Disastro Roma: le federazioni in piazza con i cittadini!

Continua il disastro dei cimiteri romani e le federazioni del comparto funerario Federcofit e Feniof organizzano una manifestazione assieme ai cittadini per chiedere che il Sindaco faccia in modo che gli uffici comunali capitolini tornino a fare il loro lavoro.

Un resoconto ampio della manifestazione di venerdì 16 aprile, con anche una lunga intervista video al Segretario Nazionale di Federcofit Giovanni Caciolli, è offerto dal sito de "il Foglio", che ospita il particolareggiato servizio di Roberta Benvenuto.

"Mi chiamo Lorella e sono qui per testimoniare che mio marito, a più di due mesi dalla morte è ancora nel deposito e non so quando lo potrò riavere. Non penso che per una cremazione ci possa volere tutto questo tempo. Non ci sto". Non ci sono solo i parenti a manifestare oggi a piazza della Bocca della Verità a Roma, sotto la scalinata del Campidoglio.

Anche le organizzazioni del comparto funerario protestano, per "sollecitare, in modo quasi disperato, il comune a risolvere i problemi perché la situazione non è più tollerabile", dice Giovanni Caciolli, segretario Federcofit. "La situazione è catastrofica: da novembre abbiamo grossi problemi di stoccaggio delle salme e mi scuso per questo termine", aggiunge un operatore, "perché i depositi sono pieni e l'Ama ha giocato a rimpiattino sui problemi del Covid ma in realtà è una cattiva gestione dell'Ama che gestisce i cimiteri capitolini. Ci sono attese per più di un mese e di un altro mese per ritirare le urne. Tra l'altro ci hanno impedito di lasciare le salme in camera mortuaria e andare a cremare altrove. Gli altri forni poi non accettano di fare il deposito per Roma".

"Siamo arrivati ad avere in questo momento duemila salme. Per cui se arrivi mercoledì o giovedì quando il deposito è pieno non sai dove portarle. L'unico posto autorizzato è il cimitero. Non si trova il modo di accelerare l'iter autorizzativo. Il comune non vuole prenderselo in carico, come succede in tutti gli altri ottomila comuni italiani, e ha delegato ad Ama che rallenta il processo".

"Dal momento della presentazione della pratica dobbiamo attendere 50-60 giorni per la cremazione. Tutti i depositi e i forni sono intasati. Non riusciamo a tumulare e inumare. Ci sono problemi sindacali all'interno dell'Ama e ciò ricade sulle spalle delle famiglie già colpite in questo momento. Questo ha spinto una categoria che non era mai scesa in piazza a fare questa manifestazione".

"Non è comprensibile per i cittadini", aggiunge Caciolli. "E' mai possibile che a Roma ci siano manifesti di 5 metri per 7 nei quali un figlio chiede scusa alla madre per non essere stato in grado di tumularla? A Virginia Raggi chiediamo una cosa molto semplice: visto che vuole ricandidarsi, non lasci una situazione simile. Gli uffici facciano il loro dovere e riassumano le funzioni che la legge affida loro. La legge 130 è chiara: le autorizzazioni vengono rilasciate dall'ufficiale di stato civile. Punto".

Guarda il video e leggi l'articolo completo sul sito de "il Foglio"


Cimiteri romani: un comunicato di Federcofit e Feniof

OGGETTO: denuncia circa le critiche condizioni dei cimiteri capitolini e sulla necessità di urgenti soluzioni per assicurare i servizi alle famiglie toccate da un evento luttuoso.

