Biella, lo scandalo del forno crematorio continua

Un servizio delle IENE (clic su questo collegamento per visualizzare il servizio) ritorna giustamente e pesantemente sui fatti che hanno riguardato la gestione del crematorio di Biella riproponendo temi che periodicamente esplodono nel settore.

Se (volesse Dio) venissero verificati e accertati i fatti denunciati ci troveremmo difronte ad una regressione dell’essere umano al pari di gerarchi di guerra con comportamenti più bassi di qualsiasi abbietta morale.

Ingordigia e cupidigia e fame di inseguire denaro veloce e facile sputando sulle lacrime della gente.

Conseguente sputtanamento del settore funebre e distruzione di qualsiasi rapporto di fiducia tra famiglie e impresa funebre in poche parole disintegrazione della propria attività e di tutti quelli che fanno il tuo stesso lavoro. Soppressione di una categoria.

Ancora una volta, dopo gli scandali di Massa Carrara (crematorio a gestione pubblica) ed altri a seguire, lo scandalo di Biella vede coinvolta in prima linea una famiglia titolare anche di un’attività funebre e ripropone il tema della gestione dei servizi funerari in genere e dei controlli, troppo spesso carenti o addirittura inesistenti da parte degli organi competenti.

Un Sindaco che si nasconde dietro ad un dito imputando ad una famiglia un comportamento indegno e  successivamente afferma di non poterci fare nulla e di non cessare l’appalto in quanto in capo ad una azienda e non ad una persona fisica e sbandierando terrificanti penali a cui dover far fronte. Lo stesso Sindaco che, quale responsabile della tutela dei propri cittadini, avrebbe dovuto controllare (con piena facoltà) cosa stesse accadendo nella struttura di sua pertinenza.

Ora con il gioco delle tre carte si cambia mazziere e le persone in capo all’azienda gestore del forno vengono sostituite con altre del medesimo nucleo familiare!!!

Una documentazione allucinante, come quella esposta dal servizio delle IENE, non può e non DEVE venire a galla solo quando insorgono conflitti interni alle aziende tra titolari e dipendenti oppure a seguito della nascita di una spontanea morale nella testa del singolo addetto.

Un Comune che affida/esternalizza DEVE prevedere successive azioni di controllo in merito agli obblighi assunti dai gestori imponendo il rispetto degli accordi sanciti dall’appalto. Purtroppo queste verifiche non avvengono praticamente MAI. Un esempio su tutti: le gestioni cimiteriali spesso vengono disattese con la conseguenza che i cimiteri versano in condizioni peggiori di quando venivano gestiti direttamente dai Comuni stessi.

La vigilanza rappresenta la sola e vera azione di contrasto agli abusi e la sola tutela dei sacrosanti diritti delle famiglie che non possono rimanere con l’atroce dubbio di andare a piangere o abbracciare ceneri che non siano effettivamente quelle dei propri cari.

Bisognerebbe che le istituzioni ed i comuni vagliassero e mettessero sotto una SERIA lente di ingrandimento il soggetto privato con cui intendono operare creando appalti che vadano a risolvere le vere problematiche e non basandoli solo ed unicamente sulle offerte al massimo ribasso!!!

Il problema non è il pubblico o il privato!!! Non si può arginare il problema riportando e/o restringendo tutto in ambito puramente pubblico. Sarebbe anacronistico e ideologicamente sbagliato.

Pensiamo al settore della sanità in Italia; esiste la sanità pubblica, quella privata e quella privata  convenzionata (vale a dire che percepisce denaro pubblico per operare). Pensiamo solo per un attimo di riportare TUTTO il settore sanitario unicamente in ambito pubblico e proviamo ad immaginare che impatto avrebbe sulla cura dei cittadini…

Le regioni erogano miliardi di contributi al settore sanitario privato il quale ha di fatto sostituito in alcuni ambiti in toto quello pubblico (es: RSA, RSD, Ospice, Caregiver, etc etc).

La corretta direzione non è quella di imporre veti statalisti difronte ad una evidente e diffusa privatizzazione, ma di verificare e porre seri limiti di solidità, credibilità e solvibilità quali requisiti indispensabili nella stesura degli appalti di esternalizzazione di un servizio, qualsiasi esso sia.

Dietro la ferma intenzione di mantenere il crematorio esclusivamente in ambito pubblico non leggiamo nessuna tutela o morale alla difesa del cittadino nei confronti del cattivo e spregevole privato, anzi, interpretiamo una forte volontà di mantenere il veto nei confronti di una sicura fonte di reddito (le cremazioni) che spesso raddrizzano i bilanci Comunali sgangherati.

Il privato non è sempre e per forza cattivo e non è sempre e per forza buono, va preventivamente sondato, pesato e analizzato e successivamente controllato e vigilato (ben comprendendo che questo comporta impegno, lavoro e risorse da parte dei Comuni che spesso non hanno o non danno).

Ora attendiamo con fiducia l’azione della magistratura, con tempi, purtroppo, troppo lunghi, nella speranza di un’azione rigorosa e speriamo esemplare, contro abusi ed irregolarità accertate.

Al di là delle imprecisioni e delle generalizzazioni del servizio giornalistico ed al di là, ugualmente, del fatto che gli interessati non fanno parte della nostra Federazione, vogliamo esprimere parole chiare su queste vicende.

Prima di tutto vogliamo sottolineare che, per fortuna di tutti, operatori ed utenti, nel nostro paese la stragrande maggioranza di questi servizi risponde a requisiti di correttezza e garanzia di livello altissimo sia nelle gestioni dirette da parte dei comuni sia nelle gestioni affidate, nei vari modi possibili, ad operatori “privati”. Numerosi sono gli impianti di cremazione che operano nelle regioni contermini che offrono queste certezze ai cittadini che affidano loro i trattamenti cimiteriali dei propri defunti.

In secondo luogo, vogliamo richiamare il Sindaco di Biella alle responsabilità dell’Amministrazione nel garantire i propri cittadini e nel rassicurarli sulla correttezza dei servizi offerti. Certo è doveroso attendere gli esiti delle indagini di giustizia in corso ma solleva molte perplessità l’incapacità, così appare, dell’Amministrazione di tutelarsi a fronte di un operatore accusato, con tante e tali documentazioni, di non rispettare i diritti dei cittadini di quel comune.

Infine anche queste vicende ripropongono con evidenza la necessità che la “politica” affronti i temi della funeraria che da troppo tempo, ormai da 30 anni, attende l’aggiornamento normativo capace di governare un settore che ha subito una enorme evoluzione: non si può governare la realtà di oggi con le regole vecchie e superate del secolo scorso.

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