Cimiteri d’Italia: la Sicilia

La più estesa delle nostre isole offre anche un gran numero di preziose testimonianze della tradizione funeraria locale e della storia della nostra Patria, le visitiamo con questa carrellata tra i cimiteri più importanti di Sicilia.

Cimitero monumentale degli Angeli

Il cimitero monumentale degli Angeli o cimitero degli Angeli è il cimitero di Caltanissetta. Fu aperto nel 1878 nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria degli Angeli e del castello di Pietrarossa.

La costruzione del cimitero monumentale di Caltanissetta fu deliberata dal consiglio comunale il 23 marzo 1878 con uno stanziamento di 126.000 lire dell’epoca. I lavori iniziarono lo stesso anno seguendo, così, una tradizione iniziata in altre parti d’Italia con Napoleone.

La delibera faceva seguito ad un’accesa discussione svoltasi nei cinque anni precedenti; tra i siti valutati vi erano un terreno nella zona dell’abbazia di Santo Spirito, un terreno in contrada Balate, uno in contrada Firrio e quello, poi scelto, vicino al convento di Santa Maria degli Angeli. Questo sito fu preferito per la sua esposizione, per la natura drenante del terreno calcareo, per relativa vicinanza all’abitato cittadino e per la «romantica mestizia che vi spira attorno». Una certa rilevanza può aver avuto nella scelta del sito anche il fatto che il convento dei frati minori osservanti fosse stato adibito dal 1867 come lazzaretto per i malati delle frequenti epidemie di colera dell’epoca.

Il progetto fu dell’ingegnere Alfonso Barbera, lo stesso che aveva progettato la facciata del Comune e del Teatro Margherita.

Il cimitero degli Angeli è posto sopra una collina argillosa che domina la valle dell’Imera meridionale, nelle vicinanze del castello di Pietrarossa, ivi edificato in epoca bizantina, per un controllo strategico della valle.

Il cimitero permette una visione panoramica per la sua posizione sopraelevata di paesaggi del centro Sicilia meridionale ricchi di colline argillose e calanchi. Lungo l’asse est-ovest si osservano la Serra della Difesa con il suo Vallone della Difesa e Iuculia ad est si osserva il monte di Sabucina con il suo sito archeologico. In direzione nord si osservano il monte San Giuliano con il suo monumento al Redentore e la collina di Sant’Anna con l’antenna RAI, colline queste che dominano l’intero abitato nisseno.

Il cimitero si sviluppa, lungo una forte pendenza lungo l’asse sud, con viali interni sinuosi cui si affacciano cappelle gentilizie tra le quali per il loro valore architettonico e artistico si distinguono quelle delle famiglie nobiliari costruite dagli architetti Pasquale Saetta e Alfonso Barbera: tra di esse, le più note sono quelle degli Amato-Salvati, Calafati, Difìglia, Falduzza, Giarrizzo, Lanzirotti, Mazzone, Messina-Sapienza, Trigona della Floresta e Testasecca.

Interessante è anche la cappella del Senatore Morillo, barone di Trabonella, la cui facciata fu progettata dall’ingegnere Nuara nel 1912. Questa cappella è ricavata da un anfratto della rocca di Pietrarossa su cui si ergono sovrastando il cimitero i ruderi del castello. Si ritiene che essa sia stata ricavata da un ambiente già abitato in epoca bizantina del castello.

Il cimitero degli Angeli è uno dei due cimiteri di Caltanissetta, l’altro è il piccolo “cimitero dei Carusi” presso la miniera Gessolungo creato a ricordo di una disgrazia mineraria del 12 novembre 1881 dove persero la vita 19 carusi di cui nove rimasti senza nome.

Cimitero monumentale di Caltagirone

Il cimitero di Caltagirone è un importante cimitero monumentale siciliano, realizzato nella seconda metà del 1800. Si trova nella via Nicastro, a tre chilometri dal centro abitato. Viene chiamato cimitero del Paradiso, dal nome della contrada omonima in cui sorge. Fu dichiarato monumento nazionale nel 1931.

