Sassari: salme e cadaveri spostate illecitamente

Federcofit è intervenuta, coinvolgendo la Procura della Repubblica di Sassari e le massime Autorità competenti per fare cessare una situazione illecita che auspichiamo tragga giustificazione dalla non conoscenza della attuale normativa in vigore nella regione Sardegna perché non vogliamo pensare all’instaurarsi di rapporti poco trasparenti.

All’att.ne ill.ma Procura della Repubblica di Sassari

e p.c. ill.mo Presidente della Regione Sardegna

e p.c. Assessore alla sanità Regione Sardegna

e p.c. ill.mo Sindaco di Sassari

e p.c. ASL 1 Sassari

e p.c. AOU Sassari Dott. Contu Via Coppino 26 (SS)

 

Oggetto: Segnalazione illecito spostamento salme/cadaveri Sassari.

La scrivente Federcofit Federazione Comparto Funerario Italiano avendo, come sempre, la finalità di tutelare nella massima misura la regolarità delle attività funebri per salvaguardare la corretta concorrenza tra imprese ed il rispetto dei diritti delle famiglie colpite da eventi luttuosi, sottopone all’attenzione dell’Ill.ma Procura di Sassari un dannoso susseguirsi di eventi che vedono coinvolti anche i destinatari della presente segnalazione-esposto.

Dalle informazioni in Nostro possesso risulterebbe che la struttura denominata Casa Funeraria San Pietro con sede in Sassari in Via delle Croci, sia stata autorizzata dal Comune di Sassari ad operare con lo scopo di accogliere al suo interno sia salme che cadaveri per la prosecuzione dell’osservazione e della veglia funebre su richiesta degli aventi titolo.

Inoltre veniamo a conoscenza che la Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari nella persona del Direttore sanitario Dott. Contu, indica ed autorizza il trasferimento delle salme decedute nella struttura da lui amministrata alla Casa funeraria su richiesta e compilazione di moduli internamente concepiti allo scopo di continuare la veglia funebre (vedi allegato 1).

Si tratta di palesi illeciti che trarrebbero giustificazione, come noi speriamo, dalla non conoscenza della attuale normativa in vigore nella regione Sardegna perché non vogliamo pensare all’instaurarsi di rapporti poco trasparenti tra la struttura sanitaria e l’attività funebre in questione.

In Sardegna vi è, purtroppo, una totale assenza di normative regionali per la disciplina in materia funeraria o necroscopica e per questo genere di questioni si deve fare riferimento al DPR 285 del 1990 (Regolamento di polizia mortuaria) che non contempla la possibilità di alcuna “casa funebre” adibita all’osservazione delle salma od alla veglia funebre privata.                                                                                                              Le Regioni che hanno deciso sinora di legiferare in questo senso ( 15 regioni su 20 ) hanno equiparato le caratteristiche costruttive ed impiantistiche delle case funerarie private con quelle delle camere mortuarie rifacendosi al D.P.R. 37 del 14 gennaio 1997, poiché se la salma deve proseguire il suo percorso di osservazione e/o esposizione ai parenti è ovvio che tale luogo deve possedere i medesimi requisiti della struttura sanitaria al fine di poter garantire la sicurezza e l’incolumità della salute.

Sembrerebbe che la struttura indicata dall’Azienda Sanitaria e dal Presidio ospedaliero, di cui all’allegato, non disponga dei requisiti previsti dal DPR n. 37 del 1997, citato, e cioè:

  • locale osservazione /sosta salme
  • camera ardente
  • locale preparazione personale
  • servizi igienici personale
  • servizi igienici parenti
  • sala per le onoranze al feretro
  • deposito materiale
  • temperatura interna ambientale 18 °C (sala presenza salme) 60% umidità e 15 ricambi ora aria
  • impianto di illuminazione di emergenza
  • impianto di videosorveglianza salme a distanza (manifestazioni di vita in periodo di osservazione)
  • ingressi e percorsi separati per l’utenza e il personale con percorsi salma differenti da quelli del pubblico.

Ferma restando la necessità di una attenta verifica sulla sussistenza dei requisiti prescritti dal DPR citato al fine di tutelare la salute pubblica, vogliamo richiamare la Sua attenzione anche su altri aspetti.

Prima di tutto la totale assenza, nelle indicazioni della struttura sanitaria, di ogni riferimento alla assoluta necessità di una specifica autorizzazione del Comune (Sindaco) per ogni trasporto, come prescrive esplicitamente il DPR 285/90 , Regolamento nazionale di polizia mortuaria: non si può accettare che ognuno, ancorché Direttore di un Presidio sanitario, si faccia le regole a suo piacimento; né può accettarsi la scusante di norme troppo vecchie per sancirne il superamento senza cadere in una anarchia incapace di tutelare i diritti delle famiglie, la tutela della salute pubblica e rapporti concorrenziali tra gli operatori corretti e rispettosi di regole comuni.

Laddove è stata normata la possibilità di trasportare le salme da un luogo all’altro le Regioni si sono dotate di modulistiche specifiche, emanate e riconosciute a livello Regionale, con procedure rigide e vincoli ben precisi.

In secondo luogo, ed aggravante a quanto sottolineato, è inaccettabile che una struttura sanitaria, su semplice richiesta di un operatore, si presti a promuovere una struttura imprenditoriale a svantaggio di tutti gli altri operatori del settore.

Non vogliamo pensare a forme di cointeresse, sicuramente le proteste di tutta la categoria denotano che l’informazione veicolata dalla struttura sanitaria non è considerata una asettica informazione (ancorché problematica nella sua applicazione) ma una sorta di orientamento alle famiglie dei defunti atta ad indirizzare questo mercato in una ben determinata direzione. Per ben più lievi note in altre Regioni sono state censurate disposizioni di strutture sanitarie.

Senza invocare i noti pareri dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in merito alla netta separazione tra attività sanitarie ed attività funebri, ognuno deve svolgere bene la propria mission senza invadere altri campi in un settore così sensibile come quello funerario.

Non è concepibile che, in totale assenza di regole certe, si possano creare situazioni che coinvolgono direttamente le famiglie le quali si ritrovano inconsapevolmente coinvolte in situazioni pericolose e nel mezzo di rapporti non chiari rimanendo in balia della libera fantasia interpretativa di un imprenditore privato.

La Federazione chiede all’Istituzione un immediato intervento da parte della Procura della Repubblica affinché venga immediatamente interrotto questo illecito comportamento e che vi sia ripristinata la condizione di regolarità sul proprio territorio di competenza.

Restiamo a Vostra completa disposizione per qualsiasi chiarimento in merito, cogliendo l’occasione per augurare un buon lavoro.

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