Roma: riunione della Commissione Ambiente sui cimiteri, qualcosa si muove?

Come riferiscono i giornali di oggi, giovedì 21 gennaio, ieri si è tenuta una importante riunione della Commissione Ambiente del Consiglio Comunale di Roma con la presenza di rappresentanti di AMA Spa, a partire dall’Amministratore Delegato dott. Zachis, e di organizzazioni sociali, CGIL, CISL, UIL E FEDERCOFIT. Per la nostra Federazione erano presenti, collegati via web, il Segretario Nazionale Caciolli ed il VicePresidente Nazionale Aquilini.

Il tema è stato quello dei cimiteri e della cremazione da tempo all’ordine del giorno nella Capitale per i problemi che rappresenta e per le incertezze e carenze marcate da parte del Comune e del Gestore.

La discussione ha affrontato i vari problemi sottostanti queste tematiche, dalla programmazione degli interventi sui cimiteri ed in particolare sul potenziamento degli impianti di cremazione (annunciata nel lontano 2017) alla contingenza attuale emersa con forza e grande chiarezza dalle indagini giornalistiche pubblicate in questi giorni.

Non ha destato particolare meraviglia la difesa espressa dall’Amministratore di AMA Spa sull’operato del gestore azzardando anche poco calzanti esempi con altre realtà cittadine, come quella di Milano, si deve, in ogni caso rilevare che nessun partecipante ha potuto né smentire, né sminuire la denuncia formulata dai rappresentanti di Federcofit sulla necessità assoluta, prima di ogni considerazione sugli interventi strutturali futuri, di adottare soluzioni atte ad accelerare il rilascio delle Autorizzazioni alla cremazione almeno alle 48 ore successive al decesso. all’emergenza di questi giorni non si può rispondere con le promesse che arriveranno a compimento, se tutto va bene, non prima di alcuni anni.

Tutti hanno fatto riferimento a questa necessità che deve vedere un coinvolgimento diretto degli uffici del comune: se non si modifica radicalmente il percorso burocratico delle domande e delle relative autorizzazioni, riportandole alla competenza diretta dell’Amministrazione Comunale, senza dover passare dagli uffici di AMA Spa, come dispone la Legge 130/2001 (la Legge sulla dispersione delle ceneri) e come si fa in tutti i comuni italiani, questo problema non sarà superato e si dovrà attendere la fine dell’epidemia per vedere un certo ritorno alla normalità, se tutto va bene. Non basta cioè, è stato sottolineato e speriamo sia compreso anche dalla Giunta Capitolina, eliminare il balzello degli € 253,00 per le cremazioni fuori Roma se si obbligano i feretri a sostare 30/40 giorni in quei lugubri depositi presso i cimiteri capitolini: non si possono lasciare le famiglie in ansietà per la conclusione di un servizio che conclude il commiato del proprio caro e, d’altro lato non si troverà né impresa funebre, né impianto di cremazione che opererà su un feretro pestilenziale.

Va da sé che la Federazione ha contestato anche la permanenza di un “diritto fisso” (quello sul trasporto di oltre € 177,00) dichiarato illegittimo da una nota sentenza della Corte Suprema che afferma “siano ancora ispirati ai principi precostituzionali e precomunitari della generalizzata privativa di ogni sorta di pubblici servizi”.

Ci auguriamo che questo rappresenti, finalmente un primo passo verso la soluzione di un problema non rinviabile al fine di dare a tutti i cittadini romani, e non soltanto ai famigliari che hanno la chance di arrivare entro i primi 200 della settimana a chiedere la cremazione del proprio caro.

Ovviamente, come abbiamo fatto in tutti questi mesi, Federcofit seguirà l’evolvere della situazione e non mancherà di fare sentire la propria voce per la soluzione di questi problemi, in rappresentanza degli interessi sia degli operatori romani sia delle famiglie vessate da queste disfunzioni pubbliche anche con la proposizione di ipotesi concrete di soluzione.


Circolare 818 su COVID e settore funebre: dubbi e problemi da risolvere

Lo scorso 11 gennaio, il Ministero della Salute ha rilasciato la Circolare 818 con le  nuove "Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia SARS-CoV-2 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e della cremazione", con cui ha anche  precisato ed introdotto alcuni nuovi obblighi.
Il testo della Circolare può essere scaricato dal sito della Federazione  www.federcofit.it nella pagina "legislazione nazionale".
Alcune disposizioni hanno sollevato particolari problemi e le Federazioni hanno definito una nota, inviata al Ministero e riportata al fine di eliminare disposizioni problematiche, come la possibilità di eseguire la tanatoestetica sui defunti per coronavirus, e correggerne altre.

