Legge ligure sulla funeraria: scomposta reazione del no-profit

INCOMPRENSIBILE ACCODAMENTO DI IMPORTANTI COMPONENTI POLITICHE

Colpisce la scomposta reazione dalla Pubblica Assistenza di La Spezia contro l’approvazione delle Legge della Regione Liguria sulla funeraria.

Prima di tutto perché da lungo tempo la proposta di legge è stata presente nella competente Commissione Consiliare e nessuno può dire, od avanzare solo il sospetto, che sia stata approvata all’insaputa di tutti ed in qualche segreta stanza, in secondo luogo perché le disposizioni contenute, ed oggetto delle scomposte reazioni, sono state approvate dalla grande maggioranza delle Regioni italiane, a partire dalla democraticissima Emilia Romagna, nel lontano 2005, alle, più recenti, Sardegna, Basilicata, per citare le più recenti, governate, al momento dell’approvazione, da maggioranze di centro-sinistra, per non parlare delle modifiche apportate dalla Regione Lombardia, tra l’altro passate anche al vaglio dalla Cassazione dopo l’impugnativa del Governo.

Certo è comprensibile, anche se assolutamente non condivisibile, che l’associazione spezzina si lamenti per la caduta di assurdi privilegi di cui hanno goduto fino ad oggi: l’assenza di oneri fiscali derivanti dagli utili di attività universalmente riconosciute come “attività imprenditoriali”.

La norma ligure, come le tante norme regionali approvate, riconosce l’attività funebre come “attività imprenditoriale” e, conseguentemente, esercitabile da soggetti imprenditoriali: si tratta di riconoscimento “universale” che non può essere ridotto, se non con qualche marcato elemento di malafede, a “privilegio per il privato”, né può essere collocato al di fuori delle elementari condizioni di una “corretta concorrenza”.

Si afferma, se abbiamo ben compreso, che la legge mette in discussione trenta lavoratori, con le rispettive famiglie; significa, allora, che una importante azienda funebre con ben trenta dipendenti (nel settore funebre aziende con trenta dipendenti si contano sulle punta di due o tre mani, non di più), come la pubblica assistenza di La Spezia, vive e mantiene occupati ben trenta addetti perché può usufruire dei vantaggi fiscali riconosciuti alle attività On-lus e, quindi perché evade dalla corretta concorrenza necessaria in un paese civile.

Come hanno fatto molte organizzazioni On-lus di varie regioni, anche in Liguria si proceda ad istituire strutture societarie “regolari”, come suggerisce la norma approvata; ne seguirà, come testimoniano molte associazioni, un beneficio importante per tutti perché ci si misurerà con il “mercato funebre” facendo leva sulla professionalità e sulle capacità imprenditoriali.

Certo, se le rimostranze della Pubblica Assistenza possono essere perdonate stante la caduta di privilegi sicuramente utili alla vita di questa organizzazione, ma ugualmente inaccettabili, meno comprensibili sono le posizioni, bassamente e strumentalmente elettoralistiche di “politici” quasi accorsi (un po’ tardivamente) al capezzale di un moribondo.

Le norme liguri sottolineano la natura professionale ed imprenditoriale delle attività funebri e, nel rispetto delle segnalazioni e dello spirito degli interventi dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, definiscono le incompatibilità rispetto a queste attività al fine di evitare il costituirsi di posizioni dominanti sul “mercato funebre”. Queste incompatibilità valgono per tutti gli operatori in ugual misura, operatori privati ed operatori cosiddetti no-profit. Se gli operatori privati in gran parte del territorio nazionale sono obbligati a “separazioni societarie” o soluzioni analoghe, sicuramente dolorose, per tutelare corrette condizioni di concorrenza (che vanno sempre a vantaggio degli utenti) senza dover “svendere” rami di azienda od attività diventate “incompatibili”, non si comprende perché da tali obblighi debbano essere esentati gli operatori no-profit o, più genericamente, le On-lus.

Le On-lus, organizzazioni di prestigio e di grande utilità sociale, si trovano di fronte ad un importante passaggio perché rappresenta una grande opportunità di crescita professionale delle loro attività: strutturare le loro attività funebri in termini assolutamente paritari con gli altri operatori e, conseguentemente, rinunciando a quegli “sconti” che creano sia impropri vantaggi, sia minore qualità nei servizi offerti, puntare sulle leve di successo della funeraria, qualità e professionalità, puntualità e rispetto, rappresenta la vera prospettiva per tutti gli operatori, privati, “pubblici” e “sociali”.

Cristian Vergani
Presidente nazionale Federcofit

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