Il bastian contrario

Non avevamo alcun dubbio che SEFIT, l’onnisciente organizzazione dei cosiddetti operatori “pubblici”, notasse le incongruenze presenti nel testo dell’art. 72 del nuovo testo normativo sulla funeraria approvato dal Consiglio Regionale della Lombardia e pubblicato sul B.U.R.L.

Se ne è parlato a lungo in questi giorni tra gli addetti ai lavori e, come si conviene alle persone informate e, soprattutto, attente, abbiamo fatto le ricerche che Sefit, evidentemente in altre faccende affaccendata, non ha avuto tempo di fare.

E’ vero, nel testo pubblicato sul B.U.R.L le disposizioni risponderebbero a quanto denunciato da Sefit e cioè: Vengono previsti obblighi di comunicazione del trasporto di salma nei modi stabiliti al comma 4 dell’art. 72. Situazione che prevede una comunicazione dell’impresa funebre al comune di decesso.

E poi sarà il comune di decesso a comunicarlo (prima della partenza) al comune di destinazione e all’ASST competente per a visita necroscopica. …. E quindi in orario di chiusura degli uffici non se ne parla proprio di trasportare salme alla casa funeraria”, a giustificazione di un titolo liquidatorio “LR 25/2019 della Lombardia: tante norme sulle case funerarie e poi è difficile fare i trasporti di salma”.

Ma la voglia di criticare per fare il “bastian contrario” senza la dovuta attenzione e documentazione gioca brutti scherzi.

Abbiamo seguito, come tutti ben sanno, in considerazione dell’importanza del provvedimento per l’intera categoria, l’iter della Legge Regionale 25/2019, partecipando anche alla discussione finale del testo ed alla sua approvazione nella seduta del Consiglio Regionale Lombardo.

Non avevamo notato l’incongruenza rilevata, ma rileggendo il testo pubblicato ed incrociandolo con i testi approvati dal voto del Consiglio abbiamo scoperto che il testo pubblicato non corrisponde a quello approvato: c’è un “che” al posto di un “e”.

La ratio iniziale era quella di collocare l’obbligo di comunicazione in capo all’impresa e non al comune di decesso.

Ci viene comunicato, tra l’altro, che il Consiglio Regionale sta già, doverosamente, provvedendo a fare emanare un’errata corrige dello stesso B.U.R.L.

Il testo diverrebbe così:

ARTICOLO 72 (trasporto funebre)

  1. Il trasporto della salma è comunicato dall’impresa funebre al comune in cui è avvenuto il decesso e ne dà comunicazione, prima della partenza, al comune di destinazione e alla ASST cui compete l’effettuazione della visita necroscopica.

 

Quindi non si prospetterebbero notti bianche negli uffici comunali, assunzioni in massa di orde impiegatizie amministrative o ingorghi da week end o festivi che impedirebbero in tutto e per tutto lo spostamento salma come richiesto dalle famiglie verso le abitazioni o case funerarie.

Evidentemente anche dopo quasi 20 anni di vigenza del trasferimento/trasporto di salma a bara aperta non ci si rassegna a svincolare questo trasferimento dalla formale “autorizzazione al trasporto funebre” comunale e quindi al vincolo dei Comuni e del loro addetti.

Il trasporto o trasferimento di salma non è un trasporto funebre come lo si è sempre inteso “dal luogo di decesso o di sigillatura del feretro fino al cimitero, ecc., ecc.” a bara chiusa e sigillata.

Certo, come già previsto nel passato da Regione Lombardia con specifiche Circolari, la Legge esplicita che questo trasporto potrà essere effettuato anche dopo l’accertamento di morte al fine di non penalizzare le famiglie che, per esempio, abbraccino la donazione di organi. Ci sembra cosa buona e giusta e tale da non inficiare la normativa che rilascia alla formulazione della “autorizzazione alla sepoltura” dell’Ufficiale di Stato Civile la concessione dell’Autorizzazione al trasporto funebre, quello vero, non quello a bara aperta della salma.

Certo non sfugge la malizia e la voglia di complicare sempre le cose nella gestione delle attività funebri da parte di SEFIT, e non solo in Lombardia.

Constatiamo che nonostante i profusi sforzi volti inizialmente ad ostacolare il testo di Regione Lombardia ed altri testi giacenti in altre Commissioni Regionali (Liguria e Lazio), hanno portato al risultato finale non riuscire comunque ad arrestare un processo di aggiornamento ed attualizzazione di normative vetuste e non più in grado di soddisfare esigenze delle famiglie utenti volte a garantire nuovi processi di sviluppo e trasparenza per le imprese funebri.

L’antipatico e di “Sordiana memoria” monito lanciato in occasione delle audizioni lombarde: “signori … e questo è solo l’inizio” ci risulterebbe, al momento, privo di efficacia. Ci paventavano piani ben precisi volti alla riconquista del funebre da parte di una componente “pubblica” … staremo a vedere e a vigilare sicuramente.

In tutto questo notiamo una informazione con un preciso intento volto unicamente a non creare presupposti di crescita o di correzione costruttiva, ma invece indirizzata a cercare di destrutturare concetti che dovrebbero (da tutti) essere accolti come aria fresca in sostituzione di atmosfere stantie e polverose.

Tornando a considerazioni generali di noi noiosi burocrati, se la tipologia di osservazione di questo errore fosse stata riportata con dovizia e solerzia, come accaduto molte altre volte in passato, in modo costruttivo sarebbe rimasta immutata la stima nei confronti di chi poneva la condizione.

Notiamo una costante deriva strumentale volta a riportare concetti sia agli operatori del settore che alla componente politica, che non ha affatto un sapore di analisi o di critica costruttiva, ma bensì di un puro italico diversivo per cercare di far rimanere in una condizione di stallo il settore privato funebre legandolo allo storico immobilismo e lentezza del settore pubblico e non prendendo in considerazione il primario attore di questa tragedia che è la famiglia.

Jolly Roger

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