Nel 1852, don Pasquale Gravina, un nobile calatino, invitò l’architetto Giovan Battista Filippo Basile a realizzare un progetto per il camposanto di Caltagirone, ma il piano realizzato da costui non ebbe seguito, perciò nel 1866 la progettazione venne affidata all’architetto Giovan Battista Nicastro che due anni prima aveva realizzato il palazzo di Città.

Nel 1875 i lavori erano già in stadio avanzato e si presentava come è nei tempi odierni ad eccezione della chiesa centrale. Il complesso, realizzato in stile gotico-siciliano, ha pianta quadrata con croce greca costituita da 170 arcate, che vanno a formare i portici che costituiscono le quattro vie principali.

L’architetto Nicastro utilizzò materiali facilmente reperibili in Sicilia, quali la pietra bianca del ragusano, la pietra lavica e la terracotta. L’area del cimitero, inizialmente di ventimila metri quadrati, è stata in seguito notevolmente ampliata.

Il cimitero è ricco di pitture, sculture, fregi e capitelli, che lo rendono monumento nazionale e meta di visitatori. Lungo l’asse nord-sud vi sono gli elementi più importanti: il portico d’ingresso, il Famedio, l’Ossario, interrato e posto al centro della croce greca nella piazza ottagonale.

Cimitero monumentale di Catania

Il cimitero monumentale di Catania sorge in via Acquicella, nell’omonimo quartiere a nord della Zia Lisa, fu aperto nel 1866, su di un terreno che in precedenza apparteneva alle monache di Santa Chiara.

Dopo l’editto di Saint Cloud e dopo il Congresso di Vienna il Regno delle Due Sicilie legiferò nel 1817 sulla falsariga del famoso editto francese. In questo periodo il duca di Sammartino propose al consiglio provinciale di realizzare un cimitero per ottemperare al termine ultimo del 1º gennaio 1831 fissato dal decreto reale del 12 dicembre 1828, il quale intimava che entro tale data fossero ultimati tutti i cimiteri del regno.

Nel 1835 nella zona della Plaia si iniziò la costruzione di un camposanto, per far fronte alla grave epidemia di colera del 1837, l’incarico fu affidato a Sebastiano Ittar, ma il luogo scelto non era adatto in quanto il terreno era fortemente sabbioso e i cani riuscivano a dissotterrare i corpi, quindi non era conforme alle direttive vigenti in materia.

A marzo del 1856, l’ingegnere Eligio Sciuto riceve l’incarico per redigere il progetto del cimitero che sarebbe sorto su di un terreno comunale, denominato “Fondo del Crocifisso”, conforme ai regolamenti del regno, ma gli eventi politici accaduti nel 1860, quali lo sbarco a Marsala dei Garibaldini, la caduta dei Borboni e la costituzione del Regno d’Italia, ostacolano la prosecuzione del progetto.

Le leggi Siccardi del 1866 e del 1867 abolirono le corporazioni religiose e ne confiscarono i beni, tra i quali la tenuta di Santa Chiara, ove vi era un vigneto. Il terreno, ritenuto adatto alla costruzione del camposanto, sia per le caratteristiche tecniche, per la sua posizione geografica, si trovava in contrada Acquicella. All’epoca il centro abitato era distante circa un chilometro dal luogo dove sarebbe sorto il cimitero, inoltre la sua posizione era favorevole ai venti dominanti, condizione necessaria per rispettare appieno la legge sulla sanità pubblica del 20 marzo 1865 e il successivo regolamento dell’8 giugno di quello stesso anno.

Il cimitero aprì nel 1866, circoscritto da una recinzione in legno: ora non restava che provvedere al lato artistico del progetto, l’incarico di trovare un progettista fu dato all’ingegnere comunale Ignazio Landolina, che contattò dapprima il professor Mariano Falcini di Firenze, ma il suo progetto fu accantonato. In seguito la scelta cadde su Leone Savoja, che si era brillantemente occupato del cimitero monumentale di Messina; il 15 ottobre del 1871 fu emanata la delibera che rese Savoja ingegnere specialista per la sistemazione del camposanto.

Furono costruiti due ingressi, quello principale, costituito da un corpo di fabbrica in stile neoclassico a tre fornici chiusi da cancelli e quello secondario che dà accesso diretto al viale delle Confraternite. Il terzo ingresso in Via Acquicella, fu realizzato negli anni sessanta del Novecento a seguito dell’ampliamento del camposanto.

Cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia

Il cimitero militare germanico è situato a Motta Sant’Anastasia in provincia di Catania. Tra gli altri, vi è sepolto Luz Long campione di atletica (medaglia d’argento in salto in lungo alle olimpiadi di Berlino nel 1936).

Nel 1954 venne stipulato un accordo tra il governo tedesco e quello italiano in base al quale venne scelta un’area in cui seppellire tutti i caduti tedeschi morti durante la seconda guerra mondiale in Sicilia. Il cimitero venne inaugurato il 25 settembre 1965. Dopo importanti lavori di ristrutturazione è stato riaperto ufficialmente il 29 aprile 2011.

Il cimitero è collocato ai margini della strada che conduce al paese di Motta Sant’Anastasia.

Il cimitero militare aveva una struttura che, in origine, era rettangolare e misurava 43×32 metri. La struttura ha subìto negli anni dei mutamenti ed ha assunto una forma che possiamo definire “semi rettangolare”. L’area sepolcrale è collocata nei sotterranei non accessibili perché murati; qui vi sono sepolti 4.561 caduti tedeschi nella seconda guerra mondiale. La raccolta dei corpi è stata effettuata dal Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge che si occupa anche della manutenzione dell’area.

L’ingresso è costituito da un atrio lastricato in travertino. Qui è collocata una stele che recita:

«IN DIESER KRIEGSGRÄBERSTÄTTE RUHEN 4561 DEUTSCHE GEFALLENE
VON IHNEN BLIEBEN 451 UNBEKANNT
1939 – 1945
IN QUESTO MAUSOLEO RIPOSANO 4561 CADUTI GERMANICI
451 SONO RIMASTI SCONOSCIUTI»

Una volta entrati, attraverso una scalinata ci si trova in un cortile denominato Kameradengrab. In questa area è presente una lapide contenente i nomi di 31 soldati che qui sono sepolti. In altre otto lastre di pietra sono ricordati i nomi di 128 soldati tedeschi caduti durante le operazioni in Sicilia negli anni 1941 – 1943. Al centro del cortile è posta una statua in bronzo raffigurante un uomo morente, fortemente espressiva e di ottima fattura. Da questo cortile si può accedere ad altri quattro cortili dove su lastre di ardesia sono ricordati i nomi dei caduti ospitati nei sotterranei.

I quattro cortili ospitano le tombe dei caduti suddivisi per province.

Cimitero monumentale di Paternò

Il cimitero monumentale di Paternò sorge in via degli Svevi nella parte meridionale dello storico colle di origine vulcanica (“Collina storica”), situato nella zona occidentale del territorio di Paternò, in provincia di Catania.

Le leggi del 1866 di confisca dei beni ecclesiastici portarono alla soppressione del convento dei cappuccini situato nel colle paternese. Il terreno ad esso adiacente venne requisito per la costruzione del cimitero, che venne inaugurato nel 1887. Parte dei locali furono adibiti a uffici comunali per i servizi cimiteriali e deposito delle salme.

Dell’ex convento oggi rimane soltanto la cappella dei frati, ossia, l’attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie, attigua all’ingresso principale del cimitero. Sul lato sinistro dell’ingresso principale del cimitero, vi è incisa una lapide che ricorda la sepoltura di militari ungheresi della prima guerra mondiale morti durante la loro prigionia a Paternò.

Il cimitero è stato costruito secondo alcuni storici su quella che era la città greco-romana, o per lo più in quel sito. I vialetti le scalinate e le stradine interne, erano le vecchie strade che soprattutto in epoca greco-romana solcavano il luogo.

La maggior parte delle Cappelle gentilizie e confraternali sono in stile liberty, e rappresentano delle vere e proprie opere d’arte.

Le tombe-mausoleo per gran parte sono costruite in marmo, ornate da statue di Madonne, Gesù angeli, putti santi vari e decorazioni varie, busti marmorei e lapidi elaborate.

