SEFITDIECI 2018: parlare di Funeraria senza le federazioni del Comparto?

Sefit10 si è progressivamente trasformata da incontro tra tutti i soggetti impegnati nella funeraria a, prima esclusiva cassa di risonanza delle tesi Sefit-Fogli, poi incontro tra amici, con il massimo rispetto per gli amici, ovviamente.

Anche questa edizione non ha smentito questa sorta di deriva. Era, del resto, annunciata; nel programma si parlava esplicitamente della concordata presenza di questi tre soggetti ed era, quindi, ovvio che gli altri non avrebbero accettato, giustamente, la parte degli spettatori: se invitati con pari dignità si partecipa, altrimenti non siamo interessati.

E’ un peccato perché in un contesto, quello della funeraria italiana, diviso, per ragioni molteplici e non sempre facilmente comprensibili, momenti di confronto e di dialogo sarebbero utili e proficui.

Nell’incontro, da quanto recita la cronaca Sefit, si è lamentata l’assenza di una legge nazionale di riferimento, come si dice da quasi 20 anni con il passaggio di competenze alle Regioni, e, novità, da parte di Fogli, a nome di Sefit, si è ipotizzato l’avvio di un percorso nuovo: lavorare su tre norme di riferimento distinte per i tre aspetti della funeraria: il funebre, il cimiteriale, la cremazione con annessi e connessi.

Non siamo contrari alle “ingegnerie”, organizzative, normative o istituzionali che siano. L’impressione, a caldo, è che le ingegnerie più o meno istituzionali, come spesso succede, non superano le ragioni delle diverse posizioni, e conseguentemente dei veti di cui si lamenta Fogli e dei quali è grande esperto.

Nel passato ci sono stati tentativi diversi per superare l’impasse nel profondo mettendo insieme a dialogare i vari soggetti; penso al Consiglio Nazionale della Funeraria, promosso dall’allora Presidente Bellachioma, penso anche ad altri tentativi, come quello promosso dal compianto Nino Leanza. Purtroppo nessuno è andato in porto e Sefit non ha fatto mai da spettatore.

L’ipotesi prospettata può rappresentare un modo di procedere diverso ed un tentativo di semplificazione; basta intendersi sui contenuti.

Senza entrare nel merito di affermazioni assiomatiche, quindi di per sé poco utili e frutto di pura supponenza, sullo scartare la AC1143, la Proposta di legge Foscolo-Bellachioma per intendersi, come possibile base per un confronto, sarebbe bene capire meglio cosa sono le “autoregolamentazioni, ovvero gli standard tecnici o protocolli che nel frattempo si sono elaborati”, su cui basare le proposte o il “partire dal basso” di cui parla il nostro.

Se questo significa sollecitare una riflessione sulle norme che le Regioni (dal basso) hanno elaborato in questi 15 anni può rappresentare una giusta istanza.

Molte sono gli esempi di significative convergenze di molteplici componenti della funeraria nelle normative o ipotesi di normative regionali degli ultimi anni: la Lombardia ne è un esempio chiaro nella speranza che le ipotesi presentate, su cui convergono componenti rilevanti del settore, vadano in porto. Se si guarda, invece, alle consuetudini maturate nei vari territori, all’ombra di un laissez faire irresponsabile, spesso accettato anche da qualche legislatore disattento e sensibile agli interessi elettorali, allora il ragionamento diventa molto più problematico, se come dice il nostro “Non dobbiamo partire quindi solo da scelte di appropriazione (leggasi privative) di parti di mercato da parte di un settore o dell’altro, ma dalla regolazione di ogni singolo mercato”, quindi ben ancorato allo stato di diritto.

Certo concordiamo con quella che sembra essere stata la conclusione dell’incontro romano: lavorare per affermare “un modello di dialogo e non di contrapposizione, capace di riannodare un filo che sembrava essersi definitivamente spezzato” dialogo tra tutti, ovviamente, e non tra gli “amici”.

Federcofit l’ha tentato, con il suo Congresso fiorentino; scarso è stato il successo e la risposta degli interlocutori ma, ne siamo convinti, vale la pena continuare in questa ricerca.

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