Fuochi fatui: il disastro delle cremazioni romane su "Report"

A Roma le cremazioni sono in tilt. Più di mille salme sono in attesa, nei cimiteri, di essere cremate. Ama S.p.A., che ha in gestione i servizi cimiteriali, non sa più dove metterle: per questo vengono accatastate in luoghi non consoni come i depositi per gli automezzi del cimitero di Prima Porta. Eppure nel 2017 in una memoria, approvata dalla Giunta Raggi, era stato previsto tutto. Questo servizio trasmesso da "Report" (RAI 3) comprende anche un'intervista a Giovanni Caciolli.

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ADDIO 2020; IL 2021 CI ASSEGNA COMPITI IMPORTANTI CHE NON DEBBONO ESSERE DISATTESI

Anche il 2020 volge al termine. Anno, particolarmente difficile per tutto il Paese, che ha messo a dura prova anche il settore funebre con la virulenta diffusione della pandemia da coronavirus. Il 2020 lascia al Paese nel suo complesso ma anche alle nostre attività una pesante eredità per gli anni a venire.

La ripartenza, su cui tanto si discute, non sarà né facile, né spedita: si tratterà di ricostruire su basi nuove l’operare del Paese con valori ed attenzioni profondamente diversi dal passato. Non solo necessita un profondo ripensamento sui consumi (molla essenziale per la ripartenza di ogni economia moderna) ma sarà necessario rivedere l’impostazione degli stessi rapporti di lavoro (utilizzo di nuovi strumenti, lavoro a distanza, …) e reimpostare radicalmente il modo di funzionare dello Stato e, ormai è palese di fronte a tutti, della macchina della pubblica amministrazione.

Un bel compito per tutti da affrontare con la certezza che il Paese ha le potenzialità per riuscirci.

Anche al nostro settore si pone il compito di ripartire su basi nuove ed adeguate alle esigenze della società.

Chi pensasse che, tutto sommato, abbiamo evitato questa crisi e la pandemia non ci ha toccato, obnubilato dalla constatazione dell’aumento dei decessi e, quindi, del lavoro peccherebbe gravemente di superficialità.

E’ vero abbiamo passato mesi di lavoro particolarmente intenso sottoposti a carichi talvolta al limite della sopportazione; guai, però, a non vedere come la pandemia abbia trasformato i servizi funebri nel Paese ed abbia messo in discussione tradizionali modalità della loro esecuzione soffocando l’espressione del ricordo, della memoria e dell’ossequio. I funerali si sono avvicinati a funzioni di smaltimento di un rifiuto piuttosto che continuare ad essere espressione rituale del commiato di una comunità al caro defunto.

Stiamo vivendo una profonda trasformazione che richiede capacità e sforzi per rendere la crisi molla e base di rinnovamento e di sviluppo: questa la scommessa per Federcofit nell’anno del suo VIII° Congresso.

Anche la Federazione ha avuto i suoi seri problemi in questo anno difficile: l’impedimento a muoversi, il rallentamento di tutte le nostre attività, e, per non farci mancare niente, la necessità di rinnovare ulteriormente uno dei ruoli fondamentali della Federazione: il Segretario.

Abbiamo superato le difficoltà del 2020 e siamo determinati, con ancora maggiore impegno a superare  l’anno futuro che dovrà essere decisivo per l’assetto di tutto il settore.

Nessuno può dimenticare che l’attuale legislatura si presenta come la più idonea al varo della Riforma della Funeraria Italiana. Mai, come in questa legislatura, si è determinata una oggettiva convergenza delle forze politiche di maggioranza e di minoranza su un testo di legge condiviso all’esame della Camera dei Deputati.

Sicuramente non sarà, come si suol dire, una passeggiata, ma sicuramente mai siamo stati così vicini al traguardo con il testo preparato dal gruppo ristretto della Commissione Parlamentare coordinato dalle On. Foscolo e Pini.

Tutti sanno quale è stato l’impegno di Federcofit per la Legge nazionale e molti hanno partecipato alle tante iniziative che nel corso degli anni la Federazione ha organizzato per realizzare questo obiettivo.

I passi avanti sono il frutto della diffusa e forte rappresentatività di Federcofit nel mondo della Funeraria; solo con il rafforzamento e la crescita di questa rappresentatività possiamo aumentare le chances di successo e di definitivo varo di una legge nazionale moderna ed idonea alla soddisfazione delle esigenze e dei bisogni dei cittadini italiani. Non è banale retorica, questa è la concreta realtà data dalla coerenza delle nostre posizioni e delle nostre battaglie.