La superficie si estende per buona parte del lato posteriore della “Collina storica” è confina con la chiesa di Santa Maria dell’Alto. La parte meridionale si affaccia sulle campagne di contrada San Marco da cui si gode un magnifico panorama sulla valle del Simeto. Questa ubicazione rende il luogo molto suggestivo e quasi unico nel suo genere, per questo è considerato tuttora uno dei cimiteri più romantici e incantevoli d’Italia e nella parte superiore è confinante con la chiesa di Santa Maria dell’Alto.

Cimitero degli inglesi di Messina

Il cimitero degli inglesi sorgeva inizialmente nella zona di San Raineri nel sito “La Spina”, presso la zona Falcata della città di Messina. Fu concesso dal re Ferdinando IV ai marinai inglesi, giunti in Sicilia in aiuto dei Borboni, che si opponevano ai tentavi di conquista dei francesi guidati da Napoleone.

Dopo le guerre napoleoniche, il camposanto cominciò a ospitare civili inglesi con le loro famiglie stabilitesi a partire dal 1815. Ad essi si aggiunsero famiglie di mercanti tedeschi (Grill, Aders, Falkenburg, Jaeger), svizzeri, danesi, greci e russi, che risiederono a Messina almeno fino al terremoto del 1908.

Il 5 aprile 1925, il cimitero fu visitato dal re Giorgio V e dalla regina Mary, accompagnati dai Principi Giorgio e Maria Vittoria.

Nel 1942 fu trasferito all’interno del Gran Camposanto, quando il vecchio sito fu utilizzato per scopi militari e durante questa operazione vennero spostate 280 tombe.

Lapide che commemora la visita del re Giorgio V del Regno Unito

Il cimitero nell’Ottocento era curato dalla comunità inglese.

Il cimitero inglese si trova salendo dalla via San Cosimo (adiacente al Gran Camposanto) e dalla stessa entrata si accede verso la zona sud del cimitero monumentale di Messina.

Nel cimitero inglese si possono ammirare i monumenti funerari di ricchissimi esponenti della Messina dell’Ottocento, tra i più importanti Federico Grill, banchiere molto popolare e amato dal popolo messinese, James Thomas Eaton, proprietario delle filande del villaggio di Gazzi, Giovanni Walser, banchiere e filantropo.

 

Cimitero monumentale di Messina

Il cimitero monumentale di Messina, detto anche Gran camposanto, è uno dei più importanti cimiteri monumentali d’Europa ed è assieme a quello di Staglieno il cimitero monumentale più artistico d’Italia. Al suo interno è presente la gran parte della statuaria e dell’architettura del neoclassicismo messinese. Parte del gran camposanto è il cimitero inglese.

Sorge nei pressi della zona centrale della città, di fronte alla villa Dante sulla via Catania ma si estende per ben ventidue ettari.

Nel 1854, nel periodo in cui una gravissima epidemia di colera flagellava Messina e altre parti della Sicilia, venne emanato il bando di concorso affinché si edificasse un camposanto per la città.

Il bando fu aperto a tutti i progettisti del Regno delle due Sicilie e vide vincitore l’architetto messinese Leone Savoja ma passarono ben sette anni prima che la giunta municipale deliberasse l’esecuzione dell’opera, anche se i lavori più importanti iniziarono nel 1865. Fu inaugurato poi nel 1872.

L’architettura liberty, neogotica e neoclassica del cimitero è arricchita dalla presenza di una lussureggiante vegetazione e dai curatissimi giardini che inframezzano gli spazi sepolcrali. Il cimitero fu concepito sin dalle origini come un vero e proprio parco urbano e può essere definito “la galleria d’arte moderna e contemporanea all’aperto” della città di Messina. Sono tante, infatti, le presenze di artisti locali e non, sia dell’Ottocento che del Novecento, propugnatori in città delle varie correnti artistiche provenienti dal continente, in particolare dalla Francia (purismo, verismo, neobarocchismo, liberty, razionalismo).

Dalla Porta Maggiore del Gran camposanto di Messina, si può notare un suggestivo effetto scenografico, rappresentato da un grande piazzale contornato da fiori posti con un ordine accurato che va a comporre un disegno che raffigura lo stemma della città di Messina con i colori simbolo della città, il giallo e rosso su campo bianco e, in alto, la dicitura Orate Pro Defunctis.