A fronte della situazione che si è determinata relativamente ai cimiteri romani ed alle pratiche funerarie assolutamente intollerabile e gravissima, le federazioni nazionali delle imprese funebri si associano alle giuste lamentele delle famiglie in lutto rappresentando pubblicamente, alle ore 12:00 di venerdì 16 aprile 2021 sotto la scalinata del Campidoglio, la vicinanza ai dolenti e denunciando l’assoluta gravità della situazione dei cimiteri capitolini con il venir meno di servizi pubblici essenziali nonché i vergognosi ritardi nell’esecuzione di cremazioni e sepolture.
Da mesi abbiamo sollecitato il Comune di Roma e AMA SpA ad individuare urgentemente soluzioni adeguate ai drammatici problemi presenti, a partire dal rilascio delle autorizzazioni di legge per la cremazione e per i servizi funebri in genere. Ad oggi formalmente non abbiamo risposte né contezza della volontà di risolvere problemi che rappresentano una vergogna per Roma e per il comune sentimento di pietà verso i defunti.
In assenza di una dimostrazione di interesse ed attenzione della pubblica amministrazione circa i disservizi che interessano migliaia di dolenti toccati da un evento morte, siamo ad intervenire pubblicamente confidando nell’innalzamento della soglia di attenzione circa le esigenze, diritti e sentimenti di chi ha perso un proprio caro.

Il Segretario Nazionale FEDERCOFIT
Giovanni Caciolli

Il Segretario Nazionale FENIOF
Alessandro Bosi

 

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Vaccini: Federcofit scrive al Presidente della Repubblica

Egregio Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

Le scrivo in rappresentanza di una categoria che nessuno, dall’inizio della pandemia Covid 19 a oggi, ha ringraziato come merita: gli operatori funebri.

Una categoria che svolge un servizio di pubblica utilità, sempre reperibile, capace di assorbire carichi di lavoro elevati senza mai privare i dolenti della minima inefficienza, del più piccolo ritardo, del conforto necessario.

Una categoria che ha lasciato sul campo delle vittime per il Covid 19, contratto esercitando il mestiere con abnegazione, senza lamentarsi, esposta al rischio, lavorando in piena contiguità con la malattia e il personale sanitario, tuttavia a questo mai equiparato: perché invano ha atteso che in un piano vaccinale fosse menzionata.

Questa è la realtà. Nonostante sia innegabile l’esposizione al rischio pressoché quotidiana, gli operatori funebri sono sempre stati ignorati, e a nulla sono valsi gli appelli alle Regioni, le mozioni, le interrogazioni anche a livello parlamentare. Il vaccino c’è stato per tutti, ma non per gli operatori funebri. Come se la loro attività dovesse ricadere nel “lavoro sporco”, di scarsa nobiltà, da tacitare e ignorare, su cui soprassedere come necessaria, ma invisibile operosità. Eppure, come avrebbe dato senso al nostro impegno vedere la nostra categoria affiancata al personale sanitario e alle Forze dell’Ordine, riuniti nella comune missione dei servizi essenziali e della loro funzione solidale.

Quanta amarezza, egregio Presidente, vedere i nostri uomini tornare a casa carichi di apprensione. Perché ci sono situazioni in cui fare il proprio dovere non basta per essere motivati. Non basta quando il portato negativo – fisico e psicologico – del proprio lavoro può involontariamente trasferirsi sui figli o genitori anziani. Ed è in queste situazioni che si devono tendere le braccia delle Istituzioni per garantire presenza a chi presente è e sempre sarà.

Per non parlare dell’amaro dileggio a cui si è sottoposti quando ci si sente dire che dal Covid 19 la categoria ci ha guadagnato, quasi come se la natura delle cose trasformasse un lavoro in sciacallaggio. Ovviamente non è così, e farebbe piacere vedersi riconoscere un merito. Che, lo sottolineo, è un merito di categoria, non di un qualche talento individuale.

Gli operatori funebri sono professionisti che non fanno notizia, che nessuno ha mai intervistato, ma che trovi sempre al loro posto, con l’empatia giusta per stare accanto a chi soffre, la serietà delle circostanze e la voglia di far bene che è tipica dell’impresa italiana.

Anche noi siamo eccellenza, anche noi siamo forza, anche noi siamo popolo. Ed è ora che le Istituzioni ce lo riconoscano. Papa Francesco ci ha onorati del suo ringraziamento, e il suo encomio ci ha colmato il cuore di orgoglio, dandoci coraggio e rischiarando il viaggio di umana solitudine in cui troppo spesso ci sentiamo proiettati. Ma è giusto che anche le Istituzioni laiche, la politica, la burocrazia lo facciano: le mancate risposte alle formali richieste sui vaccini hanno rivelato un’assenza di considerazione onestamente spiacevole e incomprensibile.

