CAMPANIA: LA LEGGE CHE UCCIDE. Può iniziare una vera e propria mattanza

Era preannunciata, ora è diventata realtà: l’azione di controllo e di rispetto delle normative regionali a seguito delle ultime disposizioni della Giunta Regionale ha dato avvio a una irragionevole mattanza di imprese funebri.

A Salerno, il SUAP ha notificato l’immediata cessazione delle attività di onoranze funebri D’Ascoli, Aufiero e Pergola.

Si tratta di imprese che si arrangiano? Che svolgono servizi fuori da ogni criterio? Imprese nuove che tentano improvvidamente l’avventura? NO! Si tratta di imprese funebri che operano da molto tempo sul mercato salernitano; semplicemente non hanno i requisiti organizzativi previsti come obbligatori dalla Regione, nonostante le osservazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e cioè i quattro necrofori con contratto di lavoro continuativo. Non hanno questi requisiti perché si vogliono arrangiare o perché non hanno un mercato sufficiente a dotarsi continuativamente degli addetti previsti dalla Regione?

La risposta, crediamo, è intuibile perché sulla propria esistenza non si gioca, in genere.

La domanda da porsi, allora, è quante siano, in Campania, le imprese funebri che non sono in grado di dotarsi dei requisiti strutturali ed organizzativi disposti dalla Regione. La risposta, per onestà intellettuale, è, senza ombra di dubbio, la maggioranza, comprese, in numero consistente, quelle che utilizzano il paravento del Consorzio per superare i vincoli imposti dalla Regione.

La conclusione sugli effetti delle disposizioni di legge regionale è, ovviamente, amara: ai tanti disoccupati se ne aggiungeranno altri che avrebbero potuto continuare il proprio lavoro seriamente e con efficacia, defraudandoli di un “mercato”, modesto quanto vogliamo, ma conquistato con la costanza ed il proprio sudore.

Amara per varie ragioni: non solo per l’inefficacia delle nostre proposizioni e sollecitazioni dato che pur avendo, fin dall’inizio, dieci anni addietro, invocato e propugnato soluzioni diverse (vigenti in tutte le Regioni che hanno deliberato sulla materia) non abbiamo avuto risultati positivi ma anche, e soprattutto, perché le soluzioni adottate non rappresentano il superamento delle diffuse irregolarità e la garanzia di una prospettiva virtuosa. Semplicemente si è definita una nuova divisione del mercato funebre a vantaggio di alcuni, i più grossi, e contro altri, le attività minori in una sorta di semplificazione “politica” che assomiglia tremendamente alle soluzioni discusse nei bar o nelle barberie (per risolvere il problema basterebbe…) senza affrontare una coerente disamina della complessità delle attività funerarie. Non solo, dobbiamo mettere in conto anche il conflitto che le disposizioni adottate accelereranno e svilupperanno esponenzialmente all’interno del settore tra i “grandi”, cosiddetti, ed i “piccoli” quasi che si possa interpretare la funeraria con una lettura manichea dove il male sta da una sola parte.

Sicuramente questi risultati chiamano in causa anche le nostre inefficienze ed i nostri limiti organizzativi.

Non vogliamo insegnare niente a nessuno; siamo, però, convinti che la soluzione debba vedere la possibilità, adottata dalla generalità delle Regioni italiane, di una sorta di “avvalimento”, di alcuni tra i requisiti, da parte di consorzi o centri servizio od, ancora, altri operatori funebri, nella certificazione dei requisiti aziendali al fine di tutelare l’utenza e l’intero sistema delle attività funebri senza sconti per nessuno. Quindi, certamente, come abbiamo detto e formalmente proposto nelle ipotesi normative nazionali e regionali, mettendo sotto stretto controllo l’intero sistema con vincoli strutturali ed organizzativi sia per gli “avvallanti” sia per le singole imprese che utilizzano l’“avvalimento”.

Il futuro ci dimostrerà se abbiamo visto giusto oppure no.

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