TAR Lombardia: i comuni non possono vietare case del commiato per il saluto del defunto a bara aperta

Con la citata sentenza, il T.A.R. di Milano ha esaminato il caso di Cadrezzate, un piccolo comune del varesotto, che nel modificare il piano del governo e delle regole, aveva inserito delle prescrizioni che di fatto impedivano ad imprese funebri private la creazione sul territorio comunale di sale del commiato destinate all’estremo saluto del defunto a bara aperta, consentendo tali realizzazioni esclusivamente all’interno del perimetro dell’esistente cimitero comunale.

L’impresa funebre che aveva da anni in corso la relativa pratica comunale per l’edificazione della propria sala del commiato (più volte indicata nelle relative istanze e relazioni tecniche depositate in comune come “sala destinata all’estremo saluto del defunto a bara aperta”), in esito alla notifica del provvedimento che autorizzava la creazione della sala, ma ne limitava l’uso a bara chiusa, aveva impugnato il relativo provvedimento comunale, chiedendone la declaratoria di nullità e/o l’annullamento inter alias per la manifesta contrarietà ai criteri ed ai limiti fissati in materia dalla normativa regionale lombarda (Regolamento Regionale n. 6 del 09.11.2004) cui i comuni lombardi devono attenersi e chiedendo il ristoro danni.

Nell’accogliere il proposto ricorso, anche in punto di ristoro danni in termini diversi dal richiesto, il T.A.R. argomentava che nel dettato della normativa regionale (in particolare art.li 2 e 42) non erano ravvisabili i limiti dettati dal comune resistente in sede di modifica del piano delle regole rilevando espressamente che, in tale normativa, “non si rinveniva alcuna preclusione all’utilizzo delle sale del commiato a bara aperta, rilevandosi anzi tale destinazione intrinseca nella funzione tipica di tale struttura”.

Avv. Federico Pizzonia
Avv. Vito Pizzonia

 

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