Le chiediamo allora, dall’alto del Suo responsabile incarico, un piccolo gesto di pubblico riconoscimento per la categoria degli operatori funebri, perché possiamo sentirci parte attiva di un’opera di ricostruzione che riporterà l’Italia agli splendori che merita.

In fede
Cristian Vergani
Presidente Federcofit
(Federazione del Comparto Funerario Italiano)
Via Pier Francesco Mola 46
20156 Milano

 

 


Funerale Laico - Lucia Ientile

La “cerimonia laica”, per ricordare il defunto nella società che cambia

Cos’è una Cerimonia laica?

Da sempre l’uomo ha sentito la necessità di condividere i momenti importanti della vita: nascita, unione e morte. Oggi, purtroppo, siamo in una fase dove la morte di un proprio caro viene vissuta molto diversamente rispetto a un tempo. Soprattutto in questo periodo funestato dal Covid19, è spesso una morte ospedalizzata, che cancella a chi rimane il rituale che un tempo consentiva di “spartire il dolore” tra diverse persone; in pochi sono materialmente accanto al malato e il “carico” della perdita subita è molto più pesante; l’andare avanti è reso ancor più doloroso. La cerimonia laica consente di riappropriarsi dei tempi necessari all’accettazione ed elaborazione del lutto. Permette a parenti e amici di condividere, ciascuno con la propria modalità, momenti e pensieri legati ad una persona speciale che ha lasciato un grande vuoto. La cerimonia laica è libera, fa esprimere con ogni forma di comunicazione; è inclusiva perché, non essendo permeata da alcun sentimento religioso, lascia avvicinare a sé chiunque abbia piacere di esprimere il cordoglio, l’affetto, la stima e, perché no?, anche i contrasti che caratterizzavano il suo rapporto con la persona scomparsa. Finalizzare la cerimonia laica al ricordo del defunto, anche dopo aver svolto il funerale religioso, aggiunge tempo all’elaborazione del distacco. Quel tempo tutt’altro che superfluo, tempo amico. Tempo che diviene cura.

Quando si può fare una Cerimonia laica?

In qualsiasi momento. Si potrebbe usare, quel tempo, per organizzare una giornata conviviale in un luogo caro o particolarmente significativo per la persona che si vuol commemorare. E questo è possibile farlo, oltre che durante il funerale, anche al momento dello spargimento delle ceneri, al trigesimo o al compimento di una ricorrenza particolare. Nell’ultimo periodo, in ottemperanza alle disposizioni dei DPCM, abbiamo anche svolto queste cerimonie in remoto, attraverso varie piattaforme social, che hanno consentito la partecipazione di tutte le persone interessate senza spostamenti fisici, cogliendo questa occasione per riunirsi virtualmente e strappare alla routine quotidiana del tempo per il ricordo e l’elogio.

Chi è il Celebrante laico umanista?

Per quanto mi riguarda, il ruolo della Celebrante laico umanista è un ruolo sociale che aiuta, in modo discreto e professionale, chi ha subito una perdita dolorosa a far sì che il dolore si trasformi a poco a poco in malinconico ricordo e via via in accettazione della perdita. È un ruolo di responsabilità, svolto cercando di rispettare i sentimenti e la visione della vita del defunto, di parenti e amici. È un ruolo che può supportare i dolenti durante le varie tappe dell’ultimo viaggio del proprio caro. Dopo il lockdown ho conosciuto due colleghe Celebranti con le quali ho scoperto che era condivisa questa visione. Da questo incontro tra noi è nato un sodalizio chiamato Janas, Celebranti laico-umaniste. Siamo accomunate dall’intento di scrivere e celebrare cerimonie che mettano al centro l’essere umano, pronunciando parole che andranno a sancire un passaggio, a segnare un cambiamento o a sanare un dolore. Questo sodalizio ha già prodotto i suoi frutti: abbiamo celebrato una commemorazione da remoto di una persona deceduta a Genova ed un’altra a ricordo di una persona nel quindicesimo anniversario dalla sua scomparsa, in Barbagia, luogo molto significativo per il defunto celebrato. Abbiamo anche organizzato un Convegno a Cagliari dal titolo “Alfabeto dell’Addio” che abbiamo purtroppo dovuto rimandare e che si svolgerà non appena la situazione di emergenza sanitaria ritornerà idonea allo spostamento tra regioni e allo svolgimento in presenza.

