Se non sai cosa scrivere, fai un po’ di spirito sulle pompe funebri

Una mattina ci siam svegliati e abbiam trovato l’invasore pure noi: il solito “articolo di colore sui cassamortari”, addirittura con la battuta (veramente infima) su cosa fossero le pompe in cui il nostro Comparto è specializzato.

Il signor Filippo Facci, che un tempo faceva il giornalista politico e di cui ricordiamo ben altri verve e coraggio, quando però i pregiudizi e luoghi comuni colpivano lui personalmente perché nella sua carriera c’era l’aver lavorato dal quotidiano di partito travolto da Mani Pulite, ieri evidentemente non sapeva come riempire i fogli che per contratto deve scrivere per il compassato quotidiano di indole britannica per cui lavora… così s’è dato al repertorio più bieco.

Una spruzzata di sospetto criminale, il disprezzo per le organizzazioni del comparto, lo humor sul fatto che ai nostri Assistiti siano proposte “simpatiche casse da morto in diversi materiali nonché ogni genere di mezzo per trasportarle, comprese autofunebri di Maserati e Jaguar che raramente però superano i limiti di velocità”, la precisazione che “per chi non lo sapesse, l’espressione «pompe funebri» non corrisponde ad atti sessuali terminali” e via in un ottovolante di sapide arguzie.

Caro Facci abbiamo tutti un mutuo da pagare, perciò la perdoniamo per questi luoghi comuni, sappiamo bene quanto siano esose le banche…

Battute a parte, mentre tutti si stracciano le vesti per le fake news nessuno sembra accorgersi del fatto che la stampa istituzionale è addirittura peggio dei troll di Facebook: passa le sue giornate ad attingere acqua avvelenata dal pozzo dei pregiudizi per innaffiare le vendite delle proprie copie o gli accessi ai propri portali di “informazione”, alimentando l’odio sociale la superficialità.

Se la nostra vita politica e civile è oramai ridotta a una corrida, lo dobbiamo anche a certa stampa, che la propria missione costituzionale l’ha dimenticata da molto.

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