La forza organizzativa di Federcofit deve crescere nell’interesse della categoria e di tutta la funeraria.

A tutti gli operatori di buona volontà, che credono nel proprio lavoro ed investono nelle proprie attività, chiedo non solo di rinnovare la propria adesione a Federcofit, ma anche di sollecitare il collega a fare altrettanto sicuri che Federcofit non ha tradito, fino ad oggi, e non tradirà, nel futuro, la fiducia riposta.

Gli impegni per il futuro sono tanti e gravosi; insieme con una Federcofit forte e rappresentativa ce la faremo.

A tutti un grande augurio di buone feste e che l’anno nuovo ci faccia raggiungere un assetto normativo adeguato alle nostre necessità.

Il Presidente Cristian Vergani


Torino: “emissione certificati on-line” possibile anche per gli Operatori Funebri

Il Comune di Torino ha varato un'importante e positiva innovazione, o meglio generalizzazione di una pratica riservata, fino ad oggi, a poche e selezionate categorie: avvocati, notai...
Si tratta della possibilità di emettere certificati on-line anche da parte di soggetti imprenditoriali, quali, nel nostro caso, gli operatori funebri a vantaggio dei loro assistiti, cioè le famiglie colpite da un lutto presso i propri uffici senza dover recarsi fisicamente presso gli uffici comunali.

Gli sportelli autorizzati dai Soggetti convenzionati possono stampare certificati anagrafici e di stato civile. Per tale servizio l’Operatore di Sportello (nel nostro caso l’operatore funebre) viene nominato Responsabile di trattamento dati personali da parte del Comune di Torino, in qualità di Titolare del trattamento.
Il Soggetto convenzionato dispone di un apposito programma che produce direttamente la stampa del certificato previo inserimento dei dati identificativi, tipo di certificato e motivo (uso) dello stesso.
Il sistema non consente la memorizzazione sul dispositivo dei dati inseriti, incluso il certificato emesso.
Il soggetto convenzionato ha sottoscritto le modalità di erogazione del servizio e gli obblighi cui attenersi, tra cui il rispetto della normativa e l’impegno alla riservatezza.
Fin qui la sintetica descrizione del servizio introdotto dal Comune di Torino (clic qui per scaricare il modulo per la "manifestazione di interesse").
Questa possibilità non è completamente nuova perché, come detto, già presente con alcune categorie particolari (avvocati, notai e similari); la novità molto importante sta nella possibilità di estenderla a numerosi altri soggetti tra i quali anche le attività funebri. Infatti nella Convenzione definita si recita:
Le seguenti definizioni fanno parte integrante e sostanziale del presente atto:

a) Soggetto convenzionato: è la persona fisica o giuridica che per convenzione con il Comune e per conto dello stesso offre agli utenti/clienti i servizi anagrafici online presso i locali ove svolge la propria attività economica, per il tramite di Sportelli dallo stesso autorizzati;
b) Sportello autorizzato: sono i locali dell’attività economica, autorizzati dal Comune e dal Soggetto convenzionato, dotati della strumentazione necessaria e presso i quali vengono erogati i servizi anagrafici online;
c) Operatore di sportello: è la persona fisica che, previa autenticazione al Portale comunale, rilascia le certificazioni online agli utenti presso ogni singolo sportello autorizzato. L’operatore di sportello riveste il ruolo di responsabile (esterno) del trattamento dati e assume gli obblighi previsti dalla presente Convenzione;
d) Servizio di certificazione online: è l’insieme dei servizi che, tramite collegamento al Portale Torino Facile permette, previa autenticazione e registrazione, la stampa di certificati anagrafici e di stato civile

La Convenzione (clic qui per il testo della convenzione) descrive obblighi delle parti e modalità per una durata di cinque anni con la definizione del corrispettivo massimo (€ 2,50 oltre al bollo di € 16,00 quando dovuto). L’annuncio della nuova possibilità può essere visionata con maggiori dettagli su www.comune.torino.it/anagrafe


Bloccate le cremazioni a Roma, impossibile cremare fuori città senza essere tartassati: appello al Prefetto

Il comunicato stampa di EFI, Federcofit e Feniof:

La questione è sul tavolo di AMA spa e del Comune da diverse settimane: consentire la cremazione in impianti di altre città per superare l’intasamento del crematorio romano dovuto non solo al consistente incremento della mortalità legata alla pandemia Covid-19, ma soprattutto ad una cattiva gestione cimiteriale ad opera del concessionario.