Cos’è Il Diario delle Volontà Funerarie?

Questa terribile pandemia e quello che è accaduto alle nostre vittime, la loro solitudine e il distacco improvviso dai parenti, mi ha fatto riflettere molto. Ho pensato di andare oltre, anticipando un po’ i tempi e mettendo a disposizione le mie conoscenze per redigere, insieme a chi lo riterrà importante, il Diario delle volontà funerarie. Lasciare ai posteri un Testamento intellettuale è un passaggio che si può fare in associazione alle scelte stabilite con le DAT (disposizioni anticipate di trattamento). Poter disporre anche come lasceremo questo mondo, in tutte le sue sfaccettature, è una libertà che può appagare e rasserenare la persona che compie tale scelta. In questo modo nulla è lasciato al caso e potrebbe essere di aiuto anche a chi rimane perché, magari, ha partecipato alla redazione del Diario ed è a conoscenza delle reali volontà di un suo caro. Sicuramente un testamento fuori dal comune ma che farà nascere, tra i presenti durante il fatidico ultimo saluto, un sentimento di conforto dovuto alla presenza virtuale di quel messaggio così personale fatto attraverso un tramite appositamente indicato dal defunto.

Per informazioni o domande non esitate a contattarmi.

Lucia Ientile
Celebrante laico-umanista
Telefono +393275309890


Vaccini agli operatori funebri: novità in numerosi territori

Da settimane gli operatori funebri sollecitano le Autorità competenti a prestare una particolare attenzione alla vaccinazione degli operatori funebri.

Sono note, ai nostri lettori, le sollecitazioni fatte al Ministro della salute, le interrogazioni parlamentari da noi sollecitate, le formali richieste alle Regioni per la prenotazione dei vaccini agli addetti funebri soprattutto dopo l’ultima Circolare del Ministro Speranza che ha equiparato agli addetti sanitari tutti i soggetti che intervengono in presenza presso le strutture sanitarie.

Due novità sono da rimarcare.

La prima, quella positiva: a partire da ieri si è iniziato la vaccinazione degli addetti funebri nella Regione Umbria. A Perugia sono iniziate le vaccinazioni anche se non in forma compiutamente organizzata, come si annuncia per i prossimi giorni; a Foligno sono stati forniti ed accettati alla ASL gli elenchi degli operatori da vaccinare rapidamente.

Il secondo elemento degno di particolare attenzione è il corteo di carri funebri organizzato a Bologna e svoltosi ieri per iniziativa del CIF (Consorzio Imprese Funebri) che ha visto la partecipazione di alcune decine di carri funebri.

“Noi siamo sempre stati in prima linea ad affrontare il Covid nelle camere mortuarie degli ospedali, nei recuperi salma, nei contatti con i parenti, nelle sanificazioni delle salme decedute per COVID”, hanno sottolineato gli amministratori del Consorzio ed i partecipanti all’iniziativa.

“L’inserimento della nostra categoria nel piano di vaccinazione regionale è richiesto da mesi. Se noi veniamo contagiati chi si occuperà di portare i defunti all’obitorio e al cimitero? Chi avrà cura e aiuterà i dolenti? La salute pubblica della città di Bologna è in pericolo”.

Crediamo che anche questa iniziativa potrà servire a sbloccare la situazione e generalizzare l’attenzione alla vaccinazione di una categoria non solo particolarmente esposta ma anche impegnata in un servizio assolutamente essenziale che non può essere sospeso in alcun modo.

 

L'articolo integrale su "il Resto del Carlino"


Ispezioni N.A.S. in oltre 350 strutture sanitarie ed obitoriali: controlli sulle misure di contenimento del coronavirus.

Ricaviamo da “funerali.org” e ne riportiamo gli elementi più rilevanti.