Lateralmente alla Porta Maggiore si snodano i due viali che percorrono la galleria monumentale, che insieme al famedio ospita i sepolcri dei messinesi illustri. Il viale sinistro, che termina nei pressi del cimitero degli inglesi, ospita perlopiù le tombe di politici, patrioti e militari. Nel viale destro, oltre le tombe di letterati e giuristi, da menzionare sono le tombe di Giacomo Natoli, Tommaso Cannizzaro e Gaetano Martino.

Il Cenobio ospita numerosi monumenti sepolcrali di ragguardevole valore artistico. Al piano superiore si trova un grande salone ed una passerella con delle finestrelle che danno sulla chiesa e la scalinata. Conosciuto anche con i nomi di cappella gotica o conventino, la sua progettazione è attribuita a Giacomo Fiore (1808-1893).

Fino al 1908, la cappella fu adibita allo svolgimento di funzioni religiose, fu la sede degli uffici del Gran camposanto e ospitò l’alloggio del cappellano-direttore e del suo coadiutore. Il sisma del 1908 provocò danni agli elementi decorativi senza comprometterne gli elementi strutturali. All’inizio degli anni trenta fu oggetto di un intervento di restauro, nel corso del quale fu anche notevolmente modificata la distribuzione interna. I lavori terminarono nel 1932 e nell’ottobre dello stesso anno fu inaugurato.

I lavori per la costruzione del famedio cominciarono nel 1865 su progetto di Leone Savoja. L’opera fu inaugurata il 27 marzo 1872 e vennero trasferite delle spoglie di Giuseppe La Farina da Torino che furono tumulate nella tomba scolpita da Gregorio Zappalà.

Il famedio è una sorta di mausoleo ed è attraversato da una galleria sotterranea, rassomigliante a delle catacombe, per la tumulazione dei morti. La facciata è caratterizzata da un elegante colonnato ma causa la prematura morte del Savoja, la parte monumentale più bella non fu costruita.

È stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1908 che provocò il crollo di parti del complesso e in particolare della copertura, che non fu più ricostruita.

Cimitero acattolico di Siracusa

Il cimitero acattolico di Siracusa si trova a Siracusa, nel parco di Villa Landolina che fa oggi parte del Museo archeologico Paolo Orsi.

Dal momento che le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici — tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi — nonché i suicidi, questi, dopo morte, erano “espulsi” dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura (o al margine estremo delle stesse).

La famiglia Landolina diede la disponibilità alla realizzazione del “cimitero degli acattolici” nel proprio parco. Il cimitero è di piccole dimensioni e comprende dodici sepolture realizzate nel corso dell’Ottocento per alcuni stranieri di fede non cattolica morti a Siracusa.

Vi sono sepolti il poeta tedesco August von Platen ed alcuni marinai americani che parteciparono alla prima guerra barbaresca (1801-1805), la prima guerra combattuta dagli Stati Uniti d’America al di fuori del territorio americano. Essi sono Joseph Maxwell, Seth Cartee (Carter), William Tyler, James Deblois e George S. Hackey.

Syracuse War Cemetery

Il Syracuse War Cemetery (Il cimitero di guerra di Siracusa), chiamato dai locali semplicemente “Cimitero inglese”, è un cimitero di guerra britannico che si trova a Siracusa, in Via per Floridia 10, contrada Canalicchio, lungo la SS 124, nei pressi del Cimitero Comunale. Esso raccoglie le salme dei soldati del Commonwealth caduti in battaglia durante la Seconda guerra mondiale, in tutto il territorio della provincia.

Il cimitero di Siracusa è uno dei tre cimiteri di guerra del Commonwealth presenti in Sicilia. La sua ideazione e la scelta del luogo avvenne già nel 1943, durante la prima fase dello Sbarco in Sicilia, tuttavia, venne ufficialmente istituito, insieme ad altri 51 dislocati sull’intero suolo nazionale, nel 1953, a seguito dell’accordo stipulato a Roma il 27 agosto tra lo Stato italiano ed i seguenti stati: Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, India e Pakistan. Fino a quel periodo, infatti, le salme erano state ospitate nel vicino cimitero comunale di Siracusa.

