Ordinanza 655: cadrà tutta sulle nostre spalle!

Con una nota del 29 Marzo 2020, ANCI e Utilitalia,  hanno voluto ricapitolare i  contenuti dell’Ordinanza n°655 del 25 marzo 2020 emessa dal Capo del dipartimento della
protezione civile circa le disposizioni emergenziali per tumulazioni, inumazioni e soprattutto cremazioni promettendo orientamenti che ne facilitino l’attuazione.

La sorpresa, francamente inaccettabile, è che le disposizioni governative, soprattutto per le drastiche limitazioni dettate per la cremazione, ricadranno, oltre che sulle famiglie colpite da questa tragedia, sulle pompe funebri, trattate come carne da macello.

Infatti, secondo ANCI e Utilitalia:

1. …(si fa riferimento al termine di 24 ore di tempo da parte delle famiglie per esprimere le volontà di scelta in merito alla sepoltura)… Sarà inoltre necessaria la collaborazione del personale delle imprese funebri per informare di queste nuove norme i familiari dei defunti, affinché esprimano rapidamente la loro manifestazione di volontà, anche per via telematica all’ufficio comunale competente

2. In caso di impossibilità a seguire la volontà del “de cuius” in merito alla cremazione per saturazione dei crematori della provincia, entro tre giorni dal decesso, vi è l’obbligo di inumazione o tumulazione. Si rileva che, non essendovi esplicito divieto di ricerca e, in caso di disponibilità, di utilizzo di crematori fuori dalla Provincia del Comune in cui avviene il decesso, ciò sia dunque possibile, purché entro il termine dei tre giorni dal decesso come prevede il decreto. 

La circolare oltre a ripetere quanto esposto dall’ordinanza in questione scarica sugli operatori funebri il compito di informare i cittadini, quindi le famiglie colpite dal lutto per coronavirus, in merito alle limitazioni introdotte come se fossero organi dello Stato, dipendenti pubblici cioè.

Come sempre, e con la “necessaria collaborazione”, saranno le imprese funebri che si dovranno caricare sulla schiena l’infelice compito di comunicare alle famiglie questa invasiva disposizione che potrebbe anche andare in netto contrasto con le volontà che la famiglia aveva maturato e scelto.

In caso di cremazione saranno sempre le imprese che, cercando a tutti i costi di soddisfare le ultime disposizioni del defunto, dovranno fare il giro delle sette chiese per trovare un crematorio che abbia la capienza per accogliere il feretro entro tre giorni e nel caso in cui non lo dovessero trovare dovranno “dirottare” la scelta verso l’inumazione o la tumulazione.

Dovremo, quindi, trattenere le famiglie ulteriore tempo negli uffici delle nostre imprese (cosa che stiamo tutti cercando di evitare il più possibile) alla ricerca di un crematorio libero oppure fino a quando riusciamo a capire in che direzione è possibile procedere per poter successivamente completare correttamente le diverse istanze da depositare in Comune?

Senza, poi, considerare le tante domande che si pongono:

  • saranno a completo carico delle famiglie gli ulteriori costi di trasferimento alla ricerca di un agognato crematorio fuori Provincia?
  • non sarebbe stato meglio creare un confronto con le Federazioni del settore sulle modalità di applicazione di una norma così straordinaria?
  • chi vigila sul rispetto del termine tassativo dei tre giorni oltre i quali i crematori dovrebbero chiudere le proprie liste di attesa?
  • chi vigila che le imprese adottino, tutte, i medesimi obblighi per evitare che si creino figli e figliastri?
  • …e tante altre domande.

Ci saremmo aspettati ben altre indicazioni e suggerimenti soprattutto ai soggetti cui spettano queste decisioni: ai comuni.

In primis: non potrebbero, o meglio dovrebbero, i comuni, trasmettere alle imprese del proprio territorio le disposizioni applicative della norma ministeriale attraverso una comunicazione tale da fornire agli operatori un adeguato strumento al quale appoggiarci per supportare una imposizione così violenta e senza precedenti?

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