Piemonte: sbloccati i trasferimenti dei defunti durante il periodo di osservazione

Finalmente la Regione Piemonte ha definito, con un emendamento all’articolo 3, comma 5, della Legge regionale 15/2011, la possibilità di trasferire i defunti durante il periodo di osservazione previa certificazione da parte di un medico il quale possa constatare che non ci siano condizioni ostative alla salute pubblica.

Si dirà forse ERA ORA? Si effettivamente era ora che anche in una Regione come il Piemonte si sbloccasse questo assurdo veto imposto senza ragione e oltretutto già precedentemente scritto nero su bianco.

Di cosa parliamo?

Parliamo di trasferimento del defunto durante il periodo di osservazione.

Parliamo del diritto delle famiglie di poter vegliare il proprio caro nel luogo che ritengono più opportuno e quando ne facciano espressa richiesta.

Parliamo di poter portare il proprio caro anche in strutture differenti da quelle “mortuarie istituzionali” durante il periodo di osservazione a fronte di una dichiarazione scritta da parte di un medico che “liberi” il corpo del defunto da inumani vincoli amministrativi e lo restituisca alla pietà della propria famiglia.

Parliamo di una pressione condotta da diverso tempo che vedeva in contrapposizione da una parte il buon senso e dall’altra una pura visione burocratica che analiticamente si nascondeva dietro personalistiche interpretazioni anteguerra opponendosi ad una naturale evoluzione di una società. Inoltre vi erano ulteriori personaggi che, anteponendo la loro mediocre dimensione imprenditoriale funebre, si opponevano affinché tale DIRITTO fosse ostacolato non potendolo proporre alla loro clientela.

In tutto questo marasma si apre uno spiraglio da parte del Consiglio Regionale in accordo con la componente amministrativa, sotto la lungimirante guida dei Consiglieri regionali Angela Motta e Daniele Valle i quali, con profondo senso di responsabilità analizzano la proposta e la sottopongono successivamente al Consiglio, il quale ricevendo anche il via libera da parte della direzione dell’assessorato, sancisce definitivamente l’acquisizione di un diritto che sarebbe dovuto essere già operativo se a guidare la normativa italiana fosse semplicemente il buon senso e la ragione.

Come centriamo noi Federazioni in questa vicenda?

Abbiamo incontrato, parlato, spiegato e condotto con la Regione una serie di incontri che hanno avuto lo scopo di risvegliare un concetto che si era assopito (o era stato narcotizzato), ma che era già da tempo giacente nelle pieghe del buon senso degli amministratori regionali piemontesi.

Riccardo Salvalaggio
Segretario Nazionale Feder.Co.F.It.

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