Revisione della LR 33 Lombardia: considerazioni dopo l’audizione presso la III Commissione Sanità

A seguito dell’incontro intercorso in data Mercoledì 8 novembre in qualità di Federazione Nazionale ci sentiamo in dovere di sottoporre un breve e coinciso esame in merito alle presentazioni sottoposte da parte di tutte le altre realtà rappresentative del settore funerario.

A nostra sorpresa constatiamo che tutte le modifiche richieste non divergono completamente da un assetto base prospettato da Federcofit, seppur è importante porre l’attenzione su due aspetti che costituirebbero una seria e grave futura problematica per il tessuto imprenditoriale funebre lombardo.

1- Il nodo del problema permea intorno all’Art. 74 che tratta dell’attività funebre e dei requisiti che deve possedere per esistere.
La proposta che abbiamo avanzato segue l’evoluzione del percorso sviluppato dalla Regione e segna un decisivo passo avanti nel determinare parità di condizioni operative tra le varie tipologie di imprese a tutela delle condizioni di corretta concorrenza; la necessità di porre fine al tentativo di accedere a questa professione per scommessa e non per una ragionata scelta impegnativa da tutti i punti di vista, compresi quelli economici, con un progressivo dettaglio dei requisiti organizzativi necessari per centri servizio e consorzi; la necessità di garantire puntuali ed efficaci controlli su un servizio, quello funebre, particolare per la condizione psicologica dell’utenza.
Ci sembra l’unica strada percorribile.
Non appaiono convincenti e percorribili le proposte avanzate sia da EFI (avvalimento dei requisiti strutturali ed organizzativi solo nei comuni con meno di 15000 abitanti), sia da Feniof (totale esclusione della possibilità di avvalimento per tali requisiti) vuoi per aspetti di dubbia costituzionalità, sia per un costo sociale insopportabile oltre che per una incomprensibile variazione radicale delle regole in corso d’opera.

Certo rimane fondamentale la definizione delle necessarie procedure di controllo per dare certezze all’intero sistema: senza di queste ogni evoluzione della normativa si troverebbe inefficace.
2- L’autorizzazione. Tutte le Federazioni/associazioni sono concordi nel voler sostenere il metodo autorizzatorio e di non ricadere nel semplicistico meccanismo della SCIA in quanto genererebbe l’impossibilità del controllo dell’esistenza e perduranza dei requisiti necessari da possedere per non prospettare alle famiglie finali un ulteriore decadimento verticale di quelle che sono le caratteristiche di professionalizzazione e serietà in questo delicato ma già compromesso settore.
Inoltre il rilascio dell’autorizzazione garantisce una attenzione del tutto particolare e maggiormente consona ad una attività che comporti chiari connotati di servizio pubblico e, soprattutto, di natura igienico sanitaria.

IN CONCLUSIONE:
Ci sembra che in linea di massima non ci siano problematiche inaffrontabili o insormontabili in termini di paragone ed affiancamento in merito al resto dell’articolato in generale.

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