Vasta campagna di verifiche dei carabinieri, a livello nazionale, in 375 obitori e camere mortuarie di ospedali pubblici e cliniche private.
Ad agire il comando dei militari per la tutela della salute, sulla base di indicazioni del Ministero della salute.
Numerose le irregolarità riscontrate.
I carabinieri del Nas hanno riscontrato che non venivano osservate le misure di contenimento del Covid e la sicurezza negli ambienti di lavoro: mancanza di pulizia e sanificazione nei locali, assenza di percorsi separati per il trasporto salme e assenza di formazione per gli operatori sul rischio dovuto per esposizione agli agenti biologici.
La situazione più eclatante a Torino, dove i NAS hanno trovato in un deposito di attrezzi di una società che gestiva i servizi cimiteriali di un Comune della Provincia, i resti umani di una persona morta nel 1992, che era stata esumata (NdR: estumulata) e mai più nuovamente tumulata, contrariamente a quanto era stato falsamente attestato dagli operatori della ditta.
La maggior parte delle irregolarità (68) sono state accertate negli ambienti adibiti alla permanenza delle salme e al commiato in presenza dei familiari, mantenuti in condizioni igienico-sanitarie e strutturali carenti (distacco di intonaco, macchie di umidità e muffe, piastrellatura fessurata, mobili vecchi e arrugginiti).
Due attività sono state chiuse: una sala settoria all’interno della camera mortuaria del cimitero di Cisterna di Latina, a causa di gravi carenze igieniche, e una ditta funebre della provincia di Lecce.

Federcofit ha, intanto, avviato una diffusa azione di informazione degli operatori per garantire la massima osservanza delle disposizioni definite con la Circolare n. 818 del 11/01/2021 del Ministro della Salute attraverso Conferenze via web svolte per il diversi territori con, possibilmente, la partecipazione dei responsabili dei relativi servizi delle strutture sanitarie.


Federcofit prosegue la battaglia per il vaccino al comparto funebre

Federcofit informa i suoi associati e le imprese funebri italiane che sta lavorando alacremente con gli Assessorati al Welfare e allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia per condurre in porto l’inserimento degli operatori funebri quale categoria da considerare tra le prioritarie ai fini della somministrazione del vaccino anti-Covid 19 e si candida a siglare il Protocollo d’intesa per le vaccinazioni in azienda come da delibera XI/4401 (Partecipazione delle aziende produttive con sede nella Regione Lombardia alla campagna vaccinale anti-Covid 19).

Parallelamente Federcofit ha preso contatti con la Direzione Generale delle ATS lombarde per ribadire l’urgenza e l’opportunità che gli operatori funebri vengano vaccinati sulla scorta dell’interpretazione che Federcofit da subito ha dato a un passo contenuto nel documento del 10 marzo del Ministero della Salute (Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19) dove, a pagina 4, si legge:

"Tenendo conto delle priorità definite, delle indicazioni relative all' utilizzo dei vaccini disponibili e delle esigenze logistico-organizzative, potrà quindi procedere in parallelo:

- la vaccinazione dei soggetti over 80 e dei soggetti con elevata fragilità e ove previsto dalle specifiche indicazioni in tabella 1 e 2, dei familiari conviventi, caregiver, genitori/tutori/affidatari.

- il completamento della vaccinazione delle categorie ricomprese nella fase 1, promuovendo la vaccinazione nei soggetti che non hanno ancora aderito alla campagna e avendo cura di includere, nel personale sanitario e sociosanitario, tutti i soggetti che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie, utilizzando anche vaccini a vettore virale per chi non ha ancora iniziato il ciclo di vaccinazione".

Orbene, è nostra sincera opinione che all'interno di tale indicazione testé sottolineata debbano essere ricompresi gli operatori funebri. Ed è probabilmente sulla scorta della medesima interpretazione che la regione Umbria ha per prima dato l’assenso alle vaccinazioni.

Abbiamo pertanto dato mandato ai nostri Presidenti regionali di farsi portavoce presso i rispettivi e analoghi organi regionali secondo le modalità su esposte in modo che si pervenga su tutto il territorio nazionale a una felice conclusione di questa istanza, che come Federazione abbiamo da tempo promosso con larga enfasi  e con ripetute lettere e sollecitazioni al Ministro Speranza e al Viceministro Sileri.

