Biella: sigilli al forno crematorio

La notizia ha fatto scalpore, anche perché l’impianto di Biella ha un bacino d’utenza più ampio della provincia piemontese (serve anche alcune imprese dell’area comasca).

Il procuratore della Repubblica di Biella Teresa Angela Camelio parla di «lugubre catena di montaggio della morte», una definizione sicuramente adatta ad attirare l’attenzione di stampa e pubblico ma, di là dalle opinioni, restano i fatti che sarebbero stati accertati: ossa frantumate a colpi di pala, ceneri umane gettate nell’immondizia, corpi estratti dalle bare e ammucchiati in scatole di cartone per poi essere bruciati a due a due.

L’indagine ha condotto all’arresto del responsabile del forno crematorio della città piemontese e al sequestro dell’impianto.

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