Continua lo strazio dei cimiteri romani: al Laurentino sprofondano le tombe

Vorremmo poter liquidare la penosa situazione del cimitero Laurentino con la battuta «si curvan le tombe, sprofondano i morti», parafrasando l’Inno di Garibaldi, ma non ce la si può cavare così.

“Il Messaggero” racconta che sprofondano persino le tombe al cimitero Laurentino, tutta una schiera di sepolcri si è curvata, e i lastroni sono divelti.
Il terreno argilloso della collinetta che ospita i sepolcri è franato… e AMA scarica la manutenzione sui proprietari delle tombe anche se la collinetta necessiterebbe di lavori di consolidamento.

Si tratta del più giovane cimitero di Roma, aperto nel 2002 su terreni donati alla cittadinanza da Alberto Sordi, e sarà forse con questa scusa che ci sono ancora strade sterrate, mancano percorsi pedonali e al posto delle fontane ci sono tubi di cantiere.
“Il Messaggero” continua, segnalando che tra le poche opere eseguite al Laurentino negli anni più recenti «spiccano i 450 loculi per ossari indisponibili e transennati perché mal progettati: li hanno realizzati in altezza, in curva, con una pendenza pericolosissima per l’utilizzo delle scale da parte dei visitatori. Così sono tutti da rifare.» Il Dipartimento Ambiente ha stanziato nuovi fondi nel 2020 ma l’ anno sta per finire e anche quei soldi rischiano di rimanere inutilizzati o di finire chissà dove.
E ancora: dal 2015 era atteso l’ edificio gemello del Blocco E, con migliaia di altri posti per i resti dei cari estinti. Invece, niente. Adesso, sarà il Comune, secondo il nuovo contratto di servizio, a doversene fare carico, di tasca propria.
Se l’ ampliamento resta al palo, le estumulazioni non procedono a ritmi “normali”: dopo dieci anni a terra, i resti dovrebbero essere esumati e posti negli ossari privati per volontà dei parenti o nell’ossario comune… che però non è mai stato costruito. Inoltre, secondo una direttiva interna, quei resti possono rimanere parcheggiati per ben 2 anni, cosicché i container sono pieni di cassette di metallo fin sopra le finestre.  Non si tratta “solo” di un insulto ai defunti e alle loro famiglie costrette a scegliere tra il “trasloco” in un altro cimitero o la cremazione dei resti, con un danno per il Comune che non incassa i corrispettivi dovuti all’assegnazione dei nuovi ossari e per tutta la collettività perché si tratta di nuove cremazioni che aggravano la sofferenza degli impianti romani.

Una domanda ci nasce dal cuore: ma cosa hanno fatto i cimiteri romani all’amministrazione capitolina per essere trattati così?

 

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