È noto che condizioni essenziali per lo sbocco sono la sospensione dei balzelli (oltre 430,00 Euro) imposti dall’amministrazione Capitolina, assurdi e di dubbia legittimità, e l’accelerazione delle Autorizzazioni, di competenza dell’Ufficiale di Stato Civile del comune, anche perché, dopo oltre 15 giorni di attesa nei depositi cimiteriali contravvenendo alle disposizioni emergenziali vigenti, il trasporto dei feretri rappresenta un gravissimo rischio per la salute pubblica.

Nonostante le assicurazioni fornite da AMA nel confronto con tutte le categorie interessate, dopo oltre 15 giorni assistiamo ancora ad un silenzio assordante da parte del Comune che dimostra così, per l’ennesima volta, di non tenere in alcuna considerazione le esigenze delle famiglie romane colpite da un lutto.

Di fronte a questo colpevole disinteresse dell’Amministrazione, le Associazioni Nazionali di categoria intendono denunciare pubblicamente il rischio che la situazione possa degenerare perché, nonostante l’impegno degli Operatori Funebri nel proporre ai dolenti soluzioni diverse dalla cremazione, gli stessi non accettano di rinunciare ad esaudire le volontà espresse in vita dai defunti.

Facciamo quindi appello all’Autorità Prefettizia perché vengano adottati anche nella Capitale provvedimenti volti a garantire, come accade in tutte le grandi città italiane, il rispetto dei diritti sanciti dalla Legge senza gravare ulteriormente sulle famiglie a causa dell’inettitudine e della inefficienza della pubblica amministrazione.

La lettera al Prefetto di Roma inviata dalle tre Federazioni:

Illustrissimo Signor Prefetto,
le scriventi Federazioni Nazionali, rappresentative dell’Imprenditoria Funeraria privata, intendono sottoporre alla sua attenzione la gravissima situazione in cui versano i cimiteri della Capitale.

Secondo le informazioni in nostro possesso, più di 1.500 feretri sono custoditi in deposito nell’attesa di essere avviati alla loro destinazione finale, sia essa inumazione, tumulazione o cremazione.

Tutto ciò a causa non solo della pandemia Covid-19, che ha comportato un aumento non troppo significativo del numero di decessi, ma della totale incapacità e dell’incoscienza di AMA spa nell’affrontare le problematiche funerarie della città, carenze già note da tempo e più volte denunciate pubblicamente dagli Operatori locali e dalle Organizzazioni Nazionali di categoria.

In questo particolare momento si rivela assolutamente necessario, per superare l’intasamento dell’impianto della Capitale, consentire la cremazione in altre città; condizioni essenziali perché ciò possa avvenire sono la sospensione dei balzelli (oltre 430,00 Euro) imposti dall’amministrazione Capitolina, assurdi e di dubbia legittimità, e l’accelerazione delle Autorizzazioni, di competenza dell’Ufficiale di Stato Civile del comune, anche perché, dopo oltre 15 giorni di attesa nei depositi cimiteriali contravvenendo alle disposizioni emergenziali vigenti, il trasporto dei feretri rappresenta un gravissimo rischio per la salute pubblica.

Nonostante le assicurazioni fornite da AMA nel confronto con tutte le categorie interessate, dopo oltre 15 giorni assistiamo ancora ad un silenzio assordante da parte del Comune di Roma che dimostra così, per l’ennesima volta, di non tenere in alcuna considerazione le esigenze delle famiglie romane colpite da un lutto.

E abbiamo timore che la situazione possa degenerare perché, nonostante l’impegno degli Operatori Funebri nel proporre ai dolenti soluzioni diverse dalla cremazione, gli stessi non accettano di rinunciare ad esaudire le volontà espresse in vita dai defunti.

Confidiamo quindi, illustrissimo Signor Prefetto, in un suo intervento atto a sollecitare alla Sindaca Raggi una immediata ed efficace azione risolutoria.
In attesa di un suo tempestivo riscontro, ci è gradita l’occasione per farle giungere l’augurio di buon lavoro e i più cordiali saluti.

 

EFI – Eccellenza Funeraria Italiana
il Presidente Nazionale
Gianni Gibellini

Federcofit
il Presidente Nazionale
Christian Vergani

Feniof
il Presidente Nazionale
Antonio Renato Miazzolo


Il Governo colpisce ancora, e impugna la legge sulla funeraria della Regione Puglia

CI RICENNO (CI SONO ANCORA),
SI DICEVA A FIRENZE PER I BOMBARDAMENTI ALLA FINE DELLA GUERRA
OGGI LO SI DICE QUANDO IL GOVERNO IMPUGNA DI NUOVO
UNA LEGGE REGIONALE SULLA FUNERARIA

Lettera aperta al Ministro Boccia

 

Caro Ministro Boccia, anche Lei, come la Ministra Erika Stefani del passato Governo giallo verde, ci ha abituati al frequente ritorno di un ripetitivo intervento: impugnare sempre ed in ogni caso le leggi che le regioni varano sulla funeraria. Sembra quasi una gara a chi ne impugna di più, evidentemente per fare contenti i numerosi avvocati che si dovranno occupare della materia.

