontato l’altro grave problema della cremazione in Italia: la carenza di impianti.

In Italia sono presenti una novantina di impianti, con oltre dieci di questi malfunzionanti, a differenza di altri paesi europei (in Francia sono oltre 200), con la conseguenza che numerose famiglie per accedere alla cremazione debbono affrontare percorsi di decine o centinaia di km. Le conseguenze sono che non solo si debbono affrontare costi ovvii per lo spostamento dei defunti ma si dovranno accettare dilazioni della data di cremazione che possono variare dai 3 giorni alla settimana od anche periodi più lunghi per poter cremare un proprio caro con le note conseguenze sulla corretta elaborazione del lutto. Ad aggravare questa situazione dobbiamo assistere, con frequenza, all’imposizione da parte di molti comuni detentori di un impianto crematorio di tariffe maggiorate per i residenti in comuni diversi: gli sconti no, gli aumenti sì penalizzando molti comuni ed i loro residenti quasi che la realizzazione di un impianto derivasse da una libera scelta di un comune e non da uno specifico piano definito, per legge, dalla Regione.

La seconda cosa prevista dall’articolo è un altro divieto: quello dei “trasporti multipli”: si tratta di un servizio diffusosi da qualche tempo a causa della carenza di impianti. La norma approvata dal Senato limita il numero di corpi da trasferire in contemporanea a n.4 cadaveri, salvo calamità o fermo impianto. Ovviamente, e per confermare l’attenzione censoria verso la categoria funebre, il trasporto di tali cadaveri da parte delle attività funebri autorizzate dovrà essere eseguito “nel rispetto del defunto e delle normative igienico-sanitarie, con tariffe non elusive di quanto disposto precedentemente. Teniamo a mente questa formulazione perché interesserà un articolo successivo, quello sulle sanzioni.

Le norme proposte proseguono, poi, confermando positivamente modalità digitali per le procedure finalizzate alla cremazione per giungere ad altre perle di ingiustificati aumenti di costi per le famiglie.

I resti mortali derivanti da esumazioni o estumulazioni, in caso di assenza di volontà degli aventi titolo, potranno essere, su scelta del comune, o reinumati o cremati, ovviamente “gli oneri derivanti dalla reinumazione o dalla cremazione restano a carico dei soggetti” avente titolo. Ma non è il cimitero che, dopo avere pagato, anche anticipatamente, tutte le operazioni da parte delle famiglie, deve garantire la mineralizzazione dei corpi defunti ivi deposti? Non basta più… si deve pagare ancora.

Arriviamo, infine, all’apoteosi della perversione: le disposizioni sulle sanzioni.

Le sole sanzioni previste dalla norma riguardano esclusivamente, cosa curiosa ma vera, le attività funebri che si rendessero colpevoli di “trasporti… elusivi delle tariffe e di quanto disposto…”. Quindi se qualcuno pratica uno sconto vietato dalle norme, secondo le disposizioni non paga chi lo pratica, ma chi lo riceve; e la paga cara questa sua accettazione, anche se passiva: si applica la sanzione della sospensione degli effetti autorizzatori della SCIA per l’esercizio dell’attività funebre da tre a sei mesi. In caso di recidiva entro dodici mesi, è disposta la revoca degli affetti autorizzatori della SCIA

E il peccatore? Quello, cioè che ha fatto lo sconto? A lui provvederà il “responsabile” comunale del procedimento di affidamento perché alla legge questo non sembra interessare in alcun modo.

EVVIVA LO STATO DI DIRITTO!

Caronte