Da censore e persecutore a compassionevole e accorato difensore delle “vergini”

Non è passato molto tempo, e tutti ne portiamo ben impresso nella memoria il ricordo, da quando il nostro Fogli, massimo dirigente di Sefit (si potrebbe dire la SEFIT stessa) pontificava nell’Aula Nassirya al Senato, in rappresentanza del Sen. Vaccari e di altra compiacente compagnia, sui contenuti di una Riforma che, finalmente, avrebbe tolto la funeraria italiana dalle secche dell’immobilismo di tutti i soggetti in campo, Parlamento, Istituzioni e Federazioni del settore.

Due erano gli assi portanti di questa salvifica Riforma: la drastica riduzione del numero delle Attività funebre (4 addetti obbligatori) e soldi pubblici per rimpinguare le casse dei cimiteri in gravi ambasce (€ 30 a servizio funebre e 20% della TASI).

Per risolvere il primo problema, il nostro aveva escogitato la creazione di uno sbocco “onorevole” per gli operatori piccoli e cattivi (mai equazione radicalmente falsa è stata cosi funzionale ed utile): trasformarsi in “agenti monomandatari” delle imprese più grandi e rinunciare al proprio mercato a vantaggio di tali imprese (gli agenti monomandatari non possono fatturare ai clienti ma solo alle aziende mandanti).

Certo non è meccanica la riduzione degli effettivi punti vendita, tra quelli diretti delle imprese funebri sopravvissute e quelli aperti dagli “agenti monomandatari”; si fida, però, perché la speranza, “ultima speme”, fugge solo i sepolcri, che i cosiddetti grandi abbandonino le vesti del lupo per indossare quelle dell’agnello. Soluzione, quindi, tutto fuorché credibile.

Per risolvere il secondo problema il nostro escogita una soluzione ancora meno faticosa e difficile: destinare al comparto cimiteriale maggiori risorse tout court e per legge. I sindaci destinino il 20% della TASI ai cimiteri e la legge obblighi gli operatori funebri a versare per ogni servizio funebre una tassa di € 30,00 che ricadrà, ovviamente, sulle famiglie. Quella che è stata definita da tutti la “nuova tassa sul morto”.

In conclusione, nuovi prelievi (nuove tasse) e botte in testa ai piccoli.

Sappiamo come è andata a finire con il blocco della discussione determinato dalla Commissione Bilancio che chiedeva calcoli precisi in merito ai costi ed ai ricavi delle modifiche fiscali proposte. Ma di questo abbiamo parlato a lungo nel corso di questi anni.

La meraviglia che, invece, deve essere sottolineata sta nelle posizioni espresse dallo stesso Fogli, a nome di Sefit, nel corso dell’Audizione svoltasi lo scorso martedì 1 ottobre presso la Commissione competente della Camera dei Deputati. Ascoltando Fogli sembrava di ascoltare l’avv. difensore delle piccole imprese contro i moloch rappresentati dai Centri Servizio o “attività funebri ausiliarie”; siamo andati, allora, a leggere quanto scritto nella memoria consegnata e resa pubblica dalla Commissione parlamentare perché, come si dice, verba volant, scripta manent. C’è da rimanere basiti: il DDL Foscolo-Bellachioma, che Federcofit ha sostenuto e sostiene al pari di quello Gasparini nella passata legislatura, sostiene il nostro, “inasprisce la concorrenza dei micro operatori funebri e, inserendo pesanti barriere all’ingresso, rende necessario il loro ricorso a operatori di livello superiore ….”, “… si introducono barriere all’ingresso o alla permanenza nel settore da parte degli operatori funebri ….”, “… il PDL (la proposta Foscolo-Bellachioma) favorisce le concentrazioni di impresa, o meglio la dipendenza delle più piccole dal sistema delle imprese funebri  ausiliarie e/o da quelle dotate della casa funeraria”, “non individua soluzioni che favoriscano l’aggregazione volontaria dei piccoli operatori funebri, che invece rischiano l’estinzione o la sudditanza dai grandi”… .

Allora, al di là delle considerazioni, che potremo avere molte occasioni per svolgerle, circa le forzature, le imprecisioni, le interpretazioni strumentali e le falsità o bugie, che dir si voglia, espresse a voce e contenute nello scritto di questa memoria, non sappiamo se gioire o essere particolarmente preoccupati da questa clamorosa giravolta dell’ingegnere e di Sefit. Per intendersi dobbiamo essere contenti per avere conquistato un altro soggetto, e che soggetto!, alla difesa delle “vergini” o viviamo anche in Sefit il segno dei tempi, la totale scomparsa, cioè, di ogni duraturo ancoraggio alle proprie convinzioni ed alla propria storia e la svendita dei propri convincimenti pur di, come dire, recuperare un treno in corsa?

Sarebbe un guaio perché, come diceva un vecchio filosofo, non si deve ripiombare in una notte buia dove tutte le vacche sono nere, e perché perderemmo, nel percorso lungo e faticoso per dare a questo paese una nuova ed adeguata normativa per la funeraria, un interlocutore importante che, pur portando la storica responsabilità della decadenza dei cimiteri italiani, può, in ogni caso, fornire preziosi contributi di esperienza su questi temi.

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