Il Presidente Federcofit

Cristian Vergani

 


Cristian Vergani, presidente Federcofit, interviene sul piano vaccinale COVID

Piano vaccinale e attività funebri: l’interpretazione e l’impegno di Federcofit

Con il 10 marzo u.s. si viene a conoscenza del PIANO VACCINAZIONE predisposto a livello centrale, chi desideri prenderne visione con facilità può consultare il sito di Federcofit, www.federcofit.it, sulla pagina “legislazione nazionale”.

Il piano descrive nel dettaglio la scala delle priorità definita dagli organi centrali con la sottolineatura della scelta, nota per il dibattito che si è sviluppato in queste settimane, di privilegiare le classi di età per proteggere prioritariamente i cittadini più deboli.

Il piano entra nel merito anche di specifiche categorie o raggruppamenti sociali vasti indicando come prioritaria la loro vaccinazione.

Scrive, infatti, il documento: “Sono inoltre considerate prioritarie le seguenti categorie, a prescindere dall’ età e dalle condizioni patologiche, quali: -Personale docente e non docente, scolastico e universitario, Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali.

Ancora una volta non si fa riferimento esplicito alle attività funebri.
La cosa non è piacevole considerando le condizioni oggettive del nostro operare e le sollecitazioni ed i molteplici interventi diretti ed indiretti per ricordare alle Autorità competenti la assoluta necessità di dare sicurezza a chi è quotidianamente esposto al contagio a causa del lavoro svolto.

Abbiamo registrato la protesta di FENIOF a fronte di questa sottovalutazione, ma, come siamo abituati a fare, abbiamo continuato e ripetuto un’attenta lettura del documento senza fermarsi ad una impulsiva valutazione.

Poche righe dopo la parte citata il documento prosegue:

Tenendo conto delle priorità definite, delle indicazioni relative all' utilizzo dei vaccini disponibili e delle esigenze logistico-organizzative, potrà quindi procedere in parallelo:

tra le altre cose, il completamento della vaccinazione delle categorie ricomprese nella fase 1, promuovendo la vaccinazione nei soggetti che non hanno ancora aderito alla campagna e avendo cura di includere, nel personale sanitario e sociosanitario, tutti i soggetti che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie, utilizzando anche vaccini a vettore virale per chi non ha ancora iniziato il ciclo di vaccinazione;

La formulazione ci sembra sufficientemente chiara: tutti i soggetti, non addetti sanitari e parasanitari, che “operano in presenza” intervenendo di persona, come gli addetti funebri, debbono essere inclusi nel personale sanitario ed essere oggetto delle vaccinazioni “in parallelo” non in modo subordinato.

Certo avremmo preferito espressioni più chiare di riconoscimento del servizio funebre e delle attività funebri in quanto tali, ma indubbiamente si tratta di un risultato importante che premia gli sforzi profusi in questi ultimi mesi.

Ovviamente non ci accontentiamo della nostra interpretazione, pur del tutto legittima, e chiederemo alle fonti idonee, a partire dal Ministro, conferma della nostra interpretazione, decisi a procedere a forme di pressione ben più incisive qualora, ancora una volta dietro le parole si nasconda la totale assenza di ogni riconoscimento del ruolo e delle attività garantite dalla categoria per le famiglie e per la tutela della salute pubblica.


Vaccini sì, vaccini no

In un clima da stallo alla messicana gli operatori funebri assistono increduli alle piroette governative che decollano per planare su se stesse e risolversi con un nulla di fatto.

Dalla Segreteria di Federcofit sono partite lettere alle alte dirigenze regionali, sono stati tessuti rapporti con funzionari di estrema cortesia, politici attenti, ma alla fine nessuno che decida a nostro favore.

Eppure, questa volta le premesse c’erano tutte. Il documento ministeriale del 10 marzo 2021 “Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 - Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” introduceva un nuovo principio. Da un lato stabiliva una scala di priorità per la somministrazione del vaccino secondo criteri di criticità anagrafica, dall’altro invitava a proseguire nel vaccinare il “personale docente e non docente, scolastico e universitario, Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali”.