La cura e la manutenzione sono affidate alla Commonwealth War Graves Commission, commissione appositamente creata, nel 1917 ad opera dei Paesi che appartengono al Commonwealth, proprio con lo scopo di curare e mantenere i luoghi di sepoltura ed i monumenti di guerra dei Caduti panbritannici, siti in ogni parte del mondo.

Nel 1955 fu visitato da Winston Churchill e nel 1990 dal Principe Edoardo, Duca di Kent, in visita ufficiale nella città aretusea.

Il cimitero di Siracusa è suddiviso in due file parallele di quattro settori e sul fondo campeggia una grande croce latina di marmo bianco; al suo interno vi sono quattro monumenti, uno recante l’iscrizione “ritenuto di essere seppellito in questo cimitero” ed altri tre, che ricordano uomini sepolti, in origine in altri luoghi, ma le cui tombe non furono trovate e che portano incisa la frase “La loro gloria non sarà mai cancellata”.

Le lapidi, poste verticalmente, secondo la tipologia dei cimiteri anglosassoni, presentano un numero romano, una lettera maiuscola ed un numero che indicano rispettivamente, il settore, la fila e la tomba, oltre al nome, la data di morte, l’età, il simbolo della religione professata, il distintivo del corpo di appartenenza ed il grado del soldato.

Le sepolture sono 1.063, in massima parte di militari del secondo conflitto mondiale, soprattutto di caduti il 10 luglio 1943, quando ci fu lo sbarco in Sicilia. Molti soldati appartenevano alle truppe aviotrasportate e furono uccisi quando i venti deviarono i loro alianti o in mare o lontano dagli obiettivi. Tra gli altri caduti, ve n’è anche una di un caduto della Prima guerra mondiale, le cui spoglie provengono dal cimitero inglese di Marsala e quella di un marinaio della Royal Navy catturato a Malta e poi morto ad Augusta nel 1942. Oltre ai militari del Commonwealth (britannici, indiani, canadesi, neozelandesi e sudafricani) vi sono anche le salme di tre soldati greci, due olandesi e sei di nazionalità sconosciuta. Infine, sono sepolte anche le ceneri di alcune vedove di guerra inglesi, che avevano espressamente richiesto alla Commissione del Commonwealth per le sepolture di guerra di essere tumulate accanto ai mariti.

Sacrario di Pianto Romano

Il sacrario di Pianto Romano è un monumento garibaldino nel territorio del comune di Calatafimi Segesta, in località Pianto Romano.

L’appello iniziale per la costruzione di un monumento, che raccogliesse i resti dei caduti e ricordasse la battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860, fu lanciato il 9 settembre dello stesso anno da un comitato di abitanti del piccolo centro. Fu progettato nel 1885 da Ernesto Basile, ma fu solo il 15 maggio 1892 che il sindaco Salvatore Cabasino, alla presenza del generale Paolo D’Oncieu de la Bâtie rappresentante del re Umberto I, poté inaugurare il sacrario di Pianto Romano.

Il monumento sorge proprio nella sommità dell’altura che fu teatro della battaglia, a qualche chilometro dal centro abitato di Calatafimi, e ha la forma di un obelisco. Contiene un ossario dove sono custodite le spoglie dei caduti, garibaldini, picciotti e borbonici, e altri cimeli.

Nelle parole del progettista si doveva trattare di «… Poche masse, ma chiaramente apprezzabili anche da lungi; studiata così la linea di contorno dell’insieme in relazione cogli effetti prospettici e coi punti di vista dal basso: ricercata la finezza del sentimento delle linee generali e delle sagome. Tali i criteri da cui mi mossi e di cui avevo a pochi passi da Calatafimi splendidissimo esempio, il tempio di Segesta…», inoltre doveva essere completamente in «pietra calcare grigia del paese (Alcamo), materiale che si presta a una lavorazione accurata delle facce e degli spigoli…».

L’obelisco è decorato, così come previsto dal Basile, da due altorilievi in bronzo contenuti in due finestrature rettangolari, opera di Giovanni Battista Tassara (uno dei Mille), raffiguranti lo sbarco a Marsala e la battaglia di Calatafimi; i due rilievi furono inseriti a inaugurazione avvenuta. Oltre ai due altorilievi è presente anche una ghirlanda, sempre in bronzo, di palme e quercia.