Colpisce la puntualità degli interventi: ormai nel settore si aprono le scommesse su quanto tempo possa passare prima dell’impugnativa da parte del Governo sia che si tratti di una legge nuova, l’ultima della Regione Sicilia, sia che si tratti, invece, di aggiornamenti di disposizioni varate nel primo decennio del secolo, come si è verificato per la Regione Puglia poche settimane addietro.

Noi, poveri e comuni mortali, stentiamo a farcene una ragione soprattutto dopo il pronunciamento della Suprema Corte, pochi mesi addietro, nel giudizio in merito alla Legge, rinnovata ed aggiornata dopo 15 anni di vigenza, della Regione Lombardia perché, a fronte del giudizio pronunciato, consideriamo i ricorsi, pardon le impugnative, atti di puro masochismo.

Quando la Corte scrive tra le altre cose:

Va al riguardo rilevato che il suddetto regolamento di polizia mortuaria, emanato ai sensi dell’art. 358 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie), rientra, di per sé, tra le fonti normative secondarie cui, in quanto tali, «è inibita in radice la possibilità di vincolare l’esercizio della potestà legislativa regionale o di incidere su disposizioni regionali preesistenti (sentenza n. 22 del 2003); e neppure i principî di sussidiarietà e adeguatezza possono conferire ai regolamenti statali una capacità che è estranea al loro valore, quella cioè di modificare gli ordinamenti regionali a livello primario» (sentenza n. 303 del 2003). Le norme regolamentari, infatti, non possono essere ascritte «all’area dei principi fondamentali» delle materie concorrenti, «in quanto la fonte regolamentare, anche in forza di quanto previsto dall’art. 117, sesto comma, Cost., sarebbe comunque inidonea a porre detti principi» (sentenza n. 92 del 2011) e, quindi, a vincolare il legislatore regionale (sentenza n. 162 del 2004);

quando, cioè, la Corte respinge le impugnative con queste motivazioni non ci sembra possano sussistere ragionevoli motivazioni per perseverare in modo diabolico nell’errore.
Ma evidentemente i percorsi della mente umana e dei governanti sono contorti ed imperscrutabili.

Attenderemo con curiosità i pronunciamenti della Suprema Corte sulle leggi della Sicilia e della Puglia impugnate ma due considerazioni, signor Ministro, gliele poniamo.

Se, come sembra, le forze politiche che hanno governato il bel Paese negli ultimi anni, forze che rappresentano la grande maggioranza del Paese (M5S, Lega e PD), non condividono la modifica del Capo V della Costituzione, approvata con il referendum del 2001, affrontino il problema di riportare le Regioni all’ordine modificando, di nuovo, la Costituzione in senso inverso in modo chiaro ed aperto.

Se così non è, caro Ministro, faccia sentire la sua voce e quella del Governo per garantire al Paese una legge adeguata alle necessità dell’oggi superando quel rottame di Regolamento nazionale che è il DPR 285/90, vecchio di 30 anni, e faccia qualcosa che ci permetta di non leggere più, nelle impugnative del Governo, affermazioni quali “si tratta di interventi che rispondono positivamente alle nuove necessità ma non sono di loro (Regioni) competenza”.

Oltre 600.000 famiglie, ogni anno colpite da un lutto, debbono aspettare che arrivi questa araba fenice di legge nazionale per vedere soddisfatti elementari desideri nel momento dell’addio al proprio caro?

In Parlamento, in Commissione sanità della Camera, è aperta la discussione su una ipotesi di legge per il settore; sarebbe grave se neppure in questa legislatura non si riuscisse ad approvare una norma dopo 20 anni di tentativi infruttuosi. Ministro faccia qualcosa per il raggiungimento di questo risultato.

CARONTE


Continua lo strazio dei cimiteri romani: al Laurentino sprofondano le tombe

Vorremmo poter liquidare la penosa situazione del cimitero Laurentino con la battuta «si curvan le tombe, sprofondano i morti», parafrasando l’Inno di Garibaldi, ma non ce la si può cavare così.