Ma soprattutto, a pagina 4, si leggeva: “avendo cura di includere, nel personale sanitario e sociosanitario, tutti i soggetti che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie”. E proprio sulla scorta di questa frase, Federcofit ha rimarcato l’evidenza di interpretare a favore della categoria che tutela. È fuori dubbio, infatti, che gli operatori funebri lavorino in presenza laddove il Covid 19 è ospite tanto presente quanto indesiderato, sia nelle strutture sanitarie e sociosanitarie, sia nelle abitazioni private di chi in casa è deceduto, magari con parenti positivi.

Passi allora l’ennesima mancata esplicita descrizione delle professioni funebri, non passi però la nostra interpretazione ben difficilmente contestabile. E difatti la Regione Umbria, che così ha interpretato, ha iniziato a vaccinare gli operatori funebri. Ma pochi giorni dopo ecco che arriva lo stop da Roma.

Le altre Regioni prendono tempo, assentono implicitamente al problema, ma non agiscono. Inutile elucubrare: qui nessuno vuole prendersi responsabilità. E un po’ lo capiamo: da un anno assistiamo al rimpallo Stato-Regioni, spesso ridotto a strumentale can can affinché nessuno davvero paghi anche solo a livello mediatico. Per cui tutto affoga nella pseudo dialettica partitica, nel gioco delle parti che in ultima analisi salva la politica e condanna cittadini e lavoratori.

E, va detto con dispiacere, lascia perplessi anche la linea di questo nuovo Esecutivo, partito in tromba con l’uomo della laica provvidenza e subito impastoiato tra sostegni placebo, vaccini che non arrivano, reti organizzative colabrodo.

Che fare?

Da parte sua Federcofit non recede di un millimetro, certa di combattere dalla parte giusta e di porre in evidenza un diritto sacrosanto: che è la tutela della salute di una categoria professionale che ha sempre agito in modo indefesso e in coerenza col delicato mandato deontologico che le compete. Sembra tuttavia assurdo che un comparto che il lavoro l’ha conservato, soffrendo poco o niente rispetto alla falcidia del turismo, del commercio, della ristorazione ecc., possa continuare a svolgere le proprie mansioni solo mettendo a rischio addirittura la vita dei suoi uomini.

Qui si tratta di mettersi una mano sul cuore: come lo fanno i nostri imprenditori, devono farlo i politici. E Federcofit non si accontenterà di essere voce che grida nel deserto, nella certezza che proprio un’emergenza di questo tipo, commisurata all’indifferenza del potere, semini con tutta chiarezza la necessità di una Federazione forte, a cui accorrano sempre più imprese nel nome di un principio che è la chiave del successo aggregativo: il tutto è più della somma delle singole parti.

Piero Chiappano


incontro zoom federcofit chieti circolare 818

Circolare 818, evitiamo le sanzioni! Un incontro esclusivo per gli Operatori della provincia di Chieti

Il 17 marzo 2021 alle ore 17:00 si terrà sulla piattaforma Zoom un incontro con il Dott. Pietro FALCO, direttore di medicina legale della provincia di Chieti, che illustrerà come osservare in modo corretto le disposizioni contenute all'interno della circolare 818 del 11 gennaio 2021 del Ministero della Salute, al fine di evitare di incorrere in contestazioni o sanzioni.

Per partecipare richiedi il link all'indirizzo info@federcofit.eu

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senatore Mauro Laus, PD Piemonte

La campagna per vaccinare gli Operatori funebri trova adesioni anche al Senato

Il senatore Mauro Laus (PD, Piemonte) ha pubblicato venerdì 12 marzo questo messaggio sulla propria pagina Facebook.
Gli operatori delle onoranze funebri, vengano inseriti al più presto tra le figure a cui somministrare in via prioritaria il vaccino anti Covid. Una richiesta che, oltre ad essere oggetto di una mia interrogazione parlamentare, ho sottoposto personalmente, al ministro della Salute Speranza con una lettera.
Credo sia indiscutibile, l'assoluta necessità, di garantire a questa categoria misure adeguate affinché possa esserci una tempestiva ed efficace protezione. Fin dall’inizio di questa pandemia, tutti gli operatori del settore, si sono trovati particolarmente esposti, così come il personale sanitario, ai rischi di trasmissione del Covid-19 dovendo entrare continuamente nelle case della gente, in contatto con le tante famiglie colpite da un lutto, anch'esse possibili veicoli di contagio per essere state vicine ai loro cari defunti.
Mi pare cosa di buon senso che, oltre ai soggetti più deboli e al personale sanitario, anche agli addetti funebri, proprio per l'esposizione al contagio legata al lavoro svolto, siano garantite le tutele vaccinali prima che ad altre categorie, riconoscendo così le valenze del loro intervento e mettendoli nelle condizioni di operare con la necessaria tranquillità.

dante alighieri, Divina Commedia

Dante Alighieri, 700 anni dopo, e la funeraria

700 anni fa, la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, moriva Dante Alighieri. Padre della lingua italiana, poeta, enciclopedista ante litteram, critico d’arte, profeta e visionario: una figura immensa, che insieme a San Francesco e a Leonardo Da Vinci costituisce la triade a cui gli italiani devono la loro ancestralità letteraria, spirituale, tecnico-scientifica. Il settecentenario dantesco, un evento che la filologia patriottica – a partire dall’Accademia della Crusca – prepara da decenni, si appresta a tenere banco nel dibattito culturale italiano e, perché no, a stimolare qualche riflessione all’ambiente della funeraria, con particolare riferimento alla somma opera del poeta: la Divina Commedia.

L’opera di Dante, che fu determinante nella prima metà del ‘900 per alfabetizzare l’Italia, risuona da sempre intramontabile grazie alla sarabanda di immagini ed episodi narrati con vivida partecipazione che proiettano il lettore nei luoghi e nei discorsi della poesia, aprendo la sua mente allo spettacolo dell’allegoria.

Questo è la Divina Commedia: l’incontro di un’anima con se stessa per il tramite di un viaggio fatto di cadute, dubbi, timori, speranze, senza mai perdere di vista la missione di uno spirito autenticamente cristiano.

Dante, giova ricordarlo, fu anche un appassionato di politica: priore di Firenze per un certo tempo, finì nei guai per una trama ordita da una magistratura compiacente che per eliminarlo politicamente lo condannò all’esilio onde evitare di essere messo al rogo. In una città, tra l’altro, ignara del fatto che qualche lustro dopo avrebbe sommato alla sciagura della brutta politica nientedimeno che una pandemia (la peste). Quanta attualità!

Potrebbe accadere allora che nel viaggio ultraterreno (che solo Enea e San Paolo, oltre al mitico Orfeo, hanno intrapreso) gli incontri e le riflessioni del poeta diventino i nostri e ci illuminino. Nel clima da giudizio universale che precorre il sentiero del regno dei morti non si può infatti rinunciare al proprio personale confronto con la dimensione della morte, realtà fisica che l’evo moderno tende a dimenticare, rimuovere, disincarnare, ma che per le strade dell’arte ci si affaccia col furore ossimorico di uno schiaffo che scocca come una carezza.

Per me si va nella città dolente” scrive Dante, usando questa parola divenuta tecnica nel linguaggio della funeraria, sublimando concetti tanto antropologici quanto identitari che fanno della morte una materia viva e feconda, da trattare con rispetto e confidenza e da assumere come monito personale per trasformare il libero arbitrio in una scelta morale che non rifugge le responsabilità della vita.

E proprio qui sta il registro utile alla funeraria: chi opera nel settore non può mantenere alta la performance senza un buon equilibrio psicologico che resiste alle sollecitazioni da stress. E questo equilibrio non può essere solo il portato dell’esperienza, ma viene alimentato  dalla consapevolezza e dall’accettazione a livello profondo della dimensione ineluttabile del fine vita.

Riscoprire la Divina Commedia, opera popolare per eccellenza (non appannaggio esclusivo di raffinati intellettuali come certa critica o pessimi insegnanti vorrebbero far credere), che svela in poesia e avventura il significato della morte, della colpa e della redenzione può contribuire all’edificazione di operatori strutturati e solidi, non induriti dalla professione e perfettamente in grado di essere genuinamente empatici coi dolenti.

Piero Chiappano