“Il Messaggero” racconta che sprofondano persino le tombe al cimitero Laurentino, tutta una schiera di sepolcri si è curvata, e i lastroni sono divelti.
Il terreno argilloso della collinetta che ospita i sepolcri è franato… e AMA scarica la manutenzione sui proprietari delle tombe anche se la collinetta necessiterebbe di lavori di consolidamento.

Si tratta del più giovane cimitero di Roma, aperto nel 2002 su terreni donati alla cittadinanza da Alberto Sordi, e sarà forse con questa scusa che ci sono ancora strade sterrate, mancano percorsi pedonali e al posto delle fontane ci sono tubi di cantiere.
“Il Messaggero” continua, segnalando che tra le poche opere eseguite al Laurentino negli anni più recenti «spiccano i 450 loculi per ossari indisponibili e transennati perché mal progettati: li hanno realizzati in altezza, in curva, con una pendenza pericolosissima per l'utilizzo delle scale da parte dei visitatori. Così sono tutti da rifare.» Il Dipartimento Ambiente ha stanziato nuovi fondi nel 2020 ma l' anno sta per finire e anche quei soldi rischiano di rimanere inutilizzati o di finire chissà dove.
E ancora: dal 2015 era atteso l' edificio gemello del Blocco E, con migliaia di altri posti per i resti dei cari estinti. Invece, niente. Adesso, sarà il Comune, secondo il nuovo contratto di servizio, a doversene fare carico, di tasca propria.
Se l' ampliamento resta al palo, le estumulazioni non procedono a ritmi “normali”: dopo dieci anni a terra, i resti dovrebbero essere esumati e posti negli ossari privati per volontà dei parenti o nell'ossario comune… che però non è mai stato costruito. Inoltre, secondo una direttiva interna, quei resti possono rimanere parcheggiati per ben 2 anni, cosicché i container sono pieni di cassette di metallo fin sopra le finestre.  Non si tratta “solo” di un insulto ai defunti e alle loro famiglie costrette a scegliere tra il “trasloco” in un altro cimitero o la cremazione dei resti, con un danno per il Comune che non incassa i corrispettivi dovuti all’assegnazione dei nuovi ossari e per tutta la collettività perché si tratta di nuove cremazioni che aggravano la sofferenza degli impianti romani.

Una domanda ci nasce dal cuore: ma cosa hanno fatto i cimiteri romani all’amministrazione capitolina per essere trattati così?

 

L’articolo completo è disponibile su “Il Messaggero” per gli abbonati e su Dagospia.


Umbria: nuove linee guida regionali su funeraria e COVID

La Regione Umbria ha pubblicato un aggiornamento alle proprie "Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19 riguardanti il settore necroscopico, funebre, cimiteriale e di cremazione" in relazione alla mutata situazione giuridica e epidemiologica.

Il documento, individua le procedure da adottare nei settori necroscopici, funebre, cimiteriale e della cremazione, valide per l’intero territorio regionale, da applicare con gradualità, in funzione del livello di mortalità delle singole province interessate e delle dotazioni di strutture cimiteriali e di cremazione presenti, tenendo conto altresì dell’evoluzione epidemiologica in corso.


Emilia-Romagna: nuovo rinvio delle nuove disposizioni per le attività funebri

A causa del protrarsi della criticità conseguente alla pandemia da coronavirus la Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna ha deciso, con propria deliberazione, di cui alleghiamo il testo, di rinviare la scadenza dell’applicazione delle nuove disposizioni per le attività funebri al prossimo 31 ottobre 2021.

Il tema era quello dell’accreditamento delle attività funebri presso le strutture sanitarie e conteneva anche specifiche disposizioni relative ai requisiti organizzativi delle attività funebri.

Scrive la Direttrice della "Direzione Regionale cura della persona salute e welfare"

In allegato alla presente si trasmette la Delibera di Giunta n. 1801 del 07/12/2020 che, in ragione del permanere dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, proroga al 31 ottobre 2021 il termine di entrata in vigore della propria deliberazione n. 1678 del 14/10/2019, già prorogato con deliberazione n. 582 del 03/06/2020.
Il medesimo provvedimento, ai fini di assicurare la continuità dell’azione amministrativa, stabilisce che i procedimenti diretti all’avvio dell’attività delle imprese funebri, non conclusi al 31 ottobre 2021, si svolgano nel rispetto delle modalità disciplinate dalle proprie deliberazioni n. 156/2005 e n. 163/2006.


Pandemia da coronavirus e sistema funerario: le trasformazioni ed il futuro del comparto

La pandemia che interessa l’intero mondo ha messo a dura prova il sistema funerario dei vari paesi con punte di assoluta drammaticità. Se riandiamo con la memoria alle immagini delle fosse comuni approntate, all’uopo, nello stato di New York o se riandiamo alle immagini casalinghe dei camion militari che trasferivano i feretri da Bergamo abbiamo il segno della crisi del sistema funerario e della sua impreparazione ad affrontare una emergenza planetaria.

La riflessione, quindi, sulla fenomenologia di questa emergenza e sulla necessità di curare, con la dovuta attenzione ed impegno, l’adozione di procedure e soluzioni di emergenza, acquista pregnanza ed attualità.

Il sistema nel suo complesso è stato sottoposto ad uno stress molto forte; certo i richiami diffusi alla imprevidenza dei pubblici poteri nel passaggio tra la prima ondata, i primi mesi del 2020, e la seconda, a partire dall’agosto fino ai giorni nostri ed ai prossimi mesi, in attesa della diffusione del o dei vaccini e fidando nella loro efficacia, sono non solo legittimi, ma doverosi.
Non ci soffermeremo su questi aspetti, a noi compete, piuttosto, riflettere sul sistema e sulla opportunità/necessità di adottare appropriati interventi.

In primis, si è vissuta una totale discrasia tra funeraria e governo della pandemia, come dimostra, lo abbiamo sottolineato più volte e registriamo, finalmente, una condivisione anche di altre componenti, l’impiego dei camion militari a Bergamo.
È necessario che il sistema funerario nazionale sia rappresentato nei centri decisionali della Protezione Civile. Da alcune note registreremmo che alcune rappresentanze di questo mondo hanno partecipato alle decisioni assunte; se così fosse, se cioè Feniof e Sefit avessero partecipato alle decisioni della Protezione Civile, saremmo di fronte alla assoluta inadeguatezza della loro presenza.

In secondo luogo, il sistema funebre: lo stress vissuto da questo settore, soprattutto nella prima fase della pandemia e nelle zone a più alta concentrazione del virus, la Lombardia per prima, è stato acutissimo ed ha fatto maturare processi collaborativi tra le attività funebri in varie realtà. È significativo che tale stress è stato sostenuto meglio dove si è registrata una significativa presenza dei centri servizi: un responsabile di queste strutture ci ha confermato che nel mese di aprile con il passaggio da 30/35 servizi giornalieri a bel 120 servizi funebri al giorno si sia registrato un ritardo di 15 minuti nell’esecuzione di due soli servizi.
Tutto questo ci riconferma la progressiva integrazione di un sistema articolato, con la presenza di complesse aziende, di centri servizio e aziende di dimensione più modeste, capace di instaurare e far progredire relazioni di “rete”.

In terzo luogo, si deve rilevare che la componente del sistema che ha subito, più degli altri, lo stress è quella cimiteriale e crematoria.
Non solo nella prima fase (nei territori del nord) ma anche nella seconda fase si sono manifestate le acute difficoltà del sistema cimiteriale nel suo complesso.
Le cronache di queste settimane lo evidenziano: Ragusa, Alessandria, Barletta, Somma vesuviana, Palermo, per non parlare della sempre citata Roma, ci richiamano le difficoltà vissute da queste strutture arrivando a provvedimenti di limitazione dei servizi per reggere allo stress pandemico.

Certo non si deve trascurare la progressiva riduzione delle risorse destinate a questi servizi: riduzione del personale, rinvio degli investimenti (il caso di Roma è eclatante), assenza di processi formativi e di aggiornamento con la conseguente resistenza, mi si permetta, dell’apparato pubblico ad ogni innovazione possibile, o la pigrizia mentale (esempio significativo la resistenza all’introduzione nel sistema cimiteriale dei nuovi loculi areati)…
È vero, però, che il sistema cimiteriale nel suo complesso, ha manifestato una rigidità significativa che può dipendere dalla ovvia rigidità della potenzialità degli impianti di cremazione, ma che, soprattutto per i cimiteri, è frutto anche di visioni superate.

Il contesto in cui ci muoviamo per una prospettiva non è sicuramente dei più favorevoli.
Il trend delle risorse finanziarie pubbliche dedicate a questi servizi non accenna a modifiche di sorta con il diffondersi sempre maggiore del ricorso ai project financing che progressivamente sposteranno la regia e la centralità complessiva dal “pubblico” al “privato” senza, quindi, una presenza pubblica forte, alla francese per intendersi, che sia capace di funzioni egemoniche indipendentemente dall’intervento gestionale diretto.

Si sta diffondendo, inoltre, una pericolosa e nefanda liaison tra movimento no-crem e populismo che favorisce il diffondersi di ostilità generalizzate alla diffusione di impianti di cremazione anche di fronte ad una crescente domanda: oggi non si può ipotizzare alcun impianto di cremazione senza che si manifesti un movimento di contrasto per invocati interessi immobiliari od altro.

Senza pensare, infine, alla vetustà delle normative come abbiamo registrato anche nel corso dell’aggravarsi della pandemia nella passata primavera quando le disposizioni ministeriali, a fronte di ben orientate interrogazioni, confermarono l’obbligo, per i defunti per coronavirus, di doppio cofano (legno e zinco) per l’inumazione senza considerare minimamente l’impiego di materiali diversi dal metallo semplicemente perché così recitava il DPR 285/90 (Vecchio Regolamento) vecchio di oltre 30 anni. Anche questa grande occasione persa dall’intero comparto per la totale assenza di comunicazione interna tra le varie componenti e per qualche malinteso revanchismo.

I cimiteri italiani vivono, ormai da un decennio abbondante, una profonda trasformazione ed una crisi altrettanto grave: le pratiche funerarie non sono più quelle tradizionali, il culto dei morti si svolge con modalità diverse; la laicizzazione della società italiana e le modificazioni all’interno della famiglia e della società non sono ininfluenti sulla tradizione cimiteriale tanto che non pochi preconizzano una sorte di fine dei cimiteri.
Non ci sarà questa fine ma sicuramente siamo di fronte ad una sorte di necessaria rivoluzione copernicana che deve essere affrontata non con semplici adattamenti ma con grande apertura culturale capace di collegare le tradizioni storiche ad una concezione moderna e funzionale dei cimiteri del terzo millennio.
Si dovranno trovare soluzioni alle necessità emergenziali quali impianti di cremazione mobili funzionali a molteplici necessità: la crescita contingente della domanda in specifici territori o il ricorso sempre più frequente alla cremazione dei resti mortali derivanti da esumazioni ed estumulazioni massive; sicuramente si dovrà curare l’introduzione di criteri “industriali” nella gestione dei servizi cimiteriali, ma il cimitero non deve perdere la sua funzione di concentrato di servizi al trattamento ed alla cura dei morti, cioè non deve perdere o snaturare la sua natura, la sua essenza.
Compito arduo, compito che fa tremare i polsi e sicuramente non invidiabile.

Ci sono, oggi, menti forti ed illuminate per affrontare questi impegni? Non lo so e non mi azzardo a formulare ipotesi; nel mio piccolo sollecito la ripresa di attenzioni nuove all’uso delle strutture obbligatorie nei cimiteri, a partire dalle spesso vituperate Camere Mortuarie, delegandole ad adempiere a nuove funzioni in un quadro generale che veda, da un verso lo sviluppo, nel mondo funebre, delle nuove strutture di servizio, quali le “case funebri”, come aggregazione di un nuovo modo di svolgere l’attività funebre e con lo sviluppo dei nuovi servizi che sono richiesti dalle famiglie, dall’altro lo sviluppo dell’accoglienza finale dei defunti, all’interno dei cimiteri, luoghi di servizio e di collegamento tra vivi e defunti capaci di sviluppare servizi adeguati alle nuove domande, senza che questi due mondi snaturino la loro natura e la loro funzione occupando spazi non propri.

Giovanni Caciolli

Vicepresidente nazionale Federcofit


Cimitero Flaminio: intervista su ADN Kronos

Coronavirus, crematori ingolfati, bare all'aperto e loculi carenti: l'allarme delle agenzie funebri

Loculi carenti, manufatti fatiscenti, camere mortuarie piene, forni ovunque sotto stress con tempi di cremazione biblici e file di cadaveri accantonati nelle bare all'aperto al romano cimitero Flaminio: è Giovanni Caciolli, segretario nazionale di Federcofit, Federazione del comparto funerario italiano, a descrivere un sistema in forte difficoltà "per ragioni storiche, dato che i cimiteri sono stati trattati negli ultimi 15 anni come luoghi su cui risparmiare a partire dal personale, che scarseggia. Tra le conseguenze, il riempimento delle sale mortuarie di cadaveri in attesa di funerale perché non si può concludere un servizio funebre oltre un certo orario".

"Il forno non è uno strumento elastico. Dunque, su un numero attuale di circa 700 decessi in più al giorno rispetto alla media degli altri anni nel territorio nazionale, l'attività dei forni è certamente sotto stress. Ancora fortunatamente non ci sono criticità, a parte il caso di Roma. Ma la situazione -avverte- ovunque va tenuta